3.5 – Scelta macrobiotica in caso di malattia
(.htm)La
scelta macrobiotica non è una bacchetta magica che risolve i problemi di salute
con la rapidità che ci siamo abituati a pretendere in questi nostri tempi
convulsi. Alla base della macrobiotica c’è l’affermazione che tutta la realtà è
governata dalla legge di causa-effetto e il processo di guarigione soggiace
alla stessa legge, per cui si tratta di affrontare uno
squilibrio preesistente che necessariamente comporterà tempi che non possono
essere sempre definiti a priori ma che, comunque, saranno sempre correlati alla
gravità della malattia che si è instaurata e al livello di tossine che
l’organismo ha accumulato negli anni precedenti e che necessariamente devono
essere eliminate.
Il
meccanismo di fondo della guarigione macrobiotica può
essere sintetizzato in questi termini: in una decina di giorni dall’inizio di
una alimentazione corretta la qualità globale del sangue diventa buona e, da
quel momento, le nuove cellule create dall’organismo saranno cellule sane. In
questi giorni iniziali la sintomatologia della malattia in atto non migliora
ma, anzi, si acuisce dando la sensazione che la situazione stia sfuggendo di
mano. In realtà l’organismo utilizza tutti gli spazi e l’energia a sua
disposizione per liberarsi quanto prima possibile dello squilibrio precedentemente accumulato in rapporto alla gravità della
malattia in atto per cui, se la qualità del sangue di nuova formazione è la
prima ad essere riveduta e corretta, una disfunzione instauratasi in un organo
interno richiede tempi anche molto lunghi, nella misura in cui si deve
letteralmente ricostruire con cellule sane una struttura compromessa da anni di
squilibri accumulati; per tale motivo nel torrente sanguigno saranno presenti
in tutto questo periodo le sostanze di rifiuto originate dal processo di
demolizione-ricostruzione delle strutture colpite dalla patologia che si era
instaurata.
Ancora
una volta, cioè, occorre ribadire che non esistono
scorciatoie o bacchette magiche che risolvono in poco tempo il risultato di
squilibri accumulatisi per anni o decenni. Tutto va pagato: una delle critiche
più pesanti che il pensiero macrobiotico rivolge alla
medicina contemporanea è quella di avere fatto propria, contribuendo così ad
ulteriormente radicarla nella cultura dei nostri giorni, l’aspettativa e la
speranza di poter risolvere un problema di salute senza dover modificare il
proprio modo di vivere, senza dover ridiscutere la filosofia che ci ha fino a
quel momento ispirati.
Una artrite, per esempio, come
infiammazione che colpisce i vari tessuti delle articolazioni, può essere
guarita con relativa facilità se l’organismo è ancora giovane e possiede ancora
la capacità di ricostruirsi velocemente, mentre in età
più avanzata richiederà lunghi anni di sacrifici, per diventare poi
praticamente inguaribile allo stadio degenerativo di artrosi dove, allo stato
di infiammazione ormai cronica, si accompagnano usura delle cartilagini, deformazione della morfologia articolare e
ridottissima capacità di autorigenerazione dovuta
all’età avanzata.
In
conclusione, tentare di guarire con la macrobiotica malattie
degenerative giunte alla fase più avanzata è, praticamente, impossibile
sia perchè per utilizzare la macrobiotica come metodo
di cura occorre ancora avere una riserva di energia vitale sufficiente per
affrontare il periodo che può essere lungo e doloroso, della durata anche di
anni, per la eliminazione delle tossine precedentemente accumulate sia perchè con l’avanzare degli anni la velocità di
ricostruzione dei tessuti diminuisce vistosamente.
Se prendiamo in considerazione, per
esempio, un morbo di Hodgkin giunto allo stadio
finale con metastasi disseminate occorre prendere atto che tale situazione si è
determinata, secondo la macrobiotica, a causa di un radicale logoramento,
durato anni, in cui si è passati continuamente dal grande yang
dei prodotti animali al grande yin dei prodotti ultra
zuccherati delle pasticcerie o delle bevande artificiali: una situazione così
degradata non è più recuperabile perchè quando si è
giunti a questo livello di logoramento dell’energia vitale non c’è più alcuna
possibilità di guarigione fisica, utilizzando la macrobiotica.
Il
tentativo di guarigione fisica attraverso la macrobiotica riesce solo se ancora
c’è una energia vitale sufficiente a sostenere il
processo di depurazione che sottopone l’organismo ad una prova impegnativa, con
la necessità di superare difficoltà e problemi che saranno sempre direttamente
proporzionali alla gravità dello squilibrio che si è cronicizzato.
La
scelta macrobiotica dà i migliori risultati quando ancora non si sono assunti
farmaci. In caso contrario si dovrà cessare immediatamente di utilizzarli,
mettendo in conto che il percorso di depurazione sarà ulteriormente appesantito
dalla maggiore o minore quantità e durata nel tempo dei farmaci assunti in
precedenza. Le uniche cure parallele accettabili all’interno di una scelta macrobiotica
possono essere gli interventi dell’agopuntura e della omeopatia,
che vengono visti come possibili coadiuvanti, così come possono essere
positivamente utilizzati i prodotti della farmacopea naturale come, tanto per
fare uno degli esempi più importanti, l’argilla; ma sempre sottolineando che la
cura che risolve alla radice i problemi è sempre e soltanto una vita vissuta
avendo imparato a gestire la dialettica delle energie opposte e complementari yin/yang.
Proprio
in considerazione di ciò, se è ammissibile iniziare la cura affidandosi alle
direttive di un esperto macrobiotico che deve anche
poter garantire le conoscenze mediche necessarie per evitare che la situazione
possa sfuggire di mano, è comunque indiscutibile che il periodo di cura deve
necessariamente coincidere con lo studio approfondito dei principi basilari su
cui si fonda la macrobiotica che è e resta sempre un metodo di autocura. Ciascuno deve essere il medico di se stesso e lo
specialista che oggi chiamiamo medico e la struttura
che chiamiamo ospedale devono essere coinvolti soltanto nel caso di incidenti e
traumi che richiedono conoscenze specifiche e specialistiche.
Di fronte alla malattia la macrobiotica sottolinea
innanzitutto la necessità di una revisione radicale del nostro modo di vivere,
nella certezza che qualunque problema ci troviamo nella vita è dovuto al fatto
che o dobbiamo pagare un debito precedente o è l’occasione per fare un passo
avanti sulla strada della evoluzione spirituale: in realtà, per chi ha colto
l’assoluta razionalità dell’essere, sono sempre contemporaneamente presenti
entrambe le componenti.
Sono
affermazioni, queste, che una medicina sintomatica non potrà mai accettare perchè noi ci troviamo su un piano filosofico-religioso
che consapevolmente ricorre alla indispensabile
competenza dei medici e dei chirurghi soltanto quando siamo profondamente certi
nella nostra coscienza di avere fatto tutto il possibile per non sfuggire al
dovere di farci carico delle nostre responsabilità: nella quasi totalità dei
casi, oggi, il ricorso al medico si inserisce invece come momento organico
della nostra sistematica pretesa di eliminare le difficoltà della vita senza
mai assolutamente porci il problema se queste difficoltà non siano, invece,
conseguenze del nostro modo di vivere, la vera causa ultima della disarmonia
che si manifesta come squilibrio e malattia.
Per
un macrobiotico dovere ricorrere all’aiuto di qualcun altro per recuperare la
salute rappresenta sempre un momento di autocritica,
dal momento che l’assunto fondamentale in cui egli crede è che la malattia è
uno squilibrio che si è instaurato per ignoranza o per colpa: questa
affermazione è una delle conseguenze della certezza che il mondo ha un senso,
che tutto è governato da una legge suprema per cui sia la malattia che la
guarigione sono sempre momenti di un processo di giustizia assoluta.
Nell’universo
non esistono nè premi nè
castighi nè, tanto meno, possibilità di sconti o di
colpi di fortuna: il compito evolutivo dell’essere umano è di prendere atto che
il grado di libertà nelle scelte, che lo distingue dagli animali, è una marcia
in più che deve essere pagata nella misura in cui ancora non ce la siamo
coscientemente conquistata e la malattia e la sofferenza che si accetta per
uscirne è l’unica moneta valida per diventare veramente liberi, cioè coscienti fino in fondo che qualunque sia la situazione
in cui ci troviamo “ce la siamo voluta”: affermazione che acquista il suo
significato più profondo nell’ottica del karma pregresso, previsto dalla
dottrina della reincarnazione.
Questo
ordine di problemi viene ripreso nella sezione quarta.
