0.3 – Scienza e macrobiotica (.htm)
La scienza classica si
caratterizza come studio di fenomeni quantificabili e per la dimensione
sperimentale del suo operare, nel senso che una legge scientifica nasce come
risultato di una serie di osservazioni ripetibili e controllabili da chiunque.
Questa
definizione è stata messa in crisi dagli sviluppi della fisica del XX secolo
che è giunta a relativizzare la conoscenza e a dichiarare la impossibilità di
giungere ad osservazioni oggettive quando la ricerca supera certe soglie, per
esempio come quando si indaga sulla natura del nucleo atomico e delle sue
particelle. In particolare, poi, la fisica e la matematica sono venute a
rimettere in discussione i principi della logica aristotelica su cui per secoli
si era basato lo sviluppo della scienza.
Su questo
piano è possibile una convergenza tra la ricerca scientifica e la dimensione
macrobiotica.
Quest’ultima,
infatti, sottolinea che l’aspetto qualitativo e quello quantitativo dei
fenomeni hanno pari importanza e, allo stesso tempo, afferma che se la verifica
dei risultati, intesi come guarigione di una malattia, può essere fatta su un
piano oggettivo, è altrettanto vero che la radice profonda di questi
cambiamenti è sostanzialmente su un piano soggettivo; se, ancora, consideriamo
il fatto che i principi macrobiotici si basano sulla metalogica eraclitea,
sulla dialettica di tipo hegeliano, possiamo capire come e perché la
macrobiotica sia stata guardata con commiserazione dalla scienza accademica e
sia invece stata oggetto di interesse di quei ricercatori che hanno conservato
la capacità di rimettersi in discussione. I tempi tuttavia stanno maturando e
sempre più spesso vediamo studiosi che scoprono negli antichissimi principi
taoisti le radici e l’anticipazione delle intuizioni della ricerca
contemporanea più avanzata.
Sono
discorsi che verranno ripresi nel punto 1.10 (Leibniz).
Per il
momento basta sottolineare che, se è vero che fondare la propria vita sui
principi della macrobiotica ci sbalza su un piano che dal punto di vista
scientifico tradizionale appare sfuggente, è altrettanto vero che ciascuno di
noi può fare giorno per giorno su se stesso la verifica concreta dello stato di
equilibrio yin/yang che è riuscito a realizzare constatando il proprio
benessere psicofisico; stato di benessere che, poi, trova puntualmente
riscontro nelle analisi di laboratorio.
In
sintesi, si può affermare che una scelta di vita secondo i principi
macrobiotici ha come presupposto una certezza filosofico-religiosa: la certezza
che il mondo ha un senso. E’ una dimensione che potremmo definire
neopitagorica, con la consapevolezza, tuttavia, che le radici storiche di tale
certezza vanno ben oltre il pensiero pitagorico e si perdono nella notte dei
tempi. Questa certezza non è dimostrabile né insegnabile perché nasce
all’interno di una coscienza evoluta come già Platone, nella lettera VII, ha
precisato: Questa non è una scienza come le altre: essa non si può in alcun
modo comunicare, ma come fiamma s’accende da fuoco che balza: nasce
d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e
una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima.
Questa
nuova consapevolezza non è insegnabile perché la si può solo meritare con la
propria coerenza di vita: è il risultato di una evoluzione spirituale ed è per
questo che nasce d’improvviso nell’anima che ha raggiunto un adeguato
livello di maturazione e, da quel momento, permette a colui che l’ha raggiunta
la costante, quotidiana verifica in termini scientificamente interessanti. Nel
senso che non si proietta lo stato di benessere in un mondo ultraterreno che si
può solo sperare dopo la morte, ma lo si sperimenta sul piano esistenziale
della vita quotidiana, come risultato di una legge di causa-effetto che nulla
concede all’autosuggestione e al fanatismo.
La legge
fondamentale che viene verificata quotidianamente è che l’equilibrio yin/yang
realizzabile attraverso il controllo della dieta ci porta a constatare la
presenza di un ottimo appetito di fronte ai cibi più semplici e di una
straordinaria capacità di affrontare le difficoltà della vita, viste come
opportunità per imparare e per mettere alla prova la nostra comprensione della
legge che soggiace al mondo manifesto.
Il
macrobiotico realizza su se stesso che la grande salute, che Nietzsche ha
soltanto intuito, è una entusiasmante possibilità.