3.10
– Considerazioni
conclusive (.htm)
Quando affermiamo che la macrobiotica è sintesi di filosofia, religione e scienza non intendiamo dire che deve sostituirsi ad esse quanto piuttosto vogliamo suggerire un atteggiamento, un modo di vivere tale per cui le conoscenze, che vengono progressivamente raggiunte in queste tre direzioni di ricerca e che ci risultano più consone, vengano fuse e diano origine ad una vita armoniosa nella quale il riconoscimento del mistero che ci sovrasta e in cui siamo immersi si accompagna, contemporaneamente, alla certezza che la crescita della conoscenza da parte dell’essere umano può svilupparsi indefinitamente. Questo, grazie al suo essere, esattamente come il mondo, espressione del Principio Unico che in ogni essere individuato ha la doppia polarità spirituale e materiale, ma che nell’essere umano si esprime ad un livello tale da innescare la ricerca conseguente al bisogno di conoscenza.
L’autoconsapevolezza è il risultato sempre più evoluto e
approfondito di questo bisogno ed è, nella dimensione del tempo, la
manifestazione più alta dell’esistenza di Dio che eternamente costituisce il mondo:
in questo senso nell’essere umano e nella “illusione” del tempo si sta
realizzando il sa di esserci del l’Essere
è.
Uno dei possibili significati che oggi possiamo individuare nella affermazione platonica secondo cui esistono le anime giovani e le anime antiche: le anime giovani sono quelle che, avendo alle spalle ancora poche incarnazioni a livello umano, hanno fame di esperienze concrete, le più varie e quanto più possibile intense; la anime antiche sono quelle che, superata la fase di maggiore interesse per il piano delle sensazioni a livello materiale, sono invece attirate dal piano mentale e spirituale. Per questo tipo di anime la visione macrobiotica della vita può consentire di sperimentare su se stessi la esaltante sensazione di muoversi su un piano di conoscenze e di intuizioni al tempo stesso nuove e antichissime, rivoluzionarie per la nostra attuale civiltà i cui valori sono congeniali alle anime giovani.
Si può
avere 90 anni ed essere un’anima “giovane”, convinti che si vive una volta sola:
per costoro la terza età diventa un periodo di depressione e di progressiva
demolizione della personalità perchè ci si abbarbica a un livello di esperienze che giorno dopo giorno diventano
sempre più sfuggenti e che ribadiscono la ineludibile
decadenza dell’essere fisico.
L’anima
“antica”, diventata più evoluta grazie alle esperienze accumulate in gioventù e
nell’età matura, vive la terza età impostando la propria futura incarnazione
sedimentando in modo organico a livello profondo le certezze acquisite: è per
costoro che viene proposto il discorso sulla visione
macrobiotica del mondo.
Si tratta di una proposta impegnativa perchè ci si misura con se stessi su un piano di solitudine ben delineata dalla concezione della monade leibniziana e dall’oltre-uomo di Nietzsche: mentre da un lato si intuisce la eternità e la unità dell’Essere nel quale siamo emersi, dall’altro si coglie il divenire dell’esistenza e la molteplicità delle possibili risposte sul senso della vita, come viene da noi percepita, come conseguenza della dimensione infinita dell’Essere, che resta per noi una sfuggente e sempre inadeguata intuizione.
Alla luce di queste considerazioni tutto si giustifica come momento necessario dell’armonia universale dando origine ad una visione nella quale la consapevolezza della propria unicità emerge in un contesto che resta, comunque, espressione della razionalità, giustizia ed armonia dell’Infinito Uno.
Noi
abbiamo una fede: la certezza che il mondo ha un senso.
E’ una
certezza che ci siamo costruiti giorno dopo giorno con la riflessione e con la
sperimentazione su noi stessi della validità dei principi macrobiotici,
sintetizzati nella dialettica yin/yang
come espressione del Principio Unico.
La
certezza verificata su noi stessi della dialettica yin/yang ci apre la prospettiva, che è serena speranza, che
l’evoluzione dell’essere umano sia appena agli inizi.
Credere
nell’inferno o sperare nel paradiso è il segnale che si è stanchi di vivere e
non si è ancora capito che la realtà dell’Essere, per noi come io individuati,
non può che essere continuo divenire.
Per
questo, in quanto descritta come dimensione
transitoria, il purgatorio dei cristiani è la prospettiva che meno si allontana
dal futuro che ci attende dopo ogni esperienza su questa terra.