In
ultima analisi, la situazione ideale è quella di chi tenta l’esperimento di una
vita modulata sui principi della macrobiotica non già spinto da gravi problemi
di salute ma da una crisi spirituale, dall’esigenza di rimettere in discussione
i principi e i valori filosofico-religiosi che danno
un senso alla vita: in questo caso il cambiamento del
modo di vivere ha, sul piano fisico, dei riscontri precisi, immediati ed
evidenti che non si traducono in una difficile fase di recupero da patologie
più o meno gravi. Ciò che va ribadito con estrema
chiarezza è che, con la macrobiotica, l’organismo viene messo nella condizione
ideale di saldare i debiti karmici precedentemente
accumulati perchè, se è vero che il corpo viene messo
nella condizione migliore per esprimere le proprie capacità di autoguarigione, è ancora più vero che la scelta
macrobiotica ci rimette ineluttabilmente di fronte a tutto il debito karmico pregresso e che va pagato.
Se
si decide di operare la scelta macrobiotica in età non
più giovane, ci si troverà ad avere un organismo che, pur essendo messo nella
condizione di raggiungere il livello di efficienza ottimale, rivelerà
necessariamente una ormai ridotta potenzialità di energia vitale.
La
decisione di reimpostare la propria vita è, comunque,
un investimento sempre positivo perchè, se anche
avvenisse in età molto avanzata, la scelta macrobiotica potrà, magari, portare
“soltanto” alla guarigione spirituale nel senso che la consapevolezza di essere
giunti al capolinea come esistenza terrena, se può di solito tradursi in uno
stato d’animo che oscilla tra la disperazione e la maledizione di un destino
crudele o, più raramente, in un ritorno alla fede in precedenza magari poco praticata,
diventa in questo caso la scoperta di un nuovo modo di guardare alla vita e
alla sofferenza in cui ci si trova, tanto da tradursi nel miglior investimento
sul piano evolutivo: negli ultimi giorni di vita si potranno mettere le basi
per una futura esistenza nella quale si partirà con la disponibilità interiore
a non rifiutare la possibilità che, allora, ci verrà inevitabilmente e
tempestivamente offerta di vivere utilizzando i principi di questa filosofia
antichissima e sempre rivoluzionaria.
Come esempio di ciò che significa
affrontare la inevitabile fase di depurazione possiamo citare il fatto che, se
si è raffreddati e si comincia una alimentazione macrobioticamente
corretta, il raffreddore esplode con una virulenza incredibile, magari con una
sintomatologia da bronchite, nel senso che la scarica di tossine si sviluppa
con la massima intensità sopportabile dalle condizioni dell’organismo: sarà
soltanto dopo mesi o addirittura l’anno dopo che non si avranno più raffreddori
e, allora, nel caso ci si trovasse in situazioni particolari di squilibrio con
eccesso di yin per cui si percepiscono i primi
sintomi di un possibile raffreddore, lo si potrà bloccare in poche ore
scegliendo un livello più yang nella propria
alimentazione.
Per
chi è malato Ohsawa consiglia la dieta N° 7, cioè una
alimentazione costituita al 100% di cereali, un consiglio che è poi stato
mitizzato e demonizzato, ma la dieta N° 7 non è la dieta che Ohsawa suggerisce
a chi vuol seguire i principi della macrobiotica.
Ohsawa
era una persona intelligente e, come tale, mentalmente flessibile: quando
veniva in Europa e si trovava in Francia, amava gustare il moscato francese,
che egli definiva pur sempre come bevanda da utilizzare con moderazione in quanto portatrice di una carica yin
potente, ma neppure da paragonare a bevande come la Coca Cola che è
assolutamente sconsigliata dal punto di vista macrobiotico. Questo perché uno
spumante fatto con l’uva seguendo metodi naturali è una bevanda delle
“occasioni particolari” macrobioticamente ammissibile.
Ohsawa,
quando incontrava degli allievi che lo invitavano a pranzo a casa loro e, per
testimoniare la loro scelta macrobiotica, gli servivano invariabilmente il
piatto di riso sbramato e azuki li rimproverava,
dicendo che non avevano capito molto, perché un macrobiotico che si rispetti, che ha raggiunto la salute e l’equilibrio mangia
di tutto… oh, è chiaro che il macrobiotico come dessert mangia una mela cotta,
oppure, dice Ohsawa, come dolce potresti offrire una tazza di latte di capra,
per gustare quel sapore dolce-salato del latte fresco di capra, perché il
macrobiotico riacquista la sensibilità verso i sapori della natura, quindi non
ama il dolce comprato in pasticceria, semmai ama il dolce fatto in casa secondo
le ricette dei nostri vecchi, che usavano lo zucchero con estrema moderazione
semplicemente perché non poteva essere prodotto in casa.
Ecco
quindi che non bisogna fare gli eroi: la dieta N° 7 è per chi è malato e deve
curarsi e, anche in quel caso, da utilizzare con intelligenza e solo per un
breve periodo.
Per
chi ha problemi di salute anche gravi, ma ancora recuperabili, si consiglia di
iniziare per cinque giorni con il pasto monopiatto,
nel senso che si può mangiare a volontà riso integrale bollito senza sale, per
poi continuare ancora per altri cinque giorni sempre con il riso sbramato
bollito ma, questa volta, con il sale integrale che lo renda
più appetibile. In questo modo si ottengono due importanti risultati: da un
lato si riconquista la capacità di gustare i sapori naturali, molto lontani dalla intensità e violenza dei sapori a cui la persona si
era in precedenza abituata e, d’altro canto, si capisce più velocemente quali
sono gli alimenti che hanno creato i problemi di salute di cui ci si vuole
liberare nel senso che, con la dieta n. 7, si sentirà la mancanza in modo netto
proprio di quel tipo di cibi le cui tossine si stanno smaltendo, così come il
fumatore sente il bisogno di fumare proprio quando il tasso di nicotina nel
sangue si è ridotto perché il corpo è riuscito a eliminarlo per la quantità
maggiore. Se si mangia dall’antipasto al dolce diventa
impossibile individuare gli alimenti che hanno creato squilibrio e problemi.
Allo
stesso modo, in questi primi dieci giorni, si procede con le bevande: in questa
fase iniziale di cura si deve bere soltanto acqua naturale, ogni volta che si
ha sete. Occorre però ricordare che non si deve bere mangiando, per essere
costretti a masticare più accuratamente il riso e, poi, bevendo fuori pasto,
anche l’acqua va “masticata”, nel senso che si deve bere molto adagio e a
piccole dosi. L’affermazione che con la macrobiotica si deve soffrire la sete è
nata dalla cattiva interpretazione del principio per cui
bisogna mangiare in modo da dover bere il meno possibile. Quest’ultima
affermazione è stata a sua volta male interpretata da chi non ha capito a fondo
la dimensione dialettica yin/yang
su cui si fonda la macrobiotica.
Se
si mangiano prodotti di origine animale si avrà più
sete e si dovrà necessariamente bere molto di più, sempre rispettando le modalità
suggerite in precedenza. Se, invece, si mangiano cereali e verdure si può trovare con relativa facilità la quantità di sale e di
condimenti così come la quantità di acqua per la cottura, tali per cui non si
beve mangiando e non si dovrà bere neppure dopo, durante la digestione,
semplicemente perchè nell’organismo c’è già la giusta
quantità di acqua per la perfetta digestione e assimilazione del cibo.
Quest’ultima affermazione non deve essere considerata come una meta da
perseguire con rigidità mentale e con un rigore che può diventare un autentico
masochismo, ma deve invece essere tenuta presente come un ineludibile
punto di riferimento che può diventare prezioso per imparare a gestire sempre
meglio la dialettica yin/yang.
Facciamo
un esempio concreto. Si è in vacanza in montagna e si è deciso di trovarci con
gli amici, dopo cena, per passare una serata seduti
attorno al fuoco, immersi nel silenzio e nella magia della radura di un bosco.
Dal momento che si è programmata questa esperienza si
potrà fare cena regolarmente ma, poi, si cercherà di bere il meno possibile,
anche soffrendo un po’ di sete, sapendo che di lì a poco, quando saremo in
compagnia dei nostri amici, dovremo affrontare alcune ore di temperatura
piuttosto fredda, pur trovandoci seduti in circolo attorno al fuoco: in quel
momento il bisogno di bere sparirà e, anzi, verificheremo concretamente che
l’avere ridotto la quantità di liquidi nel nostro corpo ci renderà più yang, in grado di meglio sopportare lo yin
del freddo che alle nostre spalle si farà senz’altro sentire.
Tornando
ai consigli sul bere, occorre ancora tenere presente che nei primi mesi di
macrobiotica come regime curativo, pur essendo in questo caso l’alimentazione
rigidamente vegetariana, si avrà pur sempre bisogno di bere in quantità
maggiore perchè ci si troverà a perdere peso e, nello
smaltire i grassi in precedenza accumulati, ci si troverà nelle condizioni di
chi “si alimenta” con cibi di origine animale: sarà
proprio in questa fase che si sentirà il bisogno e la voglia di quel tipo di
bevande che negli anni precedenti avevano contribuito a creare, insieme e in
conseguenza dell’eccesso di yang dei prodotti
animali, lo squilibrio che poi è sfociato nella sintomatologia patologica di
cui ora ci si vuole liberare.
