3.4 - Il valore yin/yang dei
cibi (.htm)
Utilizzando
una linea su cui costruiamo una specie di scala graduata, vediamo di
posizionare su questa linea, a seconda della loro minore o maggiore
concentrazione di yin o di yang, sia i cibi che le caratteristiche
con le quali possiamo distinguerli.
YANGß-.______.______.______.______.______.______.______.______.______.______.
-àYIN
5 4 3 2 1 0 -1 -2 -3 -4 -5
Proponiamo
alcune tabelle sintetiche: il valore assoluto delle cifre precisate nelle
parentesi non va interpretato in modo rigido: ciò che conta è capire la
differenza tra i valori yin e yang, il negativo e il positivo e, all’interno di
ogni gruppo di esempi riportati, le diverse valutazioni conseguenti alle
caratteristiche del prodotto, alla sua coltivazione così come ai processi di
preparazione per trasformarlo in cibo, come il tipo di cottura, il condimento,
il processo di conservazione utilizzato, ... . Senza dimenticare, poi, che ogni
persona dovrà verificare sul proprio benessere le conseguenze di un certo tipo
di cibo e di bevanda in rapporto alle diverse condizioni ambientali, all’età,
al sesso, al lavoro svolto dal soggetto.
Dopo
queste tabelle iniziali il capitolo sviluppa una serie di considerazioni
analitiche che permettono di capire meglio ciò che le tabelle vogliono
sinteticamente esprimere.
Cibi,
in generale:
Carne
conservata con additivi chimici (7); carne conservata con metodi naturali(6);
uova (5); carne (4); pesce (3); formaggio (3/2); cereali (1/-1); latticini
(-2); verdure (-1/-5); leguminose (-2/-6); frutta (-3/-7).
Cereali:
Grano
saraceno, grano, segale, miglio (1); riso, avena, orzo (0); mais (-1).
Formaggi:
Formaggi
caprini, pecorini, vaccini, salati e stagionati (4/3); formaggi caprini,
pecorini, vaccini poco salati e poco stagionati (2); latticini (-2); yogurt
naturale (-3); yogurt con frutta e/o dolcificanti (-4/-5); formaggi erborinati
(-6); formaggi fermentati piccanti (-7).
Verdure
(si intendono sempre di stagione e coltivate senza additivi chimici, in caso
contrario il loro valore yin viene raddoppiato; la cottura yanghizza, nel senso
che ne dimezza il valore yin):
Radici
di soffione e di bardana, semi di zucca (1); cipolla, porri, cavoli verza,
carote, rape, radici, topinambur, zucche
capaci di conservarsi da ottobre a maggio (-1); rapanelli, cavolo estivo,
cavolfiore, coste, ceci, lenticchie, zucche capaci di conservarsi due/tre mesi
(-2); piselli, zucchini, insalate, cime di rapa, broccoli (-3); cetrioli,
spinaci, carciofi, fagioli, soia (-4); fagioli rampicanti e di grossa dimensione,
fave, patate (-5); peperoni. pomodori, melanzane, asparagi (-6).
Frutta
(Vale la stessa precisazione relativa alle verdure. La frutta tropicale,
mangiata in un clima temperato raddoppia il suo potere yinizzante):
Castagne
cotte (1); mele cotte con un po’ di sale, olive conservate in salamoia (-1); mele
(-2); more, fragole, ciliege, prugne selvatiche, (-3); albicocche, pesche,
melone (-4); pere, uva, cocomero (-5); mandarini, arance, fichi (-6); banana,
papaia, mango, ananas (-7).
Bevande:
Tè
di ginseng (3); tè di altri tipi (2/1); acqua (0); tè di verdure (1/-1); acqua
frizzante (-2); birra (-2/-3); caffè (-3); vino (-3/-5); succhi di frutta
(-3/-7); cioccolata (-6); bibite preparate industrialmente con additivi chimici
(-7).
Condimenti:
Sale
marino integrale (3); Genziana (2); Salvia, prezzemolo (1); cipolla (0);
basilico, rosmarino, timo (-1); aglio,
scalogno (-2); burro (-3); miele (-4); zucchero di canna(-5); zucchero
raffinato (-6); aceto, noce moscata, mostarda, zenzero, pepe, paprica, limone,
curry (-5/-7); margarina (-7).
------------------------
Partendo,
a destra, dallo yin troveremo l’ultravioletto e poi i vari colori che, in
successione, ci portano progressivamente dal viola, blu, verde, giallo arancio,
rosso e infrarosso, allo yang.
Con lo yin
si identifica il freddo e i cibi che “rinfrescano” e con lo yang il caldo e i cibi che riscaldano.
Estremo
yin sarà il piccante, ancora molto yin
è l’acido, l’aceto e il limone, per esempio, poi abbiamo lo zucchero che è
ancora uno yin potente; quindi il
dolce della frutta e, al centro dei valori yin/yang, troviamo il dolce naturale
dell’acqua e dei cereali integrali.
Per
dolce, qui si intende il dolce naturale, il dolce di una mela per esempio.
Tutti coloro che amano le passeggiate in montagna ricordano come veramente si
senta buona l’acqua di una sorgente dopo aver camminato diverse ore e in quel
momento si capisce perché viene chiamata acqua dolce: il dolce proprio della
natura è nella zona centrale e, con le sue varie sfumature, si espande sia
nella parte iniziale dello yin che in quella corrispondente dello yang. Per
intenderci, quando si ha l’appetito vero, macrobioticamente corretto, si è in
grado di percepire in modo nettamente distinto i tre diversi tipi di dolce del
pane integrale prodotto senza additivi, della polenta di granoturco appena
macinato e di una mela: è una progressione che si può definire come dolce yang,
dolce intermedio e dolce yin.
Procedendo
verso lo yang abbiamo l’amaro e il salato nelle loro varie gradazioni e intensità,
fino ad arrivare al sale marino integrale, un condimento molto yang da non
utilizzare mai con cibi di origine animale, ma soltanto per yanghizzare i
piatti vegetariani.
Infine
il sapore allappante, che è uno yang
naturale molto spinto, superato soltanto dal sapore acre del cibo carbonizzato
che è uno yang sempre dannoso.
E’
pericoloso il grande yin come il
grande yang: pericolosi perché sono
squilibranti ma, in quanto prodotti naturali possono, nella concezione
macrobiotica, essere utilizzati come medicine, quando si deve correggere uno
squilibrio di segno opposto, ma il loro dosaggio deve essere valutato con molta
attenzione: possono essere dei medicinali e vanno trattati come tali.
Proviamo
a pensare al fenomeno dello scorbuto come malattia che hanno dovuto affrontare
e sotto cui hanno dovuto soccombere i marinai nei secoli scorsi quando per i
lunghi viaggi in mare, avendo esaurito le
scorte di vegetali e frutta freschi, si sono trovati carenti di
vitamine: dopo mesi e mesi di navigazione, avevano, se ancora le avevano,
soltanto più gallette e carne o pesce salati e a causa dello scorbuto si sono
trovati nei casi estremi ad avere addirittura le gengive che andavano in
cancrena e i denti che cadevano; avessero conosciuto e praticato la dialettica yin/yang avrebbero potuto risolvere il
problema. Nel senso che con la loro nave prima o poi a traino avrebbero pescato
qualcosa: in quel caso sarebbe bastato, eliminata la parte terminale
dell’intestino, mangiare il pesce crudo comprese le pinne, la testa, gli occhi,
le interiora, tutto crudo. Avrebbero risolto in quel particolare contesto il
problema del grande yin utilizzando
quelle che oggi si chiamano vitamine, ma dovevano infrangere tabù culturali
troppo radicati e non lo hanno fatto perchè nell’uomo la cultura, come momento
di consapevolezza, può rendere impossibile recuperare l’istinto che negli
animali selvatici impedisce sempre gli sbagli più grossi.
E’
chiaro che in quelle condizioni un limone diventa una medicina, dal momento che
porta una violenta iniezione di yin, un acido naturale, che oggi chiamiamo vitamina C, in realtà è un acido
potente tanto che, se una persona è vegetariana e non ha problemi di salute,
diventa in quel contesto uno yin troppo forte che sviluppa un effetto
squilibrante e, con il tempo, può portare alla malattia, mentre nelle
condizioni di yang esasperato in cui si trovavano i marinai dei secoli scorsi
ristabiliva un equilibrio compromesso.