I custodi
del sito sono persone che, avendo raggiunto il controllo della propria salute e
sviluppato contemporaneamente una buona consapevolezza filosofica, sono
diventati un punto di riferimento pubblicando la propria e-mail e tenendo le
relazioni con i visitatori del sito e, inoltre, facendosi carico di gestire le
conferenze e i dibattiti conseguenti con il pubblico: superata questa ultima prova diventano custodi del sito ed escono di
scena, nel senso che mantengono le relazioni precedenti ma non ne stringono di
nuove utilizzando il sito. Questo “andare in pensione” consente loro, con la
calma e l’equilibrio di chi non è più coinvolto dai problemi concreti di ordine organizzativo, di valutare che cosa veramente
meriti di essere pubblicato su internet.
I custodi
del sito non sono i depositari della verità perchè
anche l’ultimo granello di sabbia è, in Dio, unico e indispensabile. Ci sono
tanti altri gruppi che conservano il sapere esoterico: il nostro impegno è di essere esemplari come coerente testimonianza di vita delle
nostre conoscenze, nella consapevolezza che la Verità è sempre e solo la
direzione verso cui tendere, è la giustificazione e il senso di una ricerca mai
conclusa.
Quando si dice che la verità rende liberi si afferma una
cosa giusta, ma è fondamentale precisare che la verità non è qualcosa che possa
essere raggiunta dall’essere umano; il concetto può quindi essere meglio
espresso precisando che la crescita della conoscenza porta sempre con sè un aumento del grado di libertà disponibile e,
contemporaneamente, della responsabilità conseguente all’uso che si fa di
questa conoscenza.
I gradi di
libertà di cui ciascuno può godere sono direttamente proporzionali al suo
livello di autosufficienza: questo significa che, se
ci siamo specializzati come tendenzialmente ci porta ad esserlo la cultura
attuale e si giunge al punto da dover dipendere totalmente da altri per i
nostri bisogni di sopravvivenza quotidiana, siamo ormai diventati parte di un
meccanismo che non controlliamo più e che ci sta strumentalizzando facendoci
credere di essere persone libere.
Chi apre
gli occhi cerca innanzitutto di ridiventare capace di provvedere autonomamente
ai propri bisogni fondamentali di sopravvivenza riducendo, di conseguenza, le
proprie pretese di comodità e di agiatezza conquistando
così una consapevolezza che gli permette di decidere con grande lucidità,
giorno per giorno, quali funzioni e incombenze necessarie al benessere del
proprio corpo debbano essere delegate ad altri, mai permettendosi di sentirsi
sminuito nel momento in cui tali incombenze dovessero ritornare ad essere
svolte da lui; in altre parole, la figura della persona di servizio addetta al
benessere di un altro essere umano che si dedica esclusivamente ad attività di
livello “superiore” deve sparire. E’ soltanto all’interno di una piccola
comunità che può essere deciso il necessario livello di specializzazione, se
vogliamo recuperare pari dignità e libertà di evoluzione
personale per tutti: in caso contrario, si finisce prima o poi per creare le
condizioni di alienazione che determinano sempre scale gerarchiche imposte
dall’alto, subendo necessariamente i mali conseguenti di una città ricca
(vedi la citazione del passo di Platone -1.4; pag.7-).
Il fatto
che tante persone siano o finiscano in età avanzata
per trovarsi nella condizione di non essere autosufficienti e di avere quindi
bisogno della presenza costante di chi si occupa di loro è visto dai
macrobiotici come il risultato di un karma individuale e collettivo che va
pagato, nel senso che bisogna farsi carico del problema affrontandolo con
l’amore e la disponibilità di chi ha raggiunto la certezza che il mondo esprime
giustizia e razionalità assoluta e, perciò, armonia: operando alla luce di
questa raggiunta consapevolezza si pongono le basi per fare emergere un mondo e
una società in cui la Bellezza possa esprimersi in una sempre più evoluta
sintesi della doppia polarità spirituale e materiale in cui l’Essere si
esprime.
La
saggezza non è un regalo che piove dal cielo: si paga sempre, ma non si può comperare. Chi pretende di vendere saggezza è, nella
migliore delle ipotesi, un ignorante perchè l’unica
moneta valida per pagare la saggezza è la sofferenza, come risultato di esperienza e vita vissute.