Una
situazione analoga si registra anche quando, macrobiotici da lunga data ma
attestati su una gestione ancora un po’ approssimativa della alimentazione,
con il cambio di stagione si ha il passaggio dalla temperatura ancora fresca
della primavera al grande caldo dell’estate: al comparire dei primi caldi
particolarmente pesanti ci si può trovare nella condizione di non avere più
appetito perchè nei mesi precedenti si è mangiato più
di quanto fosse strettamente necessario e l’organismo segnala con l’inappetenza
la necessità di ridurre l’assunzione di cibo in conseguenza del minor fabbisogno calorico. In questo caso non
bisogna in alcun modo stimolare con cibi particolarmente saporiti un appetito
che è fisiologicamente ridotto. Si avrà invece sete, più del solito, e quindi
si dovrà bere quanto basta, visto che è una “sete
legittima”, determinata cioè dal fatto che si stanno bruciando i grassi
accumulati e ci si trova, quindi, nella condizione di avere un maggior bisogno
di acqua come tutti coloro che si cibano di prodotti di origine animale.
I
giapponesi con la filosofia e la religione Shinto
propongono nei loro templi come offerta rituale, in due ciotole, il riso e il
sale: è il piatto rituale offerto agli dei e, di
conseguenza, è il cibo di base per un monaco shinto,
per un monaco zen. Noi non siamo monaci, quindi ridurre la nostra alimentazione
al riso e sale integrale ha senso quando siamo malati e, comunque,
solo per un breve periodo, per venire a capo più rapidamente dei nostri
problemi.
Attenzione,
però, perché quando, seguendo i principi della macrobiotica, si aboliscono i
medicinali e si segue la dieta N° 7, i sintomi delle malattie esplodono: non
spariscono, esplodono; noi siamo abituati a prendere le medicine e pretendere
che queste facciano subito effetto. Avendo mal di testa, si prende l’aspirina e
in 5 minuti il dolore sparisce: in realtà si è accumulato uno squilibrio
sull’altro. Se si soffre di emicrania e si comincia
seriamente un regime macrobiotico il mal di testa aumenta e comincia a
imperversare per giorni e giorni e magari per due o tre mesi con una sofferenza
lancinante: in realtà è il corpo che si sta ripulendo con quanta più velocità
possibile gli è permesso, per cui se ci si era abituati, per anni, a bere caffè
e la caffeina ci ha dilatato le arterie del cervello per così tanto tempo,
l’inizio di una alimentazione macrobioticamente
corretta determinerà le condizioni per cui, almeno per 15 giorni, se non un
mese o più, si avrà mal di testa; questo perché le arterie si restringono,
perché non c’è più l’effetto della
caffeina a cui si era abituati: ecco il mal di testa e lo si deve
sopportare perché è il prezzo da pagare per tornare in equilibrio.
Quando
si inizia per la prima volta una alimentazione
seguendo i principi della macrobiotica iniziano sempre le scariche di tossine
accumulate in precedenza. Queste scariche possono variare molto, in conseguenza
dell’età, dell’attività fisica svolta e del tipo di squilibrio che deve essere
smaltito: possono manifestarsi come mal di testa, eczemi, pruriti, crampi,
catarro, dolori alle articolazioni o manifestarsi come infiammazioni di zone e
organi particolari del corpo: sono tutte scariche da accettare come momento positivo, in quanto testimoniano che l’organismo è ancora in
grado di reagire.
In
questo caso bisogna però muoversi con un minimo di cautela: se abbiamo 60 anni
e il corpo comincia a dare segni di cedimento è meglio accostarsi alla
macrobiotica con molta cautela, ma se abbiamo 20, 30 anni possiamo andare giù
duro e, dopo una decina di giorni di dieta n. 7 che permette di mettere meglio
a fuoco la situazione, nel senso di farci capire quali erano i cibi che hanno
compromesso in misura maggiore il nostro equilibrio yin/yang, si può insistere su un piano di stretto vegetarianesimo, mantenendo sempre il principio che
l’energia e le calorie di cui l’organismo ha bisogno devono essere fornite dai
cereali integrali, mentre la frutta e le verdure di stagione devono fornire il
contorno di vitamine, il comburente necessario per la corretta utilizzazione del combustibile.
In
questo caso, se siamo forti abbastanza per sopportare
le reazioni di assestamento sui nuovi equilibri da parte del corpo, scopriremo
che si tratta di una reazione di pulizia e di liberazione. Qui si rivela
importante la fiducia nell’ordine dell’universo, la fiducia nella legge di Dio:
è la componente filosofica che sta alla base di tutto
il nostro discorso e che è fondamentale almeno quanto la corretta scelta degli
alimenti.
Riprendiamo
il discorso su alcune scariche possibili. Abbiamo già parlato del mal di testa,
ora un cenno sugli starnuti.
Se gli starnuti si manifestano nei
primi minuti dopo che ci si è alzati da letto, potrebbe essere la scarica
dell’eccesso di frutta o di bevande della sera precedente. Se gli starnuti si
manifestano verso la metà della mattinata e in pochi minuti la crisi si esaurisce, si tratta della scarica di un eccesso di
yin che potrebbe essere imputato alla cioccolata o
alla combinazione formaggio/vino della sera precedente: in questi ultimi casi
avremo la doppia scarica del catarro dovuto ai grassi in eccesso (formaggio o
cioccolata) e lo starnuto per i liquidi in eccesso: abbiamo la scarica della
componente yang e quella della componente yin.
In
pochi minuti si scarica l’effetto dello squilibrio che si è accumulato nel
corpo e tutto finisce lì; quando invece lo starnuto è l’inizio di un
raffreddore è la scarica di un eccesso di yin
sedimentato da molto tempo e, in questo caso, oltre agli starnuti che si
protraggono nel tempo si subisce anche uno stato generale di malessere e di
caduta del tono vitale.
Se,
nella stessa serata, oltre alla cioccolata si fosse mangiato del pollo arrosto
e non si fosse poi esagerato con le bevande troppo yin
non si sarebbero avuti gli starnuti. Chiaramente, se
il pollo è stato allevato industrialmente ci si devono
attendere altre scariche specifiche come, per esempio, pruriti nella zona anale
come possibile scarica delle tossine che si sono accumulate nei tessuti adiposi
dell’animale: quando il nostro corpo è già diventato macrobioticamente
più capace di reagire e dare segnali del proprio disagio sia i pruriti, che le
pustole, i crampi, ... si evidenziano lungo i meridiani dell’agopuntura
diventando segnali interessanti e rivelatori dell’organo che in quel momento è
sottoposto ad un lavoro eccessivo. Questa è una osservazione
che va sottolineata perchè quando non si segue la
macrobiotica e si hanno pustole, queste vengono nei punti più disparati del
corpo; dopo un anno di macrobiotica se una pustola ti viene è perché hai
mangiato del formaggio, una bistecca, un uovo… contenenti tossine e ti viene
lungo i meridiani dell’agopuntura, quindi in posti ben precisi e ti segnala
qual è l’organo che in quel momento è sotto sforzo: può essere il fegato,
possono essere i polmoni, … .
Abbiamo
già osservato che quando l’eccesso è costituito dai formaggi il mattino
successivo si ha catarro, magari per un paio di giorni e si smaltisce così
l’eccesso di grassi saturi e di proteine di origine
animale. E, anche qui, se le tossine da smaltire sono più pesanti, oltre al
catarro si manifesta una pustola che compare sul meridiano dei polmoni che sono
quelli che avevano già provveduto ad espettorare
catarro che però, evidentemente, non era bastato per ripulire l’organismo e
quindi la pustola su questo meridiano
testimonia la maggiore intensità di tossine da smaltire.
Il
macrobiotico impara a vivere questa nuova dimensione come una verifica continua
della propria condizione di equilibrio e di preziosa
sensibilità: può succedere, ad esempio, di mangiare con molto piacere al
ristorante un risotto e delle verdure saporiti, ma poi scoprire il giorno
successivo sulla propria guancia, dove passa il meridiano dell’intestino tenue,
la comparsa di una macchia che rivela la presenza di tossine: se è una macchia
tendente al rosso si tratta di una più o meno grave infiammazione dovuta,
magari, alla abbondanza del condimento a cui non si è più abituati, se la
macchia tende al nero è il segnale della presenza di elementi potenzialmente
cancerogeni e in quel ristorante sarà meglio non mettere più piede.
Si
può anche decidere di applicare i principi dell’equilibrio dialettico yin/yang in un regime alimentare
in cui la carne può essere presente. In questo caso, però, occorre essere
sicuri che l’animale sacrificato sia stato alimentato in modo corretto e sia
vissuto in condizioni accettabili, dal momento che cibandoci della carne di
quell’animale dovremo smaltire non solo le sostanze chimiche eventualmente
utilizzate nella composizione dei mangimi che gli sono stati somministrati ma,
anche, la componente immateriale che possiamo definire
come le sue condizioni di vita, per cui i nostri corpi sottili dovranno a loro
volta smaltire la depressione di una vita senza senso, le sofferenze patite,
l’angoscia e la paura della morte che, se pure a livello e intensità diversi,
caratterizzano qualunque essere vivente: è un discorso che fa sorridere la
scienza attuale ma che l’esoterismo sostiene da
sempre, tanto da consigliare che, se proprio non si vuole fare a meno di una
alimentazione carnea, si ricorra alla carne di esseri viventi quanto più
possibile lontani dall’essere umano sul piano evolutivo.