In conclusione, non esiste nulla che sia di per sé, in assoluto, dannoso
per l’uomo: il compito evolutivo dell’essere umano è quello di scoprire la
razionalità delle infinite manifestazioni dell’Essere.
La
nostra è la cultura aristotelica del principio di identità per cui, appurate le
proprietà dello yogurt e del limone in condizioni molto particolari, affermiamo
come principio indiscutibile che le vitamine del limone e i principi nutritivi
dello yogurt fanno bene. Possono fare bene se si ha un eccesso di yang: abbiamo visto nell’esempio
precedente il caso del limone, analogo discorso si può fare per lo yogurt, che
può essere salutare quando, per esempio, si ha la flora intestinale gravemente
indebolita da un lungo periodo di alimentazione troppo ricca da un lato di
carne e, dall’altro, di dolci a base di zucchero: in questo caso lo yogurt fa bene,
ma se si è vegetariani lo yogurt porta di nuovo un eccesso di yin, perché non se ne ha bisogno: può
essere piacevole come sapore, ma non è ciò che fa bene in quel contesto.
Veniamo
alla classificazione dei cibi: partendo dallo yin il primo prodotto naturale che può essere utilizzato come
alimento è la frutta perché essa rappresenta l’ultimo prodotto, il risultato
conclusivo del periodo stagionale di vita di una pianta quando non,
addirittura, la conclusione dell’intero suo ciclo di vita. Prendiamo una pianta
annuale come la zucca: nel frutto si materializza il senso di tutta la vita
della pianta e, in quanto risultato conclusivo, è sempre uno yin anche perché racchiude al suo
interno il potente yang dei semi che condensano un nuovo progetto di vita: una
alimentazione corretta prevede l’utilizzo di entrambi che, insieme,
rappresentano un buon equilibrio naturale, capace di mantenersi vitale per
diversi mesi.
Se
si tratta di una pianta che vive molti anni noi avremo il frutto che può essere
la pera, la mela, il susino, la pesca che sono più yin della zucca perché, con l’unica eccezione della mela, non sono
capaci di mantenersi, se non con tecniche e in condizioni particolari, in buono
stato di conservazione per molto tempo: come regola generale si può pensare al
fatto che quanto più si conserva il frutto in condizioni naturali nella sua
integrità tanto più stabile è l’energia che esso può fornire e, quindi, dal
momento che come frutta siamo nel settore dei cibi molto yin, risulterà in
questo settore espressione di uno yin “relativamente più yang”.
In
una realtà vivente che esprime l’infinita potenza dell’Essere sarebbe
contraddittorio cercare regole generali con le quali incasellare
definitivamente un qualsiasi momento della realtà, per cui abbiamo anche la
frutta che non ha semi, come le banane, o quelle i cui semi hanno una capacità
vitale molto ridotta come i fichi: la caratteristica complessivamente molto yin
di questi frutti può essere misurata, in questo caso, sia dalle caratteristiche
della pianta che li produce che dalle caratteristiche del frutto in sé e dagli
effetti che determinano nel momento in cui vengono mangiati, tenendo sempre
presente che vale il discorso già fatto quando si citava lo stupore con cui gli
indigeni centroamericani constatavano l’apparente immunità degli spagnoli che,
in quanto molto yang come carnivori, potevano sopportare senza alcun apparente
problema cibi che per i nativi risultavano potenzialmente pericolosi.
In
conclusione, in ogni gruppo degli alimenti che adesso noi andremo a situare
nella nostra scala come più o meno yin
o più o meno yang, in ciascuno di
questi si può ancora individuare una graduatoria interna e una scala, per cui
nella classe frutta, che è tutta yin,
abbiamo quella più yin che è la banana e che perciò può essere usata solo
come medicina e, quindi, in quantità ridottissima e in casi molto particolari,
e poi abbiamo invece la frutta yang,
come la mela che può essere mangiata tranquillamente a meno che uno sia malato. In questo caso infatti, proprio perché
ci si trova di fronte a una malattia, è meglio lasciar perdere la frutta che,
essendo uno yin già potente, risulta portatrice di una energia troppo difficile
da tenere sotto controllo in una situazione di sintomatologia che rivela
squilibri preesistenti. Semmai si potrà mangiare la mela più yanghizzata, cioè la mela cotta a cui è
stato applicato il grande yang del
calore, per cui la mela cotta diventa uno yin
buono, cioè non troppo squilibrante e meglio sopportabile anche da chi è malato
e questa mela dovrebbe essere mangiata nella sua completezza, con il torsolo e
i semi.
Ancora,
la spinta verso l’alto, la forma che tende ad espandersi e allungarsi, la
ricchezza in potassio sono fattori che rivelano lo yin. Per quanto riguarda la forma, ad esempio, la pera è più yin della mela, non solo perché la mela
si conserva di più, ma anche perché la pera già come forma è la
materializzazione di una energia diversa, perché si sviluppa dal picciolo e si
dilata a ventaglio verso la fine: c’è una forza di espansione che si manifesta,
mentre la mela è tutta costruita attorno al picciolo che affonda dentro al
frutto e, in questo senso, è forza yang,
centripeta, compatta.
La
classificazione Yin-Yang deve poi sempre essere intesa e utilizzata in termini
dialettici e dinamici, per cui, se è vero che le mele sono mediamente più yang
delle pere, ciò non deve essere utilizzato in termini rigidi e assoluti perché,
ad esempio, tra le pere abbiamo varietà, anche se meno diffuse, che sono buone
soltanto cotte al forno, d’inverno, dopo mesi che sono state raccolte.
Abbiamo
detto che la frutta rappresenta, come
alimento naturale, il grande yin; c’è
uno yin ancora più potente e sono i
prodotti di sintesi, per esempio lo zucchero che è molto più yin della frutta,
l’alcol è ancora più yin dello
zucchero, dal momento che, se lo zucchero impiega alcuni minuti per entrare in
circolo e il corpo riesce comunque in condizioni normali a smaltirlo senza
problemi, con l’alcol, il processo di assimilazione è così rapido che fa
perdere il controllo di se stessi; la droga è ancora più yin dell’alcol. Prodotti come lo zucchero e l’alcol non potranno
mai essere visti come cibo e, se proprio si vorrà decidere di utilizzarli,
potranno essere usati solo eccezionalmente, mai dimenticando che, soprattutto in
un organismo non abituato alla loro assimilazione, potranno evidenziare in modo
indiscutibile la loro caratteristica di energia “esplosiva”.
Dallo
yin della frutta, andando nella
direzione dello yang, abbiamo lo yin della verdura, che è uno yin più morbido
rispetto a quello della frutta. Anche tra le verdure, come già detto, troviamo
una classificazione dallo yin allo yang. Vediamo i possibili criteri per
stabilire questa classificazione.
Prendiamo
per esempio la carota e la cipolla: sono verdure che crescono sottoterra e la
terra, la direzione verso il basso, sono dimensioni yang, come pure è yang la loro caratteristica di essere molto più
serbevoli, a temperatura ambiente, di altri tipi di verdura: sono tutte
caratteristiche di un tipo di energia centripeta, che tende a concentrarsi e a
conservarsi nel tempo.
Anche
il colore della frutta o della verdura sono utili per classificare l’esemplare
che ci sta interessando: la melanzana, ad esempio, già solo dal colore ci
rivela che è molto yin, oltre alla
constatazione che fa parte del gruppo delle solanacee, come il pomodoro e il
peperone, di origine tropicale e tendono tutte, se mangiate, ad acidificare il
sangue, esattamente come le patate: queste ultime, se solo restano al sole per
qualche giorno, sviluppano una tossina per cui diventa sconsigliabile
mangiarle.
Qualcuno
afferma che la macrobiotica vieta il pomodoro. No, non vieta i pomodori, li
sconsiglia il mese di gennaio, ma il pomodoro che cresce nell’orto il mese di
luglio e di agosto può essere mangiato. Occorre sottolineare, però, che il
pomodoro è potentemente squilibrante nel senso che immette nel sangue un
eccesso di potassio, per cui se non si mangiano prodotti di origine animale è
meglio utilizzare pochissimi pomodori, anche se sono cresciuti nel nostro orto.