Dobbiamo
tendere ad una vita ascetica, intendendo per ascetismo la consapevolezza che
viviamo immersi nel superfluo. Non si tratta di vivere nelle ristrettezze e nei
disagi quanto piuttosto di utilizzare le nuove tecnologie, agi e possibilità
consci della loro assoluta non indispensabilità conservando, quindi, la capacità
di farne a meno: nel momento in cui tutto ciò ci fosse necessario avremmo perso
l’equilibrio proprio della saggezza e la libertà di un essere umano degno del
suo stato.
La regola
base, anzi, l’essenza del messaggio macrobiotico, può essere sintetizzato nella affermazione che se non si apprezza un pezzo di pane
integrale raffermo non si ha vera fame così come non si ha vera sete se non si
apprezza un bicchiere di acqua naturale: quando si è in queste condizioni si è
in grado di gustare con profondo piacere il sapore di piatti che si presentano
con il pregio fondamentale di essere prodotti nella stagione giusta e con
metodi colturali che rispettano gli equilibri e le leggi della natura. In
questo modo si realizza la situazione ideale che porta necessariamente alla
salute poichè il pasto diventa gratificante e si innesta in una condizione mentale di riconoscenza nei
confronti della vita che è stata sacrificata per il nostro benessere.
Dopo anni
di pratica macrobiotica, quando l’organismo ha trovato uno stabile equilibrio e
dimostra la capacità di segnalare ogni minima scelta che rimetta in discussione
la corretta gestione dello yin e dello yang, si potranno sperimentare nella propria vita le
“dimensioni miracolose”.
Per fare
intuire che cosa si intenda qui per miracolo possiamo
utilizzare una metafora analoga ai miti di Platone o alle parabole di Gesù Cristo, dal momento che stiamo accennando a dimensioni
della realtà che per la maggior parte degli uomini sono pura fantasia ma che
coloro che hanno già da tempo imparato a sintonizzarsi su di esse verificano
giorno per giorno, come una presenza grazie alla quale ci si sente seguiti e
protetti da energie di livello superiore.
Sei uscito sul terrazzo per scuotere un cuscino e, mentre passi davanti ad un vaso di vetro in cui hai messo lo stelo di una pianta nell’acqua, ti soffermi un attimo a guardare a che punto è il processo di emissione delle radici. In quel momento noti un piccolo insetto che, caduto nel vaso, sta inutilmente annaspando per salvarsi; inutilmente, perchè sulla superficie dell’acqua, che non viene cambiata con la frequenza necessaria, si è creato una specie di velo che impedisce all’insetto di potersi spostare nonostante il movimento delle zampette. Vedi tutto questo e poi, anche perchè hai le mani impegnate, rientri in casa e la tua attenzione si concentra sui lavori che stavi portando avanti. Qualche minuto più tardi, prima di uscire dalla stanza, con un movimento praticamente automatico determinato dalla abitudine, vai a verificare se la porta del terrazzo è ben chiusa e in quel momento ti torna in mente l’insetto che avevi visto dibattersi nel vaso; esci e con una fogliolina tolta ad un’altra pianta dai all’insetto l’opportunità di uscire dall’acqua.
Tutta la
serie di eventi si svolge con una successione
razionale nel senso che ciascuno di questi può essere spiegato come effetto di
cause ben individuate, dalla acquisita abitudine a verificare la perfetta
chiusura della porta del terrazzo che, in precedenza, aveva dato origine a
problemi in occasione di temporali estivi, alla decisione di andare a salvare
l’insetto, risultato di una acquisita sensibilità per qualunque espressione
della vita, che con la scelta macrobiotica è stata raggiunta.
Nella dimensione
dell’insetto l’arrivo di una fogliolina su cui esso può arrampicarsi può
essere vista come un evento miracoloso, cioè
inspiegabile, visto che la dimensione culturale dell’essere umano, che ha da un
lato creato le condizioni perchè quel vaso si
rivelasse come una possibile trappola e dall’altro con le proprie scelte filosofico-religiose ha trovato l’energia e la
determinazione per inserire nella propria giornata quell’imprevisto
salvataggio, risulta assolutamente come non realtà, come dimensione in cui la coscienza-insetto
non avrà mai alcuna possibilità di indagine e di verifica.
Chi vive
con la conquistata certezza della esistenza di piani
più sottili rispetto alla realtà in cui si esprime la nostra quotidiana
consapevolezza ottiene con il tempo la capacità di vivere serenamente, anche in
condizioni che normalmente porterebbero allo stress e alla depressione.