Quindi non si dovrà
mangiare la carne di mammiferi e, assolutamente, mai utilizzare come cibo il
loro sangue nel quale si sono scaricate le energie potentemente negative del
momento della morte cruenta.
Il
macrobiotico, comunque, deve essere cosciente del
fatto che se si continua a mangiare carne, quando anche si riuscisse a trovare
quella di animali allevati in modo biologicamente corretto e la si sapesse bilanciare
in termini macrobioticamente accettabili, si
porterebbe pur sempre l’organismo ad un livello di sensibilità molto inferiore perchè le tossine da smaltire sarebbero in questo caso
sempre di intensità tale da rendere necessariamente meno sviluppate le
potenzialità evolutive di cui il nostro organismo è naturalmente dotato. Nel
migliore dei casi, Il nostro corpo funzionerebbe, utilizzando un esempio
concreto, come un tranquillo furgone da carico quando, invece, potrebbe fornire
le prestazioni di una automobile sportiva.
Si
diventa scomodi in famiglia e al tempo stesso ci si può rivelare come la
preziosa opportunità per appurare il maggiore o minore grado di
inquinamento di un certo tipo di alimento acquistato. Può succedere, per
esempio, quando il latte o il formaggio provengono da
produttori poco seri, di sentire un leggero gonfiore e prurito ad una mammella
come conseguenza dell’uso degli ormoni per spingere la produzione lattea delle
mucche in modo innaturale. Gli altri componenti della
famiglia non sentono su di sé questi effetti perché la quantità degli ormoni
utilizzati nei mangimi è rimasta nei limiti consentiti dalla legge, limiti che
vengono fissati sperimentalmente su basi statistiche per cui con il tempo,
stante il progressivo livello di assuefazione della popolazione, risulteranno
ulteriormente elevabili perché la popolazione non sarà più mediamente in grado
di segnalarli e la minoranza che invece risulterà sensibile verrà definita come
minoranza portatrice di allergie: uno dei tanti possibili esempi di quei
capovolgimenti della verità –i sani definiti come soggetti allergici e gli
intossicati con assuefazione come soggetti da utilizzare come riferimento
privilegiato per stabilire i possibili livelli di “inquinamento legale”- cui
abbiamo accennato esaminando l’invito nietzscheano a
liberarci della verità ufficiale.
Riprendendo
il discorso sulle possibili scariche, si registra sempre una reazione netta e
consistente in riferimento all’uso della margarina, la
quale, al soggetto che è diventato macrobioticamente
più sensibile, dà sempre pruriti molto fastidiosi attorno alla zona anale.
Tra
i segnali che il nostro organismo ci può inviare per manifestare le proprie
condizioni di equilibrio dinamico yin/yang possiamo ancora citare altri esempi.
Nel
caso in cui si abbia un crampo occorre massaggiare la
zona colpita iniziando con movimenti e pressione leggeri, per poi
progressivamente aumentare la pressione con il distendersi della zona
interessata e non bisogna mai forzare il muscolo, il tendine o i tessuti
colpiti. Al tempo stesso, tenendo presente la mappa dei meridiani di energia, si può localizzare l’organo interno da cui è
partito il segnale di squilibrio; se il crampo si manifesta sotto la pianta dei
piedi sarà relativamente facile, consultando le mappe che illustrano le
tecniche di automassaggio, risalire anche qui alla
zona del corpo che ci sta proponendo il segnale di malessere.
Normalmente
il crampo segnala un eccesso di yang mentre il
prurito è l’effetto di un eccesso di yin: nel primo
caso l’eccesso di energia che deve scaricarsi proviene
dalle zone profonde del corpo, nel secondo il massaggio deve essere
superficiale e leggero, ma riprenderemo questo discorso nella sezione quinta.
I
dolori che possiamo provare alle articolazioni sono, invece, segnali più
complessi che indicano squilibri di intensità
maggiore, protratti nel tempo e che coinvolgono ormai, proprio per questi
motivi, più meridiani contemporaneamente. In questo caso i massaggi possono
essere utili, ma l’unica cura seria consiste nell’individuare le cause e,
modificate le scelte alimentari, accettare i tempi di eliminazione
delle tossine accumulate, tempi che saranno sempre rapportati alla entità dello
squilibrio da smaltire.
Prendiamo,
come esempio, due persone non più giovani, sulla sessantina, che si ritrovano
ad avere, durante la primavera, problemi alle articolazioni del collo e delle
spalle nel momento in cui, alla guida di un’auto, devono fare qualche manovra
in retromarcia.
Ipotizziamo
che, nel primo caso, si tratti di una persona che non conosce i principi
dialettici della macrobiotica e che ha da sempre seguito una alimentazione
con una forte presenza di carne e, conseguentemente, una altrettanto forte
presenza di elementi portatori di uno yin molto
potente, come i dolci o le bevande alcoliche o le spezie per insaporire i cibi:
i suoi problemi sono il segnale che è finito il tempo in cui ha potuto
“permettersi” il tipo di alimentazione tenuto fino ad allora ed avrà solo due
prospettive. La prima, seguita dai più, sarà quella di affidarsi alle cure
della medicina ufficiale e di utilizzare farmaci che nei primi tempi saranno
necessari solo nelle stagioni in cui le condizioni di temperatura e di umidità renderanno più fastidiosi i dolori articolari, ma
con la certezza che con il passare degli anni la dipendenza dall’uso delle
medicine sarà sempre più marcata risultando esse progressivamente meno
efficaci, mentre gli effetti collaterali si intensificheranno. La seconda
prospettiva sarà quella di una radicale revisione del
proprio modo di vivere seguendo i principi della macrobiotica: in tale caso i
sacrifici necessari ad un cambiamento così profondo del proprio modo di vivere
e la durata, in termini di anni, del tempo necessario per smaltire gli eccessi
di yin e di yang
accumulatisi nell’organismo, con le conseguenti dolorose scariche delle
tossine, renderanno questa scelta accessibile solamente a coloro che
adotteranno spontaneamente la decisione di cambiare vita, avendo realizzato
quella che si può definire una vera e propria rinascita a livello filosofico-religioso.
Nel
secondo caso ipotizzato il nostro sessantenne sta ormai da anni seguendo una alimentazione vegetariana avendo fatto a suo tempo una
scelta di vita in sintonia con i principi della macrobiotica. Egli ha già
smaltito da tempo le scariche grazie alle quali ha
recuperato condizioni di salute invidiabili per la sua età: il dolore alle
articolazioni del collo e delle spalle potrebbe essere, allora, un campanello
di allarme di secondo livello che il corpo utilizza non essendo stati compresi
o tenuti nella dovuta considerazione i segnali precedenti. Un esame attento della alimentazione dei giorni precedenti può evidenziare un
eccesso di yin, per esempio un eccesso di verdura
cruda o una quantità eccessiva di vino –non dimentichiamo che il vino è un
succo di frutta ulteriormente yinizzato dalla
fermentazione- e saranno sufficienti alcuni giorni di utilizzo delle verdure
magari sempre sotto forma di insalata ma solo come verdure cotte e la
abolizione del vino per fare sparire il problema.
Se
questo eccesso di yin si
fosse sedimentato da alcune settimane e non si fosse dato il giusto peso al
dolore delle articolazioni, un ulteriore segnale, di terzo livello, potrebbe
allora manifestarsi sotto forma di un piccolo taglio doloroso che si apre
spontaneamente magari ai bordi delle unghie del pollice, dove termina il
meridiano dei polmoni, o sulle nocche dell’indice, dove passa il meridiano
dell’intestino crasso: in questo caso la soluzione sarà sempre la stessa, nel
senso che eliminando la dimensione più yin della
verdura cruda sostituita dalla verdura cotta, utilizzando cioè uno yin “yanghizzato” dal calore,
eliminando il vino e rivedendo accuratamente il tipo e la quantità dei
condimenti utilizzati, tutto si risolverà. Sempre tenendo presente, però, che
vale ineluttabile la legge di causa-effetto, per cui
ci vorrà qualche tempo in più, dal momento che lo squilibrio era già arrivato a
manifestarsi come lesione organica, sia pure a livello superficiale e
periferico.
In
un simile contesto le condizioni climatiche esterne,
il gelo come grande yin o la temperatura mite,
relativamente yang, potranno rendere più difficile e
lungo o invece accelerare il processo di guarigione inteso come riequilibrio yin/yang, che sarà in questo caso
ottenuto senza medicine e, soprattutto, con una corrispondente crescita di
consapevolezza che renderà questa persona ulteriormente più libera e
responsabile.
Prendiamo
in considerazione, ancora, casi diversi.