Ciò
non significa che queste verdure debbano essere bandite dalla nostra tavola, ma
utilizzate con moderazione, sempre utilizzando la dialettica yin-yang; chi
mangia carne, ad esempio, potrà utilizzarle con più disinvoltura mentre il
vegetariano farebbe meglio ad utilizzarle non soltanto nella stagione in cui
vengono prodotte in modo naturale nella regione in cui si vive ma sposandole
con uno yang potente, come potrebbe essere l’uovo: in tal modo le melanzane
impanate o il tortino di patate, come i pomodori e i peperoni con l’uovo
possono diventare un piatto gustoso ed equilibrato, tenendo però sempre
presente che se si utilizzano le uova prodotte con sistemi industriali ci
troveremo contemporaneamente a dover smaltire i veleni delle uova di galline
allevate in modo pessimo e il grande yin della verdura che acidifica il sangue.
E, poi, mai dimenticando altre considerazioni che vanno sempre tenute presenti:
se è vero che patate, pomodori, melanzane e peperoni appartengono alla stessa
famiglia di vegetali e sono tutte di origine tropicale hanno però una diversa
capacità di adattamento al nostro clima, per cui troviamo, ad esempio, la
patata, che riesce a prosperare a latitudini e altitudini dove le altre non
possono più svilupparsi ed è capace di mantenersi vitale per diversi mesi
durante l’inverno e rivela con ciò caratteristiche yang, tali per cui non può
essere soggetta alle stesse restrizioni delle altre solanacee e, semmai, si
dovranno adottare metodi di cottura e abbinamenti con gli altri cibi che
tengano conto del fatto che resta, comunque, un alimento squilibrante sul piano
del rapporto sodio/potassio che il nostro sangue deve conservare.
Tutte
le verdure che si conservano con metodi naturali durante l’inverno, per esempio
con una semplice copertura di paglia o di terra o tenendole alla temperatura e
umidità di una cantina tradizionale, sono, tra le verdure, molto yang per cui forniscono uno yin morbido e non lo yin potente e, perciò, più difficile da
riequilibrare. Ancora più yang sono le rape, i porri, le carote, i cavoli verza
che sopportano in pieno campo i rigori dell’inverno.
Come
sempre, la classificazione e la valutazione yin/yang deve essere fatta
intuitivamente, in modo dinamico e non rigido come la logica aristotelica tende
a portarci: i porri, ad esempio, sono una verdura molto yang perchè capaci di
sopportare per tutto l’inverno, in pieno campo, temperature molto rigide e
costituiscono una ottima verdura fino al mese di marzo/aprile; quando invece
hanno già ripreso in modo deciso il loro sviluppo vegetativo, verso il mese di
maggio, quando tendono come pianta biennale a sviluppare il fiore e i semi, in
quel periodo diventano da verdura yang una verdura Yin perchè si sta
manifestando in loro una energia potente di sviluppo in altezza: se non si è in
buone condizioni di salute possono creare dei problemi di squilibrio analoghi a
quelli determinati dagli asparagi, che vengono utilizzati nel momento in cui il
loro sviluppo sta attraversando la fase di espansione più evidente.
Analogo
discorso può essere fatto per i cavoli verza: le foglie utilizzate durante
l’inverno sono, in quanto verdure, uno “yin molto yang”, mentre i germogli che
nel mese di marzo-aprile vengono prodotti dal fusto che non è stato utilizzato
ed è rimasto piantato nella terra sono portatori di una energia yin più
potente, anche se non raggiungerà mai il livello di yin portato dalla frutta
cruda.
Sono,
queste, considerazioni che devono poter essere alla portata di tutti e non solo
di coloro che coltivano la terra: la specializzazione esasperata che
caratterizza l’attuale cultura occidentale se è, da certi punti di vista, un
suo elemento di forza è per altri versi un vero e proprio handicap perchè tende
a portare la maggior parte degli uomini a un livello di dipendenza pericolosa
nei confronti di chi ha l’obiettivo economico come unico criterio in base al
quale fare le proprie scelte. Chi fa la scelta macrobiotica, pur apprezzando i
vantaggi che nascono indubbiamente dalla divisione del lavoro e dalle
specializzazioni, non rinuncia mai ad una conoscenza di base dei problemi che
gli consenta di avere sempre la sensazione, netta e precisa, di essere in grado
di gestire in prima persona gli aspetti importanti della vita e non sono certo
le scelte relative all’alimentazione che possano essere delegate a chi si
preoccupa maggiormente del proprio conto in banca che non del nostro possibile
stato di salute.
Un
discorso a parte occorre fare per le leguminose che sembrerebbero il cibo
ideale per un vegetariano, dal momento che racchiudono una energia piuttosto
potente, in quanto semi che, nelle condizioni opportune di temperatura e
umidità e al riparo dal possibile attacco degli insetti che vengono da esse
attirati, possono conservarsi vitali anche per diversi anni.
In
realtà vanno utilizzati con moderazione, proprio per il loro ricco contenuto
proteico che li ha fatti definire come “la carne dei poveri”. L’essere umano,
infatti, non ha bisogno per vivere di disporre di proteine già confezionate,
sia di origine animale che vegetale: ciò di cui abbiamo bisogno sono gli
aminoacidi fondamentali con i quali possiamo costruire la componente proteica
del nostro organismo. Sicuramente questi aminoacidi possono essere recuperati
mangiando carne o leguminose, ma costringendo il nostro organismo ad un lavoro
biochimico complesso perchè si tratta di smontare pezzo a pezzo queste sostanze
organiche complesse fondamentalmente costituite di carbonio, idrogeno, ossigeno
ed azoto proprio per poter disporre degli aminoacidi essenziali: tutto questo
comporta la produzione di sostanze di scarto che vanno a mettere a dura prova
gli organi che nel nostro organismo sono dedicati alla eliminazione delle
scorie prodotte dai processi vitali.
In
altre parole, costruire il nostro corpo mangiando carne o leguminose è un po’
come voler costruire una casa utilizzando i mattoni di recupero di una casa in
demolizione: sicuramente è possibile, ma affrontando il pesante lavoro di
ripulitura dei vecchi mattoni da ogni residuo della calce usata in precedenza.
Nel nostro organismo questo lavoro di “ripulitura” appesantisce notevolmente
l’inevitabile invecchiamento di molti organi oltre al fatto esotericamente
certo che ci rende molto più difficile captare le energie e le intuizioni più
sottili, quelle che costituiscono la dimensione spirituale della nostra vita.
Chi
da diversi anni prova lo stato di benessere conseguente ad un corretto
equilibrio delle energie yin/yang all’interno di una scelta vegetariana sente
immediatamente su di sè gli effetti evidenti di un eccessivo utilizzo di
proteine vegetali, che pure già liberano nell’organismo una quantità più
ridotta di sostanze di scarto rispetto ai prodotti di origine animale: tipico
effetto di un eccesso di cibi proteici sono le nevralgie e le infiammazioni
reumatiche alla cui origine normalmente stanno l’eccesso dello yang potente dei
cibi animali e dello yin altrettanto potente della frutta fresca e dello
zucchero.
Una
ultima breve considerazione, già in un altro punto richiamata, è quella di non
andare a cercare prodotti come la soia per il suo contenuto proteico più alto
rispetto alle altre leguminose: si va ad aumentare i problemi di assimilazione
sopra citati oltre al fatto di correre rischi molto più alti di incappare in
prodotti transgenici rispetto alle leguminose tradizionalmente prodotte nelle
nostre regioni.
I
problemi su accennati non si presentano più quando si utilizzano le leguminose
fermentate sotto forma di miso, ma di questo si parla più avanti, nel capitolo
3.7 (Le ricette).
In
conclusione, tutti i cereali integrali ci possono fornire gli aminoacidi
essenziali di cui abbiamo bisogno e ce li forniscono nella migliore condizione
per utilizzarli, senza che il nostro corpo debba smaltire sostanze di scarto
che accelerano i processi di invecchiamento e le patologie degenerative.
L’unico cereale che richiede una integrazione con le proteine delle leguminose
è il mais, il cereale più yin, che da secoli gli indigeni americani hanno
utilizzato insieme con i fagioli, dal momento che costituiva per essi la base
della alimentazione.