La
certezza che il mondo ha un senso e che ciascuno di noi ha un Angelo custode
che ha tutto l’interesse a vederci evolvere positivamente verrà
verificata anche dal fatto che, addormentandoci alla sera avendo messo a fuoco
un problema che ci assilla, scopriremo al mattino di sapere che cosa
dobbiamo fare, avremo con chiarezza la possibilità di individuare il
comportamento migliore sul quale prima avevamo dei dubbi. Questa risposta ci
balza in mente magari mentre siamo intenti a lavarci il viso perchè ci si trova nella condizione ideale per sentire i
suggerimenti che ci nascono dal profondo: le operazioni di pulizia sono
abbastanza impegnative da impedire alla nostra mente di muoversi in modo incontrollato
e, insieme, sufficientemente automatizzate da lasciare spazio all’emergere di
brevi lampi di pensiero nei quali, appunto, troviamo la risposta al problema
irrisolto.
La
possibilità di rivolgerci all’I King per i
problemi che vanno oltre le nostre possibilità di essere informati sarà un
altro fondamentale momento in cui potremo sperimentare l’esistenza di piani
sottili grazie ai quali la vita diventa una esperienza
stimolante di crescita progressiva.
Non c’è
nessuno che nella vita abbia sbagliato qualcosa: tutto ciò che abbiamo fatto
doveva essere fatto, come conclusione ed effetto della nostra storia
precedente. L’energia per “rompere” la concatenazione deterministica
causa-effetto nasce dalla consapevolezza raggiunta, dalla dimensione spirituale
del nostro essere, nell’attimo di coscienza la cui dimensione infinita è stata
ben delineata da Hegel e
intuita da tutti i grandi filosofi.
Per questo
chi ha già raggiunto la maturazione sufficiente non si
perde più in discussioni che sono, di solito, il tentativo di convincere noi
stessi che siamo dalla parte giusta; piuttosto prende atto della situazione in
cui si trova, riflette sulla esperienza che sta vivendo e, dalla conseguente
assimilazione del senso della lezione che la vita gli sta impartendo, trae la
forza necessaria per capire quando è ora di imboccare una strada diversa.
La
preghiera può essere un efficace strumento per accelerare e rinvigorire
l’evoluzione della persona.
E’ vero
che quando si vive e si opera in piena autoconsapevolezza
si realizza un insuperabile momento di sintonia con il Logos che tutto governa:
ciò rappresenta la meta cui si deve tendere mentre, molto spesso, si vive in
una quotidiana normalità in cui a dettare legge e a determinare le nostre
scelte sono i meccanismi biologici e le conseguenti abitudini comportamentali
che si sono sedimentate.
Per vivere
sapendo di vivere è bene instaurare allora nuove abitudini che ci aiutino nel processo di risveglio e la preghiera è, in
questo senso, una ottima scelta.
Come prima
cosa cerchiamo di chiudere e di aprire ogni nostra
giornata con la preghiera.
Per
pregare non è necessario mettersi in ginocchio nè,
tanto meno, trovarsi in un qualsiasi luogo di culto: noi possiamo pregare nella intimità più assoluta, tanto che neppure le persone che
vivono con noi potranno accorgersi che stiamo pregando. Lo facciamo a letto,
come ultimo atto cosciente dopo una giornata di lavoro e al
mattino, prima di tirarci fuori dalle coperte. Forse ci succederà, la sera, di
non riuscire a terminare le nostre preghiere perchè
la stanchezza accumulata ci proietterà nel sonno prima
di averle terminate, ma questo non è assolutamente un problema; anzi, è il modo
migliore di passare dalla veglia al sonno. L’ultimo pensiero cosciente è,
infatti, l’input fondamentale in base al quale si imposta
l’attività cerebrale che, su un piano diverso da quello della consapevolezza
del normale stato di veglia, continua durante il sonno, che sarà perciò sempre
un sonno giusto e ristoratore.
Al
mattino, appena rientriamo in noi ci imponiamo
prima di alzarci di pregare, in altre parole, di pensare intensamente alle
invocazioni con le quali vogliamo impostare le azioni della nostra giornata: in
questa occasione ci renderemo conto di come a volte sia difficile pensare
intensamente alle invocazioni e sarà, questo, un potente esercizio di
autocontrollo che, con il tempo, ci porterà progressivamente a diventare sempre
più capaci, anche durante le normali attività della giornata, di riprendere il
controllo di noi stessi, magari recuperando la invocazione specifica con la
quale affrontare nel modo migliore la particolare situazione in cui ci
troviamo.