Il
mattino o il giorno successivo dopo aver mangiato dei dolci o del cioccolato,
quando non si ha normalmente questa abitudine, o,
comunque, quando si è significativamente superata la soglia a cui eravamo di
solito abituati, possiamo vedere una scarica di sangue dal naso che, in questo
caso, non va impedita perchè si tratta di un vero e
proprio intervento di una valvola di sicurezza che sta smaltendo l’eccesso di
energia yin; questa scarica, se è l’effetto dei
dolci, si esaurisce nel giro di pochi minuti ed è la preziosa indicatrice di un
errore, di un piccolo eccesso nelle ore precedenti. Se si insiste
con questo comportamento o, peggio ancora, si assumono dei farmaci
vasocostrittori per impedire la temporanea emorragia, si pongono le basi per
tutta una serie di possibili patologie che insorgeranno dopo mesi o anni e la
cui soluzione non si ridurrà più, certamente, in una lieve e temporanea perdita
di sangue dal naso o dalle gengive. La cosa più grave, se si persiste nel
comportamento squilibrante, è la perdita di capacità, da parte dell’organismo,
di dare segnali immediati anche per piccoli squilibri, segnali fondamentali per
la comprensione di quale comportamento vada corretto.
Ciò
che rende la macrobiotica così difficile da capire per la nostra cultura che
tende ad irrigidire gli schemi e le regole può essere
esemplificato proprio considerando che tutti i cibi e le bevande che hanno una
valenza potentemente yin determinano nelle varie
persone reazioni e segnali diversi, ma sempre con una dinamica analoga al caso
appena citato. Un esempio: un eccesso di bevande può comportare, come segnali
immediati, durante la notte un eccesso di salivazione che si scarica agli
angoli della bocca quando ci si trova girati su un fianco, oppure con la
tendenza alla lacrimazione degli occhi quando, al
mattino, si va a prendere il giornale in bicicletta, o la perdita di liquido
dal naso se la temperatura esterna è un po’ rigida: sono tutti segnali che nel
corpo c’è una quantità eccessiva di liquidi che l’organismo non riesce a
riequilibrare con la dovuta rapidità attraverso i reni.
I
dolci e le bevande sono entrambi portatori di energia yin, ma con caratteristiche diverse e che possono essere
assimilate solo a livello intuitivo. E’ in questa ottica
che lo starnuto e il mal di testa del mattino successivo ad una abbondante
libagione sono rapportabili alla emorragia dal naso dopo un eccesso di dolci.
Se si insiste sul comportamento squilibrante sparirà
la crisi di starnuti che si esaurisce nel giro di pochi minuti e ci si potrà
illudere di non avere più nulla da rimproverarci sul piano delle scelte
alimentari.
Con
il passare del tempo, anche mesi, esploderà un raffreddore che non si esaurirà
certamente in una crisi di pochi minuti di starnuti, perchè
con il raffreddore l’organismo cerca di liberarsi di
un livello e di un volume di tossine molto più alti e l’assunzione di farmaci
specifici, non modificando le proprie abitudini alimentari, non farà che
spostare nel tempo e ad un livello ancora più alto la scarica successiva, che
potrà essere una bronchite o addirittura una polmonite: in questi casi non si
tratta più, soltanto, di un eccesso di liquidi ma dell’accumularsi anche di
tossine provenienti da un eccesso di yang che, nel
corso dei mesi precedenti, è stato richiesto dallo stesso organismo come
conseguenza della necessità di riequilibrare la eccessiva dimensione dello yin che si era venuto accumulando.
Non
si ripeterà mai abbastanza che si deve diventare medici di noi stessi, nel
senso che dobbiamo diventare capaci di autoosservarci per imparare a ricordare e valutare
correttamente i segnali che tendiamo a sottovalutare in quanto appena
percettibili.
Altri
esempi.
Con
una alimentazione corretta nel senso dell’equilibrio yin/yang si arriva a modificare
radicalmente il proprio stato di salute, al punto da vedere ristabilita la
normale capacità dell’organismo di cicatrizzare una ferita grazie alla
proprietà di coagulazione del sangue che, mentre crea la barriera che impedisce
l’ulteriore perdita di sangue e la difesa da agenti patogeni esterni, permette
il lento ma sicuro lavoro di ricucitura dello “strappo” mediante la formazione
di nuove cellule che ristabiliscono la continuità dell’epidermide e dei tessuti
sottostanti.
Se partiamo da una situazione in cui l’organismo ha
recuperato la sua capacità di segnalare anche i minimi squilibri energetici,
possiamo osservare questo fenomeno: lavorando ci siamo procurati una leggera
escoriazione al dorso di una mano che, nel giro di pochi minuti, si richiude
grazie alle normali capacità coagulanti del sangue.
Il mattino dopo, lavandoci, potremo osservare che l’escoriazione che è venuta a
contatto con l’acqua e il sapone sembra riaprirsi ma, asciugata con un minimo
di cautela con un po’ di cotone, si richiude immediatamente grazie allo stesso
meccanismo biologico autoriparatore già osservato il
giorno precedente e, se non intervengono nuovi fattori di disturbo, da quel
momento la leggera ferita non si riaprirà più e verrà
portato a termine nel tempo dovuto il processo di autoriparazione. Se, invece,
la sera precedente abbiamo determinato con le nostre scelte alimentari un
eccesso di yin nel nostro organismo, osserveremo il
mattino successivo che, quando con l’acqua l’escoriazione si sarà riaperta farà
una certa fatica nel riformare la crosticina come
barriera che protegge la ferita: magari non uscirà più sangue ma si sarà
costretti a tamponare più volte con il cotone una “fastidiosa” produzione di
siero che non è altro che la conseguenza del tentativo dell’organismo di
eliminare attraverso la ferita riaperta l’eccesso di liquidi, in altre parole
dell’eccesso di energia centrifuga, presente nel
corpo.
Se,
invece, l’escoriazione fosse avvenuta non più in un contesto
di sostanziale equilibrio yin/yang,
ma in un ormai perdurante squilibrio, alla ancora aumentata difficoltà di
cicatrizzazione si assocerebbe una pericolosa tendenza alla infiammazione: oggi
l’uso di antibiotici e di altri farmaci tendenti ad evitare i processi di
flogosi da un lato è dannoso perchè se ne fa un uso
sconsideratamente disinvolto innescando così un circolo vizioso che nel tempo
darà origine allo sviluppo di nuovi agenti patogeni che hanno sviluppato la
capacità di resistere ai farmaci e, dall’altro, diventa sempre più necessario
dal momento che il sistema immunitario, soprattutto nelle giovani generazioni,
è statisticamente sempre meno adeguato a fronteggiare autonomamente i traumi da
ferite. Tutto questo processo di deterioramento, che si avvita su se stesso,
viene con il riequilibrio macrobiotico affrontato alla radice e una delle
constatazioni più convincenti che possono fare coloro che
hanno avuto la forza di modificare il proprio modo di vivere è proprio
quella di sperimentare su se stessi un potenziamento del sistema immunitario
che ritorna ad essere efficiente, una volta ristabilito l’equilibrio generale yin/yang dell’organismo.
Anche lo stato dei capelli migliora.
Non è soltanto una questione di estetica: per la
macrobiotica è un evento fondamentale sul piano della sostanza perchè i capelli sono da essa considerati come le antenne
con cui captiamo le energie celesti, sono il corrispettivo delle ariste alle
cui radici si formano i chicchi dei cereali e quando il macrobiotico, dopo
anni, percepisce che i capelli sono diventati più sani e robusti ha la certezza
di avere realizzato quell’equilibrio di base che costituisce lo zoccolo duro di
un benessere che non potrà più essere compromesso dalle eventuali ed
estemporanee occasioni in cui si andrà fuori dalle regole.
Un’altra
possibile nota sui denti.
A
tutti può succedere di percepire una eccessiva
sensibilità a carico di un dente particolare quando, al mattino, ci si sciacqua
la bocca con l’acqua fredda. Qualcuno, in seguito a ciò, si affretta a fissare
una visita di controllo dal proprio dentista; i più lasciano correre anche perchè poi questa fastidiosa sensazione molte volte
sparisce nei giorni successivi. Il macrobiotico, invece, fa subito una verifica
mentale sul proprio comportamento alimentare nei giorni precedenti e finisce
sempre per constatare una precisa corrispondenza tra
una anomala sensibilità all’acqua fredda da parte dei denti e un eccesso di yin, sotto forma di cibo e/o di bevande dei giorni
precedenti, così come constata che questa ipersensibilità del colletto dei
denti scompare quando da alcuni giorni si è tornati ad un più corretto
equilibrio yin/yang nella
propria alimentazione.
Qui
possiamo fare una precisazione che ci permette di ribadire
cose già dette, ma che è importante sottolineare.
Nel
caso di un macrobiotico che ha fatto la scelta vegetariana ormai da lungo
tempo, l’organismo è diventato uno strumento di ricezione-trasmissione più
raffinato e questo vale sia sul piano delle energie più sottili, per cui sarà in grado di intuire, potenziare e rilanciare
pensieri di più alto livello spirituale, ma si manifesterà anche come
sensibilità più fine, come capacità di segnalare su scala più particolareggiata
le prime variazioni dello stato energetico dell’organismo che sta uscendo
dall’equilibrio dinamico ideale.