Al
centro della scala che va dal grande yin al grande yang abbiamo tutti i
cereali, con la loro progressione dal granoturco, che è il cereale più yin, al
grano saraceno, che, pur non essendo dal punto di vista botanico un cereale,
può essere considerato per l’alimentazione umana, nel gruppo dei cereali, come
l’alimento più yang. Proprio per la loro caratteristica di essere gli alimenti
più equilibrati –sono contemporaneamente frutto e seme- devono diventare la
struttura portante della nostra alimentazione quotidiana.
Coloro
che consigliano di usare nella normale alimentazione il germe dei cereali come
prodotto a sè stante, separato dal resto del chicco, dimostrano di non avere
compreso i fondamenti della macrobiotica, che vede nella separazione del germoglio
l’estrazione del principio potentemente yin racchiuso in una struttura molto
yang. Il cereale nella sua struttura integra garantisce l’energia più stabile
disponibile come cibo per l’essere umano, mentre il germoglio separato si
deteriora rapidamente: è lo yin che, non più armonicamente strutturato con uno
yang complementare, può essere utilizzato separatamente, caso mai, solo come
medicina e sempre tenendo conto del fatto che si deteriora irrimediabilmente
nell’arco di poche ore. Il motivo per cui, chi ha fatto la scelta macrobiotica
acquista necessariamente una macina per i cereali, sta proprio nel fatto che la
farina integrale conserva per poco tempo le sue ineguagliabili proprietà dal
punto di vista biologico e organolettico. Il chicco macinato non è più un
organismo vivente e deve essere utilizzato quanto prima possibile: solo la sua
cottura, che è sempre un processo di yanghizzazione, rallenterà per qualche
tempo l’inevitabile processo di deterioramento, permettendone un uso
soddisfacente.
L’intuizione
corretta della dialettica yin/yang ci permette di capire che il chicco integro
è un organismo vivente di ordine “superiore”, in quanto principio e sorgente di
vita individuata: può essere, in queste condizioni, cibo per l’essere umano, ma
è necessario che venga “ucciso” e triturato dalla masticazione e, insieme,
adeguatamente insalivato per poterci fornire la sua energia vitale –è il solve
et coagula della autentica tradizione alchemica-. La macinazione e la
cottura sono le operazioni che ci permettono di evitare la faticosa
assimilazione che il chicco integro ci imporrebbe e lo trasformano, come pane,
in una vittima sacrificale che ci viene offerta per la nostra evoluzione.
L’essere
umano non è ancora sufficientemente evoluto per non dovere, come tutti gli
altri esseri viventi materializzati sulla terra, uccidere per vivere, però ha
raggiunto il punto critico dal punto di vista evolutivo, il punto dal quale
può, avendo capito il proprio ruolo all’interno della manifestazione
dell’Essere, decidere di non essere più un momento negativo nella corrente
cosmica di vita; può decidere di non interrompere più, con la violenza e
suscitando dolore e sofferenza, forme di vita che ancora devono portare a
termine la loro realizzazione: scegliendo di utilizzare i cereali come
fondamento della propria alimentazione egli non aumenta più la sofferenza del
mondo perchè utilizza forme di vita che hanno raggiunto la loro realizzazione
perfetta e sono ormai offerte dalla natura come vittime sacrificali. Operando
questa scelta l’uomo si schiera dalla parte delle forze angeliche positive: non
ancora angelo perchè il corpo ha bisogno di essere mantenuto in vita con
“vampiresca” suzione della energia vitale di altri esseri viventi, ma non più
animale che tiene in piedi il mondo di sofferenza di cui si nutrono gli angeli
delle tenebre. In questa ottica tutte le forze angeliche tramandateci dalle
religioni sono costituite dalle energie sottili che sovrintendono e favoriscono
la vita, a tutti i livelli; le forze demoniache sono costituite dalle energie
che la bloccano e la demoliscono: anche esse necessarie, perchè la sofferenza è
la moneta con la quale si paga il salto evolutivo, è il quanto di energia
indispensabile all’elettrone per poter ruotare in un’orbita più vicina al nucleo.
In quanto esseri umani siamo “condannati” a crescere e, prima o poi, tutti
faremo la scelta definitiva la cui necessità, per intanto, cominciamo a
sperimentare giorno per giorno sulla nostra pelle. Raggiungere coscientemente
il controllo della salute significa fare nostra la divina consapevolezza che il
bene e il male sono intrecciati fin nelle più profonde fibre del mondo, ma
vivendo questa terribile consapevolezza sempre radicati nella capacità di
tenere sotto controllo entrambe le energie di cui siamo costituiti: è
l’apprendistato divino che certamente sarebbe piaciuto al superuomo di
Nietzsche.
Tornando
alla dialettica yin/yang applicata al nostro bisogno di mangiare per vivere,
ecco spiegato perchè, una volta macinato il cereale, che è un processo di
yinizzazione, facendolo cuocere, il che è un processo di yanghizzazione, si
raggiunge una sua relativa stabilizzazione che ci permette di utilizzarlo senza
problemi e, anzi, consente di surgelare il pane così ottenuto, prolungando in
termini eccezionali la sua disponibilità. Non così sarebbe invece, se si
decidesse di surgelare la farina integrale appena macinata perchè, se è vero
che essa in questa condizione mantiene le sue caratteristiche, una volta
scongelata dovrebbe essere usata subito perchè il processo di degrado sarebbe
molto più rapido rispetto alla farina macinata di fresco. Nel caso della farina
surgelata, infatti, si vengono ad applicare in successione due elementi
yinizzanti: la frantumazione e il congelamento e ciò finisce per essere un eccesso
che va pagato.
I
cereali come gruppo di alimenti separano tra loro i latticini, tendenzialmente
più yin, dai formaggi veri e propri, che sono invece pù yang dei cereali, per
cui sulla scala graduata che abbiamo proposto all’inizio di questo capitolo,
abbiamo in progressione, frutta, verdura, latticini, cereali, formaggi, pesce,
carne, uova. Come esempi di latticini possiamo citare lo yogurt, la crescenza,
la mozzarella, che, pure essendo prodotti di origine animale, si possono grosso
modo posizionare tra i cereali e le verdure mentre dalla parte opposta rispetto
ai cereali possiamo citare come esempi di formaggi yang il groviera, il
parmigiano, il pecorino che, come tutti i formaggi stagionati e salati, hanno
caratteristiche molto più yang dei latticini. Un discorso a parte occorre fare
per i formaggi erborinati come il gorgonzola e il roquefort i quali sono a
tutti gli effetti considerati come formaggi e non come latticini ma che
presentano per la loro lavorazione e la loro struttura caratteristiche yin
spiccate, per cui vanno utilizzati con moderazione.
Per
chi ha raggiunto un equilibrio macrobioticamente corretto tutte queste
considerazioni non sono più teoria opinabile perchè sono verificate nell’arco
delle 48 ore: si mangia con piacere un ottimo gorgonzola e il giorno successivo
puntualmente si registreranno le scariche sui meridiani dei polmoni e del
fegato.
La
scienza occidentale non è ancora arrivata ad accettare che, se è vero che tutto
ciò che chiamiamo materia è energia, anche l’energia ha una dimensione
“vivente”, nel senso che nel divenire, che caratterizza la realtà del piano
materiale, possiamo trovare materializzazioni di questa energia o in fase di
concentrazione o in fase di espansione: nel primo caso si tratta di una energia
yang, cioè capace di conservarsi nel tempo proprio sul piano della
materializzazione sotto le cui forme si trova condensata, nel secondo caso si
tratta di un’energia yin, che tende al contrario a destrutturarsi; per cui, ad
esempio, sia la mela che la banana sono frutti ma, mentre la scienza dietetica
occidentale le distingue per il peso, per la percentuale di acqua, per la
percentuale di sali minerali, di enzimi, di
vitamine, di zuccheri e di calorie, in realtà manca ancora la
considerazione macrobioticamente più importante e cioè che la mela è il
risultato della interazione di energie che sono proprie dell’ambiente in cui
viviamo, mentre la banana è il risultato di un clima tropicale molto diverso
dal nostro. A ciò si deve aggiungere anche il fatto, fondamentale, che la
banana è costituita di energia che tende velocemente a destrutturarsi e quindi
è una energia yin, centrifuga; l’altra, la mela, è una materializzazione di
energia strutturata in forma più stabile, quindi più yang, centripeta, tanto
che tra alcuni mesi la mela sarà tutta grinzosa ma ancora utilizzabile e
risulterà, anzi, ancora più buona.