Ciascuno
può costruirsi le proprie preghiere in base alle mete che intende raggiungere,
nella progressiva messa a fuoco delle difficoltà che sta incontrando.
Quelle che
ora suggeriamo valgono come proposte che potranno essere modificate in tutto o
in parte, poichè è fondamentale che le invocazioni
con le quali chiudiamo e apriamo la nostra giornata
siano fatte su misura dello stato e delle esigenze del nostro particolare
momento.
Angelo di Dio, che sei il mio custode, a cui sono stato affidato dalla giustizia del karma, illumina il mio cammino, consigliami nelle scelte, difendimi dai pericoli, sostieni la mia volontà, confortami nella sofferenza e grazie, grazie per tutte le esperienze nelle quali mi hai accompagnato, aiutandomi ad accrescere la mia consapevolezza.
Nei
momenti di maggiore forza e consapevolezza potremo
pensare a questo Angelo di Dio come al nostro Sé superiore che possiamo
intuitivamente immaginare come la spinta vitale che ci porta ad affrontare le vicende della vita. Nei momenti di debolezza e
di sofferenza possiamo vederlo come un’entità benefica che si occupa di noi e
cresce insieme a noi e che ha, perciò, tutto
l’interesse a vederci evolutivamente vittoriosi.
La serie di invocazioni: illumina, consiglia, difendi, sostieni e
conforta vuole comprendere tutte le possibili situazioni in cui ci possiamo
trovare e si potrà, quindi, utilizzarle tutte insieme o in parte, sulla base
della nostra particolare situazione.
E’
importante, ancora, sottolineare che il rapporto tra
ciascuno di noi e il suo Angelo custode è stabilito dal karma come ferrea legge
di causa-effetto, mentre la conclusione della analoga invocazione proposta
dalla tradizione cattolica che ti fui affidato dalla pietà celeste è la
logica conseguenza di una ingenua concezione antropomorfa di Dio, i cui limiti
sono evidenti a tutti coloro che vogliono credere che il mondo abbia un senso e
che questo sia accessibile all’uomo: affermare che Dio è pietoso e
misericordioso è un vero e proprio insulto alla sofferenza di cui tutti noi
siamo quotidianamente testimoni.
Signore, aiutami ad accettare con serenità le cose che non posso cambiare, infondimi il coraggio di cambiare le cose che posso e assistimi nel momento in cui devo decidere se accettare o modificare la situazione in cui mi trovo. Tutto questo, Signore, nella consapevolezza che io sono nel mondo ma non vi appartengo.
Questa
invocazione è tratta da Marco Aurelio,
imperatore romano e filosofo stoico.
E’ una
potente invocazione alle energie profonde che costituiscono
la base della nostra personalità: come tutte le altre preghiere può essere
oggetto di meditazione, in grado di offrire sempre nuovi stimoli in rapporto
alla nostra progressiva maturazione.
Mi inchino agli esseri viventi che vengono uccisi perchè io possa continuare il cammino. Mi impegno a realizzare un livello di consapevolezza che sia una benedizione continua per il loro sacrificio.
Questa invocazione costituisce l’oggetto della nostra più frequente meditazione ed è tratta dalle parole che i Vangeli attribuiscono a Gesù Cristo quando, nell’ultima cena, volle sintetizzare il suo messaggio di salvezza: la vita esiste perchè è la Vita stessa che si offre in sacrificio affinchè il piano materiale evolva a livelli superiori.
L’essere
umano si caratterizza soltanto come un animale più dotato fino a che non
raggiunge questa consapevolezza: da quel momento sceglie coscientemente di non
alimentare più la propria vita con le sofferenze di esseri
viventi di livello superiore, capaci di sperimentare la gioia della vita e il
terrore del momento della morte loro imposta per diventare cibo umano.
Operando la scelta di vivere prevalentemente grazie
al sacrificio di esseri viventi che hanno concluso il loro ciclo vitale e si
trovano in un vero e proprio stato di ibernazione, naturalmente predisposti ad
essere sacrificati per produrre nuove forme viventi, l’animale uomo si avvia
sul sentiero che porta alla dimensione sovrumana nella quale questa scelta lo
inserirà tra gli angeli di luce che traggono la loro energia dalle vibrazioni
positive degli esseri viventi dei livelli inferiori.
Questi
pensieri devono assisterci ogni volta che ci apprestiamo a preparare il cibo
per la nostra famiglia e ogni volta che ci sediamo a tavola, cercando di
trovare con flessibilità e intelligenza il compromesso migliore tra la nuova
consapevolezza che ci guida e il contesto sociale in
cui ci troviamo in quel particolare momento.