Quando
invece il macrobiotico ha fatto la scelta di continuare ad utilizzare
quotidianamente alimenti portatori di energie yin e yang molto potenti come i
dolci e la carne, se è vero che potrà comunque gestire in termini soddisfacenti
il proprio stato di benessere, è anche vero che si ritroverà con un organismo
necessariamente meno sensibile per cui sarà sempre in grado di segnalare gli
squilibri energetici ma utilizzando una scala più grossolana di sensibilità: in
questo caso la ipersensibilità di un dente sarà già probabilmente qualcosa di
più di un semplice segnale premonitore
quanto piuttosto la manifestazione di un vero e proprio stato patologico
già in atto.
Analogamente,
il bruciore di gola percepito dal macrobiotico vegetariano da lunga data viene eliminato nel giro di poche ore semplicemente
riducendo lo yin e aumentando lo yang,
mentre lo stesso bruciore di gola nel caso di chi abitualmente utilizza carne e
zucchero sarà il segnale di uno squilibrio già più consistente e richiederà un
tempo più lungo per riequilibrare la situazione energetica dell’organismo, che
dovrà necessariamente eliminare tossine sedimentate con “scariche” più
evidenti.
Potremmo
continuare con una serie di innumerevoli esempi.
Chiudiamo
con il citare il caso sempre più frequente di una ipersensibilità
alla punture delle zanzare. Dopo alcuni anni di macrobiotica si osserva sempre
che, se prima si era bersaglio preferito di questi insetti, si è diventati da un lato meno sensibili alla loro aggressione, nel senso che
la loro puntura non ci creerà più le vistose reazioni sulla epidermide a cui
prima eravamo rassegnati e, dall’altro, osserveremo che se ci troviamo in un
gruppo di persone l’attacco delle zanzare ci vedrà molto meno aggrediti, perchè il nostro sangue e l’intero nostro organismo,
diventati più equilibrati, non emaneranno più il richiamo, irresistibile per
questi insetti, tipico di chi è portatore di un eccesso di yin.
Naturalmente
tutto questo discorso va utilizzato in termini dialettici nel senso che,
trattandosi di organismi viventi che hanno una
naturale capacità di adattamento, se noi cominciassimo a mangiare
sistematicamente tutte le sere della cioccolata vedremmo sparire le reazioni
mattutine di starnuto, ma chi ha capito il discorso macrobiotico sa che, con il
tempo, questo alimento costruito con una così potente energia yin finirà con il determinare nell’organismo condizioni che
si riveleranno, magari a distanza di anni, come patologie più consistenti, se
la quantità di cioccolata è superiore alla soglia che l’organismo può smaltire.
Se, invece, la quantità di cioccolata viene calibrata
con attenzione in modo da essere sicuri che non si accumulino squilibri sul
piano fisiologico ci si troverà impercettibilmente ma progressivamente
trasformati sul piano del carattere, per cui diventeremmo una persona
“costituzionalmente” più yin di quanto fossimo in
precedenza.
Ancora
una volta, nell’universo non ci sono premi, castighi, sconti, colpi di fortuna,
disgrazie imprevedibili...: ci sono sempre e soltanto cause ed effetti.
L’essere umano che è ancora parente prossimo con gli animali, non troverà gli
stimoli interiori e la forza per spingere la propria evoluzione troppo oltre la
propria condizione esistenziale del momento e si affiderà ad un metodo di cura
sintomatico e maledirà il destino per le proprie malattie; l’illuminato,
invece, si farà carico delle proprie condizioni fisiche come di una eredità che egli stesso ha accumulato e accetterà di
lavorare a tempi lunghi su se stesso per modificare la situazione alla radice.
Quando
si afferma che se si vuole iniziare seriamente la macrobiotica bisogna abolire
i medicinali, si presuppone, come sempre, un minimo di intelligenza
nel valutare la situazione.
In
altre parole, se abbiamo la ragionevole prospettiva di poter ancora disporre di almeno sei mesi di vita e, contemporaneamente,
l’utilizzo dei farmaci e degli interventi chirurgico-terapeutici
usati fino a quel momento non ha creato una irreversibile condizione di
dipendenza, allora si possono abolire del tutto e puntare al 100% sulla
macrobiotica. In caso contrario la scelta macrobiotica, che deve comunque sempre essere una scelta del soggetto interessato,
deve tenere presente che potrebbe limitarsi a ricreare le condizioni che
permettono di morire in modo più naturale.
Come esempio che valga per tutti,
possiamo citare il caso di una persona già molto anziana, ultranovantenne, che
si è trovata con ulcere estese, profonde e dolorose alle gambe.
Il
tipo di malattia rivelava il tentativo del corpo di eliminare un eccesso
piuttosto grave di yin e di yang
accumulatosi da molti anni, ma, al tempo stesso, una forte fibra costituzionale
che, grazie anche al fatto che durante la giovinezza e la maturità non aveva potuto essere messa in crisi da cibi inquinati a
livello pesante come invece è successo negli ultimi decenni, ha segnalato con
una malattia seria il proprio stato di disagio che, però, proprio per il tipo
di vita condotto, non era esploso in una patologia degenerativa come i tumori.
Considerato
che la medicina ufficiale non era riuscita a raggiungere risultati apprezzabili si è provato con una alimentazione vegetariana macrobioticamente equilibrata all’interno della quale si
sono eliminati tutti i farmaci fino a quel momento utilizzati ad eccezione di
un anticoagulante che, se pure in quantità ridotta, la famiglia dell’ammalata
non ha ritenuto di sospendere nel timore che vi fossero conseguenze negative
sul piano cardiologico.
Dopo
una decina di giorni si è constatato un netto
miglioramento sul piano della pressione sanguigna e delle funzioni intestinali,
prima compromessi e, insieme, il colore dei tessuti delle zone ulcerate è
tornato più vivo, rivelando una reattività a livello locale da molto tempo
perduta. Purtroppo, però, il dolore fisico percepito nelle aree ulcerate
divenne molto più intenso, proprio perchè i tessuti stavano riacquistando un tono e una
sensibilità normali ma, data l’età, la rigenerazione dei tessuti e la capacità
di espellere le tossine attraverso i canali normalmente
utilizzati dall’organismo erano ormai ridotte, anche perchè
l’anticoagulante non aiutava certamente il processo di cicatrizzazione, già
reso molto più lento dall’età avanzata. In questo caso la persona interessata
ha preferito riprendere, dopo un mese, la cura con la medicina ufficiale che,
con i farmaci, le consentiva di ridurre la percezione fisica del dolore.
Se,
invece, il corpo ha ancora la possibilità di porre riparo agli squilibri precedentemente accumulati, i risultati sono stupefacenti.
Conserviamo
la documentazione clinica relativa a casi di guarigione che la medicina
ufficiale non sa spiegare, dal momento che sono stati ottenuti senza l’utilizzo
di farmaci e modificando soltanto il proprio modo di vivere.
Rimandiamo
questo discorso al quarto settore di questo sito.
Considerazioni
sul periodo che viene chiamato come “convalescenza”
Suggerimenti dietetici per
continuare a gestire in modo macrobioticamente
corretto una situazione di salute che, pur essendo ormai sotto controllo, deve
ancora trovare un equilibrio consolidato.
Riportiamo testualmente, copiandoli dal capitolo 3.5, pag. 3, i consigli dietetici per iniziare
in modo deciso la dieta macrobiotica quando le condizioni di salute non
consentono un approccio morbido e diluito nel tempo:
Per chi ha problemi di salute
anche gravi, ma ancora recuperabili, si consiglia di iniziare per cinque giorni
con il pasto monopiatto, nel senso che si può mangiare
a volontà riso integrale bollito senza sale, per poi continuare ancora per
altri cinque giorni sempre con il riso sbramato bollito ma, questa volta, con
il sale integrale che lo renda più appetibile. In
questo modo si ottengono due importanti risultati: da un lato si riconquista la
capacità di gustare i sapori naturali, molto lontani dalla intensità
e violenza dei sapori a cui la persona si era in precedenza abituata e, d’altro
canto, si capisce più velocemente quali sono gli alimenti che hanno creato i
problemi di salute di cui ci si vuole liberare nel senso che, con la dieta n.
7, si sentirà la mancanza in modo netto proprio di quel tipo di cibi le cui
tossine si stanno smaltendo, così come il fumatore sente il bisogno di fumare
proprio quando il tasso di nicotina nel sangue si è ridotto perché il corpo è
riuscito a eliminarlo per la quantità maggiore. Se si mangia dall’antipasto al dolce diventa impossibile individuare gli alimenti che hanno
creato squilibrio e problemi.