Non
è possibile che queste due materializzazioni di energia, così diverse sul piano
della stabilità, possano nel nostro corpo avere un effetto assolutamente
neutro.
Se
io mi “costruisco” con la bistecca ho un’energia potente e questo spiega
l’aggressività della cultura occidentale che è una cultura carnivora e che ha
conquistato il mondo rispetto a quella orientale, però è un’energia che crea
dei grossi problemi perchè è una energia di tipo “esplosivo” e noi siamo qui a
sperimentare le difficoltà che essa crea; se ci si costruisce con l’energia del
riso, del grano, dei cereali si ha a che fare con un’energia più tranquilla,
più pacata: un chicco di riso è capace di germogliare dopo molti anni, così il
chicco di grano; allora torniamo, analogamente, al discorso sulla differenza
tra la banana e la mela: tra una bistecca che dopo due giorni a temperatura
ambiente diventa velenosa e un chicco di grano che tra secoli è ancora vitale,
è per lo meno discutibile affermare che è molto meglio potersi permettere la
bistecca e i cereali, semmai, utilizzarli per allevare gli animali che ti
daranno le bistecche. No, se si mangia quel tipo di cibo che a distanza di
secoli è ancora vivo ci si costruisce con una energia diversa: se la
macrobiotica raccomanda che il nucleo fondamentale dell’alimentazione per una
persona che voglia mantenersi sana siano i cereali, lo fa in considerazione
della differenza qualitativa della energia che si esprime in essi.
Se
andiamo a vedere le autentiche ricette della tradizione regionale e non
prendiamo in considerazione i piatti che erano proposti per le grandi
ricorrenze, vediamo che ogni regione ha quelli che oggi chiamiamo primi piatti
che costituivano il piatto unico della dieta quotidiana contadina ed erano,
proprio in quanto fondamentali per assicurare l’energia necessaria per i
pesanti lavori di campagna, prevalentemente basati sui cereali. Sono proprio
questi piatti regionali della tradizione che possono essere utilizzati da un
macrobiotico, con l’unica avvertenza, che ora dovrebbe già essere scontata, che
ci si deve basare, per quanto riguarda i sughi, i condimenti e le verdure che
li accompagnano, su prodotti di stagione e del luogo in cui si vive.
Oggi
già si trovano pizzerie, spaghetterie e ristoranti che offrono la possibilità
di limitare la propria scelta ad un primo che viene servito in misura
abbondante, tale da poter veramente costituire il piatto unico con il quale
risolvere per molte ore, se non per tutto il giorno, il problema della
alimentazione per chi si trova fuori casa per viaggio o lavoro.
Tornando
alle ricette tipiche regionali che costituiscono una invidiata e invidiabile
ricchezza della nostra tradizione, se andiamo ad analizzare anche i piatti con
i quali si celebravano festività e ricorrenze particolari del calendario
scopriamo che, pur prevedendo l’utilizzo della carne e dei dolci, praticamente
assenti nella cucina quotidiana dei poveri, erano comunque macrobioticamente
equilibrati per il fatto stesso che, non esistendo le serre, i congelatori nè i
mezzi di trasporto che consentissero la disponibilità di prodotti provenienti
da regioni lontane, utilizzavano sempre e comunque i prodotti del luogo e di
stagione e gli accostamenti tra le varie componenti del piatto sono, per questi
motivi, macrobioticamente corretti.
L’unico
caso in cui, in Italia, si sono avuti dei problemi è stato dove e quando,
proprio perché molto poveri, i contadini che coltivavano granoturco e grano,
mangiavano il granoturco per vendere, perché più pregiato, il grano: il
granoturco è l’unico cereale che da solo non è sufficiente per sopravvivere e,
giunto in Europa dopo la scoperta dell’America, non apparteneva alla tradizione
storica e alla cultura contadina europea, che non aveva ancora capito che solo
utilizzandolo assieme ai fagioli poteva diventare un alimento completo come già
da secoli si faceva nelle regioni americane da cui questo cereale proveniva.
E’
importante sottolineare che, oggi, si utilizzano quasi sempre i cereali
raffinati che, in questo caso, è un termine da intendersi in senso
assolutamente negativo perchè le farine utilizzate per la nostra alimentazione
sono “morte” e, dal momento che sono state trattate con gli antiossidanti,
possiamo dire che il cibo che la nostra civiltà ci fornisce non è soltanto
costituito di cadaveri, ma di cadaveri mummificati.
Dobbiamo,
invece, mangiare cereali che siano ancora vitali, in grado di portarci una
energia nella pienezza delle sue potenzialità: ecco perché, per fare un esempio
concreto, quando i macrobiotici parlano del riso intendono sempre un riso che
in termine tecnico è definito sbramato, il cosiddetto integrale, che è ancora
capace di germogliare.
Anche
il pane può ritornare ad essere un cibo potente ed equilibrato, come lo è stato
per secoli, ma chi vuole salvaguardare o recuperare la propria salute dovrà
produrselo autonomamente, visto il pessimo livello del prodotto oggi offerto
sul mercato. Dovrà quindi necessariamente procurarsi una macina, perchè la
farina integrale autentica, senza additivi chimici, si deteriora nel giro di
poche ore, dal momento che la molitura trasforma il chicco, che è un essere
vivente con una energia potente ed equilibrata, in un cadavere che non ha più
le caratteristiche di partenza.
Se
è vero che oggi è ancora possibile trovare dei panettieri che fanno il pane
secondo le regole della tradizione, è invece praticamente impossibile
procurarsi nei negozi della farina integrale con la freschezza che la
macinazione casalinga può garantire. Disponendo di una macina si potrà produrre
una buona farina con la quale ci si potrà fare il pane o, meglio ancora se si
ha una malattia da superare, ci si potrà fare il chapati, che conserverà
tutte le proprietà nutrizionali del cereale integrale.
Abbiamo
già detto che procedendo verso lo yang, a partire dai cereali, abbiamo i
formaggi, poi la carne e le uova, che rappresentano il prodotto naturale più
yang che possa entrare nella nostra alimentazione.
Agli
estremi, non più come cibo ma come condimento, abbiamo il sale e lo zucchero
rispettivamente come grande yang e grande yin e, proprio perché grandi estremi,
oltre una certa soglia entrambi possono essere utilizzati per bloccare la vita,
per cui sotto sale si conserva la carne e con lo zucchero la frutta.
Senza
zucchero si può vivere, senza sale se si è vegetariani no, ma bisogna pur
sempre utilizzarlo con intelligenza ricordando che la macrobiotica afferma che
se nella settimana anche una sola volta si mangia un prodotto di origine
animale, come per esempio uova, carne, formaggi, non si deve più utilizzare il
sale nel resto della settimana: è una regola che può essere utile quando si
inizia una alimentazione macrobiotica, dal momento che nell’organismo sono
accumulati i sali derivanti dalla precedente dieta ricca di prodotti di origine
animale ma poi, diventati vegetariani, si scopre che il sale ci vuole in dosi
maggiori. La salinità del nostro sangue ricorda l’acqua del mare da cui
proveniamo come evoluzione e il sale deve diventare un elemento importante
nella dieta di un vegetariano e deve essere sale integrale, il sale non
raffinato: rispetto al cloruro di sodio normalmente in commercio come sale da
cucina è meno salato e più amarognolo, perché in realtà non è costituito
soltanto dal cloruro di sodio, ma da tutti i sali sciolti nell’acqua del mare e
può apportare quindi gli elementi di cui risultiamo privi in conseguenza
dell’uso di alimenti raffinati. Quando si entra nello spirito della
macrobiotica si fatica a capire come ci si possa ridurre ad andare a comprare
in farmacia o nei negozi dietetici la crusca, le pillole di magnesio, di calcio
e dei vari oligoelementi di cui si lamenta la carenza, si vadano a comperare a
prezzi esorbitanti gli integratori vitaminici e salini quando basterebbe usare
il sale integrale, i cereali biologici integrali e le verdure di stagione per
risolvere tutti gli scompensi lamentati.