Signore,
ti offro la mia fatica di vivere: uniscila alle sofferenze di tutti gli esseri
viventi affinché possiamo aprirci alla certezza che il mondo esprime
razionalità, giustizia ed armonia, fino al punto di riconoscere che i problemi
e le difficoltà che incontriamo nella nostra esistenza sono l’effetto di cause
che noi stessi abbiamo determinato.
Questa è una invocazione con la quale si porta aiuto a tutti gli esseri umani sofferenti e, contemporaneamente, si sottolinea la raggiunta consapevolezza che dà senso alle scelte che caratterizzano la nostra vita.
Signore, aiutami a meritare di vivere ancora a lungo con le persone che mi sono care ...
Signore, porta la tua benedizione e la tua energia all’Angelo custode di ... affinché, insieme, possiate aiutarlo a trovare la serenità.
Sono due
possibili invocazioni per le persone che ci sono care, ricordando che possiamo
rendere più efficace l’energia positiva che inviamo
alla persona che ha bisogno del nostro aiuto se ci impegniamo, proprio in vista
del risultato che vogliamo ottenere, a qualche sacrificio, anche piccolo.
Possiamo, per esempio, impegnarci a non mangiare più nulla fuori pasto fino a
che non sia risolto il problema oggetto della nostra
invocazione: è una piccola rinuncia che, se mantenuta, rafforza noi stessi e
automaticamente rende più attiva l’energia del pensiero positivo che inviamo.
E’
importante sottolineare che non si deve mai chiedere
per se stessi e per gli altri delle “cose” precise, anche se siamo sicuri che
quelle cose siano positive: sarebbe un grave atto di presunzione che ci
aumenterebbe il carico di karma di cui dovremo rendere conto. La preghiera più
potente che esista e che lo stesso Vangelo riporta è la invocazione:
Padre nostro sia fatta la tua volontà e il chiedere che la persona che
ha dei problemi ottenga la serenità significa, in altre parole, augurargli che
le esperienze negative che sta affrontando gli permettano di maturare un più
alto livello di coscienza grazie al quale potrà riconoscere il senso della sua
vita come tassello assolutamente indispensabile per la giustizia assoluta e la
perfetta armonia dell’Essere.
I
risultati concreti e specifici possono essere cercati e ottenuti con le nostre
scelte pratiche di vita: così facendo ci assumiamo subito la responsabilità
della scelta e il tutto si tradurrà sempre in una crescita di consapevolezza
andando a sperimentare uno degli infiniti universi che in ogni istante si
aprono a noi come possibilità collegate al particolare stato di
energia che abbiamo fino a quel punto saputo maturare.
Chiedere
beni e vantaggi particolari attraverso la preghiera pretendendo di non
impegnarci contemporaneamente sul piano concreto è sempre da evitare: anche
quando lo si facesse a fin di bene, sarebbe una vera e
propria pratica di magia nera.
Mi inchino alla legge che tutto governa e prego di essere degno della raggiunta consapevolezza che tutti i miei pensieri, parole ed azioni esprimono la infinita ed eterna realtà dell’Essere.
In questa invocazione si evidenziano e si approfondiscono le
conseguenze della affermazione che noi siamo Figli di Dio. Tutto ciò che
esiste emerge in Dio ed è sua espressione: questa consapevolezza, lungi dal
portarci ad accettare il nostro attuale stato evolutivo, giustificando così la
tendenza a rifuggire dallo sforzo necessario per un ulteriore
miglioramento, vuole -al contrario- sottolineare che, se è vero che
nell’infinito ipertesto divino si fondano le infinite possibili scelte che noi
possiamo fare, proprio la consapevolezza raggiunta costituisce una nuova
crescente responsabilità che dobbiamo inevitabilmente assumere di fronte a noi
stessi.
Per questo
le nostre preghiere potranno terminare con la formula che sintetizza
l’antichissimo messaggio di salvezza:
Nell’Essere, che è bene e male, io esisto e faccio le mie scelte.
Nella
realtà Una e Trina di Dio (nell’Essere che è bene e male) esiste il
mondo (io esisto) e mi assumo la sovrumana
responsabilità di fare emergere nella mia dimensione di coscienza uno degli
infiniti percorsi di lettura dell’Ipertesto Divino (e faccio le mie scelte)
e con la mia scintilla di autoconsapevolezza esprimo
la realtà del Dio vivente.