Allo stesso modo, in questi primi
dieci giorni, si procede con le bevande: in questa fase iniziale di cura si
deve bere soltanto acqua naturale, ogni volta che si ha sete. Occorre però
ricordare che non si deve bere mangiando, per essere costretti a masticare più
accuratamente il riso e, poi, bevendo fuori pasto, anche l’acqua va
“masticata”, nel senso che si deve bere molto adagio e a piccole dosi.
L’affermazione che con la macrobiotica si deve soffrire la sete è nata dalla
cattiva interpretazione del principio per cui bisogna
mangiare in modo da dover bere il meno possibile. Quest’ultima
affermazione è stata a sua volta male interpretata da chi non ha capito a fondo
la dimensione dialettica yin/yang
su cui si fonda la macrobiotica.
Se si mangiano prodotti di origine animale si avrà più sete e si dovrà
necessariamente bere molto di più, sempre rispettando le modalità suggerite in
precedenza. Se, invece, si mangiano cereali e verdure si può
trovare con relativa facilità la quantità di sale e di condimenti così come la
quantità di acqua per la cottura, tali per cui non si beve mangiando e non si
dovrà bere neppure dopo, durante la digestione, semplicemente perchè nell’organismo c’è già la giusta quantità di acqua
per la perfetta digestione e assimilazione del cibo. Quest’ultima
affermazione non deve essere considerata come una meta da perseguire con
rigidità mentale e con un rigore che può diventare un autentico masochismo, ma
deve invece essere tenuta presente come un ineludibile
punto di riferimento che può diventare prezioso per imparare a gestire sempre
meglio la dialettica yin/yang.
Questi
consigli sono sempre validi nel senso che è soltanto ripristinando le
condizioni così suggerite che si ritorna a dominare una situazione che, negli
anni successivi e proprio perchè pensavamo di essere
ormai guariti, potrebbe esserci nuovamente sfuggita di
mano. Attenzione, in questo caso non è più necessario ripetere per la stessa
durata di tempo la dieta così spartana: la nuova situazione va gestita da
ciascuno con intelligenza, tenendo presente che tutto deve essere rapportato
alla maggiore o minore gravità dello squilibrio yin/yang che vogliamo correggere.
Se
il nuovo squilibrio che abbiamo accumulato non è particolarmente grave si
potrà, per esempio, ripristinare per qualche giorno o per qualche settimana le
scelte dietetiche che erano state a suo tempo
suggerite come prosecuzione dei dieci giorni iniziali: i cereali integrali come
base con le verdure di stagione, sempre cotte, evitando assolutamente pomodori,
melanzane, peperoni e patate. Niente frutta.
Diamo
per scontato che ormai non facciamo più alcun uso di medicine che sono state a suo tempo eliminate progressivamente contando, nei casi
più delicati, sulla assistenza di un buon medico omeopata e/o agopuntore.
A
questo punto possiamo reinserire un po’ di frutta cotta (con il sale, come
fosse una normale verdura), da non mangiare come un dessert, ma come una
normale pietanza e, quindi, sempre insieme ai cereali integrali; la frutta,
ovviamente, deve essere quella che può crescere nei nostri climi e conservata
in modo naturale, senza interventi innaturali. La frutta cruda potrà essere
mangiata, con moderazione e sempre con il pane, solo a partire dall’anno
successivo: pretendere di mangiare regolarmente la frutta cruda senza il pane è
già fare il primo passo in una direzione che prima o poi
ci sfuggirà di mano, magari facendoci sentire come assolutamente necessari i
prodotti di origine animale.
Fino
alla completa guarigione è bene prendersi accuratamente nota delle “voglie”,
cercando di capire il senso della loro evoluzione come testimonianza del tipo
di tossine di cui l’organismo si sta liberando. In
questo caso non dovremo lasciarci spaventare per le “scariche” che sono la
manifestazione della pulizia in atto: l’importante è sentirsi pieni di energia e con una gran voglia di vivere, mentre è normale
in questi primi tempi giungere a sera accusando stanchezza, dal momento che
l’organismo era abituato a cibi energeticamente più
potenti.
Sempre
in questa fase iniziale di assestamento, che può
durare anche molti mesi, ci si potrà sentire ancora attratti dai cibi di
origine animale o da bevande contenenti alcool, come effetto conseguente al
fatto che stiamo ancora consumando il sovrappeso
accumulato negli anni precedenti per cui, bruciando i nostri grassi, è come se
ancora ci alimentassimo con prodotti di origine animale, per cui sentiamo un
eccesso di yang da riequilibrare.
Per
questo stesso motivo, quando avremo raggiunto condizioni stabili di salute e
amplieremo ulteriormente il ventaglio dei cibi che potremo permetterci, sarà
possibile senza eccessivo pericolo verificare di persona che gli alimenti molto
yang (prodotti di origine
animale) e quelli molto yin (frutta tropicale, zucchero, bevande
alcoliche) si richiamano reciprocamente e sono fortemente squilibranti al punto
che, a tempi lunghi, finiscono per sedimentare condizioni di squilibrio che non
si possono più gestire semplicemente variando qualche dettaglio della dieta
normale.
Nel
caso si fosse costretti a mangiare in un ristorante
che non ha piatti vegetariani si consiglia un primo di tipo mediterraneo e un
secondo di pesce e verdure cotte: in questo caso, comunque, si verificherà
concretamente l’effetto che fino al giorno successivo dovremo constatare per
l’uso eccessivo di condimenti anche quando sono genuini e di origine vegetale.
Se
si è abituati a fumare si constaterà che la attrazione
per le sigarette sparirà progressivamente mentre, se si era abituati alla pipa
o al sigaro, ovviamente non inalati, questa abitudine rimarrà come “rito
rilassante” che l’organismo non ci segnala come pericoloso.
Se
si vuole bere vino o birra, sempre con molta moderazione, lo
si potrà fare come “condimento durante i pasti” e quando ci sentiremo
perfettamente padroni della situazione.
I
latticini e le uova vanno, come la carne, eliminati completamente durante il
periodo di cura e di disintossicazione. Dopo la guarigione, se lo si desidera, si potrà riprovare, mai mescolandoli e
sovrapponendoli nella stessa giornata, in modo da poter verificare quali
reazioni segnalerà il nostro organismo nell’arco delle successive 48 ore.
Leguminose:
mangiando i cereali integrali le leguminose sono necessarie in
quantità molto ridotta e solo saltuariamente; non è il caso di ricorrere
alla soia che viene fatta pagare molto cara quando è garantita come non
geneticamente modificata: in Italia disponiamo di una grande quantità di
leguminose, tipiche del nostro territorio e della nostra cultura, sicuramente
genuine dal punto di vista genetico.
Grassi:
usare l’olio di oliva extra vergine. Se ci si produce
il gomasio utilizzando semi di sesamo, noci o
nocciole non è più necessario l’olio nei piatti in cui
già utilizziamo il gomasio.
E’
fondamentale abolire per sempre la margarina e tutti i grassi vegetali
idrogenati.
Se
non si sa dove trovare i prodotti si può ricorrere ai negozi di
articoli dietetici, ma ora si può già trovare diversi prodotti presso i
grandi magazzini. L’ideale è trovare gli agricoltori o le riserie da cui comperare direttamente i cereali, mettendo in conto che, in
questo caso, sarà bene fare un minimo di controllo manuale e visivo del
prodotto prima del suo utilizzo.
Assolutamente
indispensabile è la macina perchè la farina integraIe fresca è insostituibile
per produrre il “chapati” (la focaccia non lievitata
del capitolo 3.7) che sarà, come macrobiotici, il pane quotidiano, fonte della
maggiore quantità di energia che ci serve per vivere.
Miso e tamari,
così come le alghe, sono utili ma non indispensabili. (vedi il capitolo 3.7)
In
conclusione, quando si è superata la fase più acuta di assestamento
e tutto sembra ormai sotto controllo occorre tenere presente che, se è vero che
la dimensione patologica dei problemi è risolta, il nostro organismo avrà
ancora per diverso tempo, a volte anche qualche anno, un equilibrio “fragile” nel
senso che il mancato rispetto delle regole dietetiche, anche occasionalmente,
potrà fare riemergere la sintomatologia che eravamo convinti di avere
definitivamente superata. In realtà la reazione anche violenta del nostro
organismo non è più il segnale di una pesante situazione di squilibrio da
eliminare, ma il potente segnale di un insieme coordinato di miliardi di cellule che non hanno ancora potuto realizzare lo zoccolo
duro di stabilità, per la quale ci vuole più tempo, e grazie alla quale anche
le esperienze dietetiche più trasgressive potranno essere assorbite con la
flessibilità di un organismo che non ha più paura dei traumi, anche violenti.