Un
modo forse un po’ approssimativo ma efficace per riconoscere la valenza yin/yang dei cibi può essere
sintetizzato nella affermazione che, in linea generale, tutti i prodotti di
origine animale hanno uno yang in
eccesso, tutti i prodotti di origine vegetale hanno uno yin in eccesso, i cereali sono nel giusto centro, rappresentano un
ottimo equilibrio tra le due forze.
Questo
perché i cereali sono vegetali, sì, ma il cereale è la forma di vita vegetale
più compatta perchè, come seme, racchiude in sè, condensata, la vita
dell’intera pianta e ne rappresenta il momento più yang: non per nulla i semi
di grano, riso, orzo, segala, avena, miglio, granoturco hanno una capacità
vitale che si conserva per molti anni, se non addirittura per secoli.
Dal
punto di vista macrobiotico è chiaro che se noi ci costruiamo con questo tipo
di energia, utilizziamo quella più stabile e più solida di cui l’uomo possa
disporre perché fornite da esseri viventi che in condizioni naturali sono
capaci di restare vitali per così lungo tempo. La bistecca fornisce un’energia
che nel nostro corpo si libera molto più velocemente ma, a parte le
considerazioni di ordine etico, crea un doppio problema sul piano della salute:
da un lato, proprio in conseguenza della rapidità della sua manifestazione, è
difficile da riequilibrare nel senso che si proverà una sete che dovrà essere
necessariamente soddisfatta, ma questa sete sarà caratterizzata anche dalla
attrazione per le bevande che contengono zucchero e/o alcol e, dall’altro,
determineremo nel nostro organismo un sovraccarico sul piano della eliminazione
delle potenti tossine che essa produce durante la metabolizzazione con, a tempi
lunghi, il rischio di pesanti patologie a carico dei reni, dell’intestino, del
fegato e dei polmoni.
Oggi
qualcuno sorride leggendo che nei secoli scorsi si diceva che le uova hanno
potere afrodisiaco: in effetti, oggi, è una affermazione che non ha più senso
perché siamo talmente “devastati” da alimenti innaturali o comunque
iperenergetici che, se vogliamo sentire qualche effetto sul piano della potenza
sessuale, dobbiamo necessariamente rivolgerci alla chimica e ci troviamo nella
situazione di essere ipereccitati sul piano mentale da un continuo utilizzo
della dimensione erotica a livello pubblicitario e, contemporaneamente, sul
piano fisico, capaci soltanto nelle migliori condizioni di avere prestazioni
rapide, violente ed effimere, come il tipo di alimenti che la nostra civiltà ci
ha portati a consumare. Quando si è raggiunto un buon equilibrio macrobiotico e
si è vegetariani si scopre che si può mangiare una sola volta nell’arco delle
24 ore e capaci, il giorno successivo, di camminare in montagna per oltre dieci
ore completamente digiuni, senza neanche sentire il bisogno di bere un po’
d’acqua. Quando si è in queste condizioni la dimensione sessuale viene vissuta
in modo sereno e non raggiunge mai la eccitabilità ossessiva tipica dei nostri
tempi, si percepisce nettamente l’influenza dei cicli naturali delle stagioni e
delle fasi lunari e l’attività sessuale si presenta come un aspetto
estremamente gradevole, tra i tanti altri, della vita: chi ritiene poco
attraente questa prospettiva può tranquillamente continuare a mangiare
bistecche e gelati.
Se
si diventa vegetariani e si aboliscono le uova per qualche tempo e poi si
prova, a distanza di mesi, a mangiarne, ci si rende conto del notevole aumento
di potenza sessuale che porta questo alimento. Semmai, poi, la macrobiotica
sottolinea che l’uovo ideale è quello gallato di una gallina che razzola a
terra, che vive, cioè, in un pollaio in cui c’è il gallo: questo tipo di uovo
è, in condizioni naturali, disponibile in buona quantità praticamente solo nella
stagione primaverile, perché le galline allevate allo stato naturale fanno le
uova in primavera, poi riducono drasticamente la produzione. Oggi, negli
allevamenti condotti con metodi industriali, la gallina fa un uovo ogni giorno
e quando smette questa cadenza viene automaticamente passata nel reparto di
macellazione perché non rende più e il periodo di massima produzione è
artificialmente prolungato in modo assurdo e inaccettabile perché la gallina
viene costretta in una gabbia in cui non può neanche girarsi e,
contemporaneamente, stimolata con ormoni e sottoposta a sistematici trattamenti
con antibiotici: per cui le uova di oggi sono doppiamente pericolose: da un
lato perché sono l’alimento più yang prodotto dalla natura e dall’altro
contengono un concentrato di prodotti chimici, tutti estremamente yin,
utilizzati nella alimentazione innaturale di questi animali.
Ancora
una precisazione sul fatto che la macrobiotica consiglia, se proprio si
vogliono mangiare le uova, che queste siano gallate.
Con
la fecondazione per opera del gallo l’uovo diventa un principio individuato di
vita e, perciò, portatore dal punto di vista energetico del principio vitale
fondamentale: nel nostro organismo non entrano più soltanto materiali
utilizzabili per la costruzione di nuove cellule, ma viene potenziato e
rinvigorito il centro propulsore. Chi fa, per motivi filosofico-esoterici la
scelta vegetariana non ha bisogno di mangiare le uova gallate per attingere
questo tipo di energia perchè nel momento in cui si mangia una carota, una
cipolla, un rapanello, ... si ottiene lo stesso risultato con, in più, la
certezza che si potenzia la fonte originaria della vita portando nel mondo una
minore sofferenza. E come il macrobiotico che non si prefigge ancora di
raggiungere particolari livelli di intuizione cercherà, in quanto macrobiotico,
le uova gallate così colui che ha fatto la scelta vegetariana baderà nella
scelta dei vegetali di non buttare, come spesso succede, proprio la parte in
cui è condensata in modo più netto il principio originario della vita. Per
questo, quando cuoce la zucca tiene da parte i semi che utilizzerà poco per
volta e in piccole dosi per tutto il resto dell’anno; quando mangia l’insalata
non si limita a tagliarne le foglie ma si servirà anche del colletto radicale
da cui queste traggono la spinta vitale così come porrà la stessa attenzione
per le carote, i ravanelli, i porri, ... . Ovviamente il sapore delle pietanze
così preparate non sarà più quello a cui siamo stati abituati ma sarà anche
diverso, e non poco, il tipo di energia che verrà a costituire la nostra
autoconsapevolezza.
Colui
che ha fatto della macrobiotica una scelta di vita considera fondamentale il
discorso filosofico di cui la macrobiotica è realizzazione sul piano concreto
della alimentazione: chi ha acquisito la coscienza filosofica della unicità
dell’Essere -e qui torna il messaggio esoterico delle parole di Gesù Cristo
nell’Ultima Cena- comprende perfettamente che la violenza e la sofferenza che
caratterizzano i rapporti tra gli uomini nel mondo contemporaneo sono, in
grande misura, conseguenza e karma da pagare che ci deriva anche dalla
brutalità e insensibilità con cui l’uomo, per soddisfare il piacere del gusto,
utilizza senza ritegno forme di vita già così vicine al nostro livello
evolutivo.
Al
tempo stesso intuisce con estrema chiarezza quale sia la vera causa
dell’incredibile aumento delle malattie di tipo degenerativo, oggi diventate
così frequenti. Proviamo a riflettere, per esempio, su due forme di alimenti
oggi comunemente usate per i bambini, come la marmellata o i dolci di origine
industriale e la carne.
Una
buona marmellata, prodotta con frutta sana e coltivata in modo biologicamente
corretto e conservata sotto vuoto ottenuto con la sterilizzazione, è un
prodotto che la macrobiotica consiglia di utilizzare con moderazione, magari
usandola, per esempio, per addolcire una bevanda estiva: una tazza di tè
freddo, addolcito con due cucchiaini di marmellata, consentirebbe a qualunque
bambino sano di smaltire senza problemi lo zucchero artificiale aggiunto alla
conserva di frutta che verrebbe, così, diluito nella bevanda: in tal modo la
potente energia yin dello zucchero viene ammorbidita e si inserirebbe senza
alcun problema nel flusso di energia vitale del bambino.
L’utilizzo
della marmellata come dolcificante diluito in piccole dosi in una bevanda oggi
lascia perplessi e appare ridicolo, dal momento che si utilizzano solitamente
bevande dolcificate con prodotti di sintesi e con una intensità di sapore dolce
molto più accentuata: questo “bisogno” di dolci è determinato anche e
soprattutto dalla presenza in dosi massicce di alimenti molto yang come la
carne o, addirittura, degli insaccati. In questo caso nell’organismo si trovano
ad interagire due forze potenti ed opposte: all’energia espansiva dei dolci in
dosi e concentrazioni molto alte fanno riscontro altre energie di forme diverse
come quelle massicce dei grassi contenuti nei prodotti industriali e quelle
inutilmente potenti e dannosamente alte come quelle di una bistecca o di un
insaccato.
I
conservanti e gli antiossidanti contenuti sia nelle bevande che nei dolci, come
nella maggior parte dei cibi prodotti industrialmente, entrano in circolo
nell’organismo vivente e lì vengono a interferire negativamente, proprio come
conservanti, nel processo di digestione e di assimilazione che sono processi
accelerati di biodegradazione, strutturati in modo da recuperare e utilizzare
l’energia che questi processi liberano. In questo caso la potente energia dei
prodotti di origine animale, quasi mai utilizzata in situazioni che potrebbero
giustificarla come condizioni ambientali di grande freddo o condizioni di super
lavoro fisico, viene a determinare una sinergia negativamente ancora più
pesante con l’effetto della energia degli zuccheri e, in questo contesto già
così dannoso per l’organismo, l’effetto dei conservanti contenuto nei cibi dà
origine a una situazione “esplosiva”.
Se
vogliamo utilizzare un esempio, possiamo pensare alla marmellata sciolta
diluita nel tè come a una cucchiaiata di polvere pirica con la quale si può
costruire una miccia che brucia all’aria aperta, senza danni. Se, nel corpo, si
ritrova una concentrazione ben più alta di zuccheri semplici che interagiscono
con energie di segno opposto, come quelle della carne, dei conservanti, del
sale in quantità eccessiva, si creano le condizioni analoghe a quando la
polvere pirica viene in dosi più massicce rinchiusa in un contenitore che tende
ad impedire la espansione dei gas sviluppati dalla sua combustione: dal momento
che nell’organismo vivente, che può controllare solo entro certi limiti il
flusso di energia, questa miscela energetica innesca un processo con intensità
e velocità eccessive, la situazione diventa insostenibile. Ecco perchè,
considerato che tutto ciò si ripete giorno dopo giorno e, troppo spesso, in un
contesto di fattori esterni di inquinamento che indeboliscono le normali difese
dell’essere umano, prima o poi saltano i meccanismi di autocompensazione e di
smaltimento delle tossine che un organismo normale sa mettere in moto e si
hanno le reazioni incontrollabili e demolitrici a carico degli organi e dei
tessuti che tendenzialmente, in ogni singola persona, rappresentano il punto
geneticamente più debole.
Possiamo
utilizzare un’immagine che a taluni potrà sembrare irriverente ma che richiama
efficacemente questo discorso. Il corpo della persona umana, come quello di
tutti gli animali, può essere visto come la materializzazione di una energia
che si origina all’interno di un “tubo” che parte dalla bocca e si conclude con
l’ano. E’ nel vuoto di questo condotto che dal cibo viene estratta l’energia
che poi si ristruttura attorno a questo condotto secondo schemi che si sono
raffinati e consolidati attraverso una evoluzione di milioni di anni. A livello
genetico –in realtà l’origine di questi meccanismi è esotericamente individuata
su quelli che vengono identificati come “corpi sottili”- abbiamo la mappa in
base alla quale l’energia che viene messa a disposizione nel campo adiacente a
questo “tubo digestivo”, a questo vero e proprio buco nero nel quale la materia
di cui sono costituiti i cibi scompare dall’orizzonte degli eventi, viene a
plasmarsi e a manifestarsi come corpo fisico e qualunque malformazione deve
essere vista, in ultima analisi, come il risultato di una carenza o di un eccesso
di energia. L’eccesso di yin o di yang introdotti nel tubo
digestivo devono necessariamente esprimere le loro potenzialità e, quando si
superano le soglie di taratura del singolo individuo, i pur flessibili
meccanismi di autoregolazione saltano e sul piano concreto si manifestano le
patologie o a carico degli organi geneticamente più fragili o a carico degli
organi costretti a fare fronte a situazioni insostenibili, dovute alle
scorrette scelte alimentari sedimentatesi come irrinunciabili abitudini nel
corso degli anni.
Riprendendo
il discorso sui cibi yang e, in particolare, dei prodotti di origine animale,
troviamo il formaggio che è meno yang
della carne e, per questo motivo, si conserva e, anzi, con il tempo matura e si
insaporisce ulteriormente mentre la carne, come yang, ormai estremo dal punto di vista biologico, per la legge del
divenire tende rapidamente a trasformarsi nel suo opposto; per conservare la
carne occorre utilizzare tecniche particolari come la salagione,
l’essiccamento, l’affumicatura, la immersione nell’olio o nel grasso o in
salamoie, molte volte utilizzando ancora prodotti chimici e spezie come nel
caso dei salumi: in tutti questi casi si ottiene un prodotto che è praticamente
mummificato e che diventa nel nostro organismo un elemento di pesante disturbo
per il fatto che il nostro sangue, che costituisce il sistema di circolazione
che distribuisce in tutte le nostre cellule l’ossigeno e gli elementi
nutritivi, diventa una vera e propria cloaca in cui si devono smaltire anche questi
prodotti che hanno bloccato nella carne di un cadavere il naturale processo
biologico di degradazione.
Con
queste considerazioni il macrobiotico che ha capito il messaggio esoterico se,
da un lato, non mangerà più la carne fresca e men che meno la carne
mummificata, dall’altro utilizzerà con estrema moderazione i formaggi molto
stagionati e piccanti, proprio sapendo che quanto più il nostro sangue deve
smaltire tossine tanto meno potrà consentire la costruzione di cellule pulite e
capaci di sintonizzarci su livelli più alti di pensiero: tutte cose che il
macrobiotico ha già sperimentato su di sè nel senso che quando il suo corpo è
ormai ripulito, gli segnala nell’arco delle 24 o al massimo 48 ore che sta
affrontando un lavoro di “rimozione
rifiuti” assolutamente eccezionale invariabilmente ogni volta che nella sua
dieta compare qualche formaggio particolarmente piccante o, ancora più,
fermentato.
Tornando
alla carne, quando ci si prospetta la possibilità di utilizzarla come alimento
cerchiamo sempre di richiamare alla nostra mente l’incontestabile fatto che a
temperatura ambiente, dopo poche ore, la carne si decompone liberando tossine
molto potenti pur non essendo sottoposta agli aggressivi processi di
demolizione fisico-chimica che caratterizzano il processo digestivo e che, nel
nostro corpo, prima che possano essere eliminati i suoi residui passano non
meno di 36 ore: non per nulla gli animali che sono per natura carnivori hanno
un intestino molto più corto del nostro, se rapportato alle reciproche dimensioni
corporee. Una delle tipiche malattie nate dalla abitudine a mangiare cibi
sempre più raffinati è la stipsi la quale, a sua volta, è una delle cause del
sempre più alto numero di casi di carcinomi intestinali.
In
qualunque pezzo di carne si innesca, nello stesso istante in cui l’animale
viene ucciso, il naturale processo di degradazione e, proprio per questo, anche
i tentativi di fermare questo processo con tecnologie tradizionali come avviene
con gli insaccati o con tecnologie moderne come la surgelazione, i risultati sono sempre relativi e il nostro
corpo viene sottoposto a un pesante lavoro di pulizia, come testimoniano
l’odore molto più acre delle feci, dell’orina e della sudorazione di chi mangia
carne. Se noi prendiamo una cipolla, una carota, una patata, ... le possiamo
tagliare anche in più parti ma tutte quelle che contengono anche solo
parzialmente la zona del germoglio conservano la loro capacità vitale tanto
che, se lasciate alcuni giorni nel frigorifero, vediamo i germogli che ancora
tentano di spuntare e se le mettessimo nella terra dimostrerebbero la loro
capacità di riprendere il loro ciclo vitale: sono vive, non sono ancora un
cadavere.