Quando
si sarà raggiunto questo stato di salute solida e potente dovremo, allora,
poter disporre di una nuova consapevolezza filosofico-religiosa maturata nella fase più o meno lunga
del recupero della salute sul piano fisico. Sarà allora, infatti, che dovremo comunque essere “diversi dagli altri” nel senso che ci
accosteremo al pasto quotidiano come al rito di magia più importante della
nostra vita, in cui l’energia di altri esseri viventi viene sacrificata affinchè la nostra consapevolezza possa continuare il suo
cammino di crescita. Allora sapremo conservare la scelta vegetariana non più
per guarire, ma perchè abbiamo capito che con le
nostre scelte alimentari possiamo ridurre la sofferenza su cui si regge il
mondo e, proprio per questo, vivremo avendo scelto come base fondamentale della
nostra dieta i cereali integrali in quanto forme di
vita ormai perfette, che la natura stessa offre come vittime sacrificali. Noi,
esseri umani ormai risvegliati, saremo ancora sempre costretti ad uccidere per
vivere, ma il nostro vivere non sarà più gravido del karma che appesantisce
l’esistenza di tutti coloro che, come diceva Eraclito,
ancora sono dei “dormienti”. Questi ultimi saranno sempre tali fino a che non
giungeranno a capire la profonda saggezza che sta alla base del vecchio
proverbio piemontese: pan e nos, mangè da spos; nos e pan, mangè da can. Pane
e noci è pranzo di nozze, noci e pane è mangiar da cani.
L’appetito
vero, quello che ci legittima nel chiedere ad altri esseri viventi di fornirci
con il loro sacrificio l’energia per continuare il nostro cammino, è soltanto
quello che ci fa trovare gustosa la focaccia di farina integrale non lievitata.
Trovarla insipida e stopposa significa essere già malati nell’anima.
Ancora
sulla dieta n. 7
Riportiamo uno stralcio di una e-mail, che ci permette di chiarire alcune cose che noi
davamo per scontate ma che, evidentemente, non lo sono per chi sta scoprendo da
poco la macrobiotica.
..........quando mi lancio in qualche cambiamento ho bisogno di un gesto
che mi faccia dare il via ufficiale al cambio di
vita...la dieta n7 per me rappresentava quel gesto.
Ma non ce l'ho fatta a portarla a termine, al
terzo giorno ho mollato, mi veniva da vomitare al pensiero di mangiare riso
senza sale e pastoso...no...no, ho ripreso un 'alimentazione più variata a base
di chapati, pane, cereali e altro .......ma lo stesso
è stato interessante fare quella prova.
A questa lettera abbiamo a suo tempo risposto
in poche righe:
Perchè vuoi fare i 10 giorni di rigida
"dieta n.7"?
Non ci sembra che tu abbia
condizioni di salute così deteriorate da dovere al più presto, in 10 giorni,
cambiare radicalmente la qualità del tuo sangue. Nel tuo caso ci sembrerebbe
più opportuno seguire la dieta "da convalescente", (vedi il capitolo
precedente).
Dal momento che già sai che con i
cereali integrali come base e le verdure di stagione, del territorio e del clima
in cui vivi, come pietanza non sbagli, perchè non ti
lasci guidare dal desiderio del momento e della giornata, sempre all'interno di
questa regola-base? Ne guadagneresti come flessibilità mentale e come
progressiva conoscenza delle richieste del tuo organismo.
Ora aggiungiamo alcune
riflessioni che potranno essere utili anche ad altre persone:
La decisione di iniziare a vivere in
modo macrobioticamente corretto passando attraverso i
10 giorni di dieta n. 7, come consigliato alla pag. 3 del capitolo 3.5, va
presa valutando accuratamente le proprie condizioni di salute.
E’ una scelta impegnativa e
difficile che ci costringe di brutto a modificare radicalmente le nostre
abitudini e ci pone quasi sempre in conflitto con il
contesto familiare.
Può essere presa da chi ha maturato
una nuova consapevolezza sul piano filosofico-religioso
e in questo caso rappresenta un momento di svolta importante nella vita, il
momento in cui si decide di dare alla propria esistenza una dimensione di tipo
ascetico che non potrà più riconoscersi nei valori che la stragrande
maggioranza ritiene intoccabili. Può essere presa, anche, da chi si trova ormai
con le spalle al muro per quanto riguarda le proprie condizioni di salute,
avendo constatato che la medicina ufficiale non è in
grado di risolvere i suoi problemi: in questo caso l’energia necessaria per
attuare la svolta di tipo “ascetico” arriverà dalla forza della disperazione di
chi non ha più alternative praticabili.
I cinque giorni di riso bollito
senza sale sono un vero e proprio purgatorio nel senso che, mentre sul piano
fisico l’energia per vivere è garantita dalla possibilità di mangiare il riso
integrale e di bere acqua pura in qualunque momento se ne senta il bisogno, sul
piano mentale si vive la situazione di rinuncia a tutti i sapori e alle
abitudini alimentari in cui ci siamo fino ad allora
identificati. Sono cinque giorni per molti versi analoghi a quella che l’esoterismo definisce come “seconda morte”, il periodo nel
quale, non avendo più il corpo fisico vitale, ci si deve abituare alla impossibilità di provare le sensazioni legate alla
mediazioni di organi sensoriali non più disponibili: questa sofferenza, che
ciascuno di noi dovrà affrontare subito dopo la morte, sarà la moneta
necessaria per renderci conto che la nostra autoconsapevolezza
può esistere anche senza il supporto delle sensazioni tipiche della dimensione
materiale.
Ecco perchè
abbiamo detto che i dieci giorni di dieta n. 7 richiedono una
energia interiore che soltanto pochi possiedono.
Nel caso di Raffaella, per quanto ci
risulta, siamo di fronte non alla necessità di una rapida e radicale svolta sul
piano dietetico, resa necessaria dalla urgenza di una
malattia, ma dalla esigenza psicologica di convincere se stessa, con un segnale
significativo e potente, che si è operata una scelta importante nella propria
vita. Questo bisogno è comprensibile ma è, a sua volta, segnale di un problema
personale che va risolto su un piano diverso.
Siamo tutti, chi più chi meno,
desiderosi di poter individuare cambiamenti
significativi “a partire da” momenti ben individuati nella nostra esistenza. In
realtà la nostra coscienza emerge nel e dal divenire eracliteo,
per cui qualunque tentativo di stabilire un punto di
partenza ben individuato nel corso della nostra vita è sempre discutibile, nel
senso che se è relativamente facile affermare che il giorno del nostro
matrimonio rappresenta un momento significativo della nostra esistenza è
praticamente impossibile individuare l’attimo in cui, magari molti anni prima,
abbiamo fatto una scelta apparentemente poco significativa ma che in seguito ci
avrebbe portati poi a trovarci nel luogo e nel momento adatti ad incontrare
quella persona che accetterà di dividere con noi la sua vita. Incontriamo
difficoltà a riconoscere che nel fluire della vita qualunque istante è
assolutamente unico e irripetibile, e questa difficoltà
emerge perchè riconoscere questa cosa ci costringe
necessariamente a porci il problema del livello di consapevolezza con il quale
viviamo nei giorni che vengono definiti di banale quotidianità.
Una delle cose fondamentali che la
pratica macrobiotica ci porta a scoprire è che non bisogna avere fretta: un
cambiamento rapido ed eclatante non è mai duraturo e
noi, come macrobiotici, dobbiamo lavorare sui tempi lunghi, sempre ricordando
che la nostra vita è come lo scorrere di un fiume che, nel susseguirsi delle
anse e nelle apparenti deviazioni del suo corso, giungerà prima o poi al mare.
Alla luce di queste considerazioni
possiamo ora capire la “pericolosità” della dieta n. 7 che, se interpretata in
modo rigido, rischia di creare più danni che vantaggi, se non altro ribadendo la nostra tendenza a vedere risultati evidenti in
tempi rapidi. Non è con questo spirito che dobbiamo lavorare su noi stessi.
Tornando alla analogia
del fiume, dovremo registrare innumerevoli occasioni della nostra vita in cui
non rispetteremo le regole che ci eravamo in precedenza dati e, questo, tanto
più spesso quanto più rigide erano le regole. Ecco l’importanza di imparare a
vivere in scioltezza sapendo dosare da un lato la capacità di accettarci e
volerci bene per quello che siamo e, dall’altro, a non
perdere mai di vista la direzione a cui abbiamo deciso di orientare la nostra
vita.
Vogliamo imparare ad usare le
energie yin e yang sul
piano più concreto e materiale della dietetica per modificare il nostro
equilibrio energetico, ottenendo in questo modo il controllo della salute.
Contemporaneamente sappiamo che questa scelta ci costringerà ad un più alto
livello di autoconsapevolezza
proprio nei momenti in cui siamo soli con noi stessi, tra le mura domestiche,
nella banalità della vita quotidiana: in questo modo la nostra scelta dietetica
inevitabilmente ci modificherà sul piano del carattere e della psiche sfociando
in un atteggiamento nei confronti della vita che risulterà molto lontano dalle
posizioni della gran massa delle altre persone.
In questo cammino lungo e
impegnativo, che darà un senso nuovo alla nostra esistenza, la dieta n. 7,
interpretata con intelligente flessibilità utilizzando tutto il ventaglio dei
cereali integrali, rappresenterà ogni tanto il colpo di timone che ci
permetterà di fare il punto della situazione e individuare con maggiore
precisione la differenza tra le scelte fondamentali e quelle di contorno.