In
questi ultimi anni si sta diffondendo sempre più l’utilizzo di patate, cipolle
e scalogni irradiati per impedire la loro germogliazione: sono verdure che
arrivano soprattutto dalla Francia e che non sempre vedono riportata sulla loro
confezione la precisazione del trattamento di “conservazione” applicato. Una
cipolla normale può risultare, dopo alcuni mesi di conservazione, con la parte
esterna che comincia a marcire ma il germoglio è vivo e, anzi, tende a
svilupparsi e a crescere mentre nel caso della verdura irradiata è proprio il
germoglio che marcisce per primo. Pensare che per il mantenimento della salute
nel nostro organismo l’utilizzo di questi due tipi di verdure sia assolutamente
ininfluente è colpevole superficialità che ci rimanda, ancora, alla
disinvoltura con cui vengono immessi sul mercato i prodotti geneticamente
modificati.
All’interno
di questo discorso è bene fare ancora una puntualizzazione. Nella nostra
civiltà dei consumi abbiamo diviso il mondo tra chi non ha di che vivere in
modo sufficiente e chi, invece, ha anche il superfluo. Il mercato che questi
ultimi hanno creato pone regole tali per cui nella produzione dei beni di
consumo si crea automaticamente, in campo alimentare, una grande quantità di
scarti costituiti dai prodotti che non hanno caratteristiche esteriori adeguate
per spuntare prezzi remunerativi, per cui quando andiamo ad acquistare, per
esempio, una confezione di carote troveremo sempre esemplari di dimensioni
medio-grandi e di forma regolare. In realtà la grande industria recupera in
vari modi le carote di dimensione e forma non sufficientemente attraenti per
essere vendute, trasformandole in prodotti conservati che, per le loro
caratteristiche, prevedono lo sminuzzamento della verdura. Tuttavia il
cosiddetto mercato ha finito per imporre comportamenti di rifiuto, da parte del
consumatore, di prodotti che non abbiano dimensioni e conformazione accettabili
e tutto ciò ha finito per determinare una vera e propria insensibilità nei
confronti di comportamenti che ancora all’inizio della seconda metà del
novecento erano in tutta Europa vissuti nella pratica quotidiana della famiglia
e insegnati nella scuola.
Si
cresceva avendo imparato a rispettare il pezzo di pane che non doveva mai
essere buttato, si recuperava da terra il chiodo anche vecchio e arrugginito
perchè poteva ancora sempre servire, si badava ad usare l’acqua con moderazione
perchè era troppo recente l’esperienza del tempo in cui ce la si doveva
procurare prelevandola con un secchio dal pozzo. In questo contesto, quando
nell’orto si raccoglievano le patate o le carote non veniva buttato nulla,
perchè anche gli esemplari più piccoli venivano riciclati dai conigli, dalle
galline, dal maiale. Oggi nei nostri paesi cosiddetti evoluti questo riciclo
naturale ha una dimensione assolutamente marginale che si sta ancora riducendo
perchè praticato esclusivamente da persone sempre più anziane e sempre più
emarginate.
Ebbene,
il macrobiotico ritorna a questo tipo di comportamenti: se non lo fa non ha
capito e fatto suo lo spirito autentico della scelta che pure crede di avere
abbracciato e prima o poi si ritroverà nel gregge di coloro che
rincitrulliscono davanti al televisore. Il macrobiotico non si ripropone,
necessariamente, di allevare i conigli o il maiale ma necessariamente recupera
il rispetto per la vita che i nostri vecchi avevano acquisito dalla durezza
delle condizioni del mondo esterno in cui la loro stessa vita si svolgeva. Il
macrobiotico non butta via la carota striminzita e lunga pochi centimetri
perchè vede in essa un principio individuato di vita: stiamo parlando di una
persona che sta rivoltando la terra del proprio orto perchè ora, raccogliendo
le carote, intende usare la stessa porzione di terra per coltivare qualche
altra verdura. Questa persona ripulirà la carota sotto l’acqua con uno
spazzolino e la utilizzerà in una insalata dove questa forma di vita, anche
piccola e apparentemente mal riuscita, contribuirà con la propria energia a
continuare la nostra esperienza di crescita e, anzi, la energia che essa sarà
in grado di fornirci, sarà qualitativamente migliore di quella fornita da una
carota di dimensioni ben più consistenti arrivata da una serra protetta e, lì,
costretta a crescere in modo innaturale con stimoli chimici.
Questo
rispetto per la vita, che è anche la nostra vita, coglie a fondo il significato
esoterico dell’affermazione evangelica secondo cui tutto ciò che viene fatto al
più piccolo degli esseri è fatto a Dio stesso.
Sul
finire dell’ottocento, un vecchio capo pellerossa che aveva visto da vicino il
modo di vivere degli uomini bianchi nelle loro città ha affermato che questa
civiltà sarebbe morta soffocata dai propri rifiuti: in quel momento egli non
poteva certo immaginare che tra i rifiuti da smaltire ci sarebbe stato anche il
plutonio delle centrali nucleari e delle bombe atomiche, ma dal disprezzo per
quelle piccole cose che nella sua vita egli aveva sempre rispettato non ha
potuto trarre che una intuizione che oggi, drammaticamente, verifichiamo come
rischio concreto.
Quando
si decide di ridurre i prodotti di origine animale, per molto tempo si avrà
ancora un residuo di yang da
smaltire, per cui si potranno impunemente utilizzare cibi molto yin, come ad
esempio il vino, i dolci, le marmellate, magari perché fatte da noi, ma quando
si diventa vegetariani da lunga data, ci si rende conto della enorme differenza
per quanto riguarda la nostra salute tra il dolce prodotto dalla natura, come
potrebbe essere la frutta cotta, eventualmente resa più saporita con l’aggiunta
di un po’ di sale, e il dolce “artificiale” ottenuto aggiungendo ancora, alla
frutta cotta, dello zucchero; così come, per continuare con gli esempi
concreti, il vino anche se buono deve essere utilizzato con molta moderazione,
e per vino buono si intende non tanto il vino a denominazione di origine
controllata e garantita quanto piuttosto, semplicemente, il vino ottenuto dalla
fermentazione dell’uva, assolutamente senza l’utilizzo di prodotti chimici come
conservanti o correttivi.
E’
importante a questo punto mettere ancora una volta a fuoco una precisazione: la
scelta macrobiotica non vieta di mangiare la carne, semmai ci vieta le uova e
la carne di animali come vengono allevati industrialmente oggi, ma se si riesce
ad avere del pesce pescato in un posto decente o la carne di animali allevati
allo stato naturale ce ne possiamo anche servire, magari per sottolineare
ricorrenze particolari. Abbiamo già detto che la macrobiotica non li vieta ma,
semplicemente, li sconsiglia perché sono yang potenti, per cui sottolinea che
questo grande yang va poi equilibrato con molta verdura, magari verdura cruda,
frutta, anche con del buon vino..., però è il discorso dell’altalena: quanto
più ci si allontana dal perno centrale, tanto più l’equilibrio diventa
instabile e difficile da mantenere.
Questo
a tempi brevi.
A
tempi lunghi la eliminazione del grande yin, come lo zucchero e gli alcolici, e
del grande yang, come i prodotti di origine animale, porta il nostro organismo,
a livello cellulare, ad una grande purezza che consentirà di accedere
facilmente a pensieri e intuizioni prima irraggiungibili e, con ciò, si verrà a
modificare anche i nostri corpi sottili.
Questo
processo di progressiva purificazione che interessa il corpo fisico e i corpi
sottili, che sono tra loro in un rapporto di interscambio continuo, a tempi
lunghi ci trasformerà completamente: allora saremo diventati canali attraverso
i quali si manifestano energie di livello superiore e, ciò facendo, saremo tra
coloro che lavorano per costruire un mondo migliore.
In
quelle condizioni non saremo tanto riconosciuti per ciò che sapremo fare, dire
o scrivere quanto piuttosto per avere trovato la forza di scegliere di
diventare canali più raffinati attraverso i quali scorrono e si irradiano i
livelli di energia creatrice piuttosto che momenti nei quali si realizzano le
pur necessarie forme di demolizione e rimozione rifiuti.
Chi
crede nella Bibbia può andare a leggere il primo capitolo del libro di Daniele.