3.6 - L’attrezzatura necessaria
per una cucina macrobiotica (.htm)
Gli
strumenti di cui ci si deve dotare se si è deciso di proseguire in modo stabile
nella scelta macrobiotica non sono molti, dal momento che ciò che già si
possiede è normalmente più che accettabile: la ricerca della perfezione, quando
già si hanno dei possibili sostituti, può nascondere una insicurezza di base
che non è bene augurante in rapporto all’esperienza che si va a tentare.
Qui
ci limitiamo, pertanto, a consigliare alcuni acquisti che potranno consentire
di raggiungere risultati migliori. Ovviamente diverse saranno le possibilità, e
quindi la attrezzatura che ragionevolmente ci si potrà procurare, di chi vive
in un condominio in una grande città rispetto a chi vive in un paese di
campagna, in una casa provvista di orto, con la conoscenza diretta dei
contadini presso cui fare gli acquisti.
Forse
l’unico strumento che di solito non si possiede ma che per un macrobiotico è
essenziale è un mulino per i cereali. Le macine per uso familiare oggi
disponibili sul mercato sono diverse e si può scegliere tra i vari cataloghi il
modello che meglio soddisfa le nostre esigenze.
L’ideale
è di poter disporre di una macina a mano e una elettrica: la prima serve per
macinare sul momento le piccole quantità di cereali necessarie per addensare un
sugo, una minestra o per preparare una crema; la seconda diventa indispensabile
quando si è deciso di fare il pane in casa o si vuole preparare una polenta che
abbia l’inimitabile sapore del granoturco appena macinato.
Il
mulino consente di poter disporre in qualunque momento di farina integrale
fresca, eliminando alla radice il problema dell’irrancidimento del germe che
poche ore dopo la molitura diventa amarognolo cambiando il sapore e le qualità
organolettiche della farina. Il costo del mulino si ripaga in breve tempo, dal
momento che il costo della farina diventa, di fatto, il prezzo del cereale che
abbiamo pagato all’agricoltore.
Una pentola a pressione può essere
utilissima, specie se si lavora e ci sono problemi di tempo disponibile. Per
quanto riguarda le altre pentole si può scegliere tra le pentole in pirex,
terracotta, ghisa, acciaio inossidabile; sconsigliabile il pentolame in
alluminio, soprattutto quando all’interno ha il fondo antiaderente che, con il
tempo, tende a staccarsi con la conseguente possibilità che finisca nei cibi
durante le normali operazioni di cottura.
Le
pentole in ghisa possono essere smaltate e allora sono ottime per preparare
qualsiasi pietanza, avendo l’avvertenza di maneggiarle con un po’ di attenzione
per non scheggiare lo smalto. Le pentole di ghisa non smaltata sono perfette
per fare il chapati o focaccia; sempre per fare cuocere la focaccia vanno anche
bene le piastre di ferro dal costo di pochi euro: queste piastre, che ora
vengono proposte molto sovente in acciaio inossidabile, si chiudono a libro e
possono avere, al posto della cerniera fissa e attorno a cui ruotano per
chiudersi o aprirsi, un attacco a baionetta, per cui si possono separare
sfilandole una dall’altra per facilitarne la pulizia.
Le
pentole e le padelle di ghisa non smaltata, così come le piastre di ferro non
vanno mai lavate, salvo la prima volta dopo l’acquisto, per cui si usano
prevalentemente per cuocere le focacce (v. ricetta al punto 3.7) ed eventuali
incrostazioni si tolgono con una paglietta di acciaio inossidabile. La
differenza fondamentale tra il pentolame di ferro e quello in ghisa è che il
ferro raggiunge prima la temperatura di utilizzo, ma poi nella zona a diretto
contatto con la fiamma la temperatura è sempre tendenzialmente troppo alta e lì
la focaccia tende a bruciare; la ghisa, invece, arriva più lentamente alla
temperatura di utilizzo perchè ha una massa di maggiore consistenza ma, poi,
riducendo opportunamente il volume della fiamma, non presenta più i problemi
sopra accennati, per cui tutta la superficie della pentola ha una temperatura
ottimale che cuoce bene la focaccia sia nella zona centrale che alla periferia.
Quando
si è superata la fase iniziale e la scelta macrobiotica si è consolidata, vale
sempre la pena di acquistare una pentola o una padella in ghisa, appositamente
per cuocere la focaccia non lievitata o chapati (vedi la descrizione al punto
3.7), che diventa il cibo quotidiano di base con il quale si mantiene sempre,
senza problemi, una salute ottimale.
Per
le fritture le padelle migliori, per la loro ineguagliabile maneggevolezza,
sono quelle in ferro; ottima quella cinese con il fondo a conca che raccoglie
l’olio di frittura nell’area centrale, ma richiede un apposito fornello. Sui
fornelli normalmente utilizzati in Italia la padella in ferro con il fondo
piatto va molto bene: anche in questo caso bisogna ridurre l’intensità della
fiamma quando si è raggiunta la temperatura corretta e la presenza dell’olio,
che non dovrà mai arrivare ad una temperatura tale da produrre fumo, impedirà
che la zona centrale della padella, a diretto contatto con la fiamma, si
surriscaldi. Anche queste non vanno mai lavate salvo, ovviamente, la prima
volta dopo l’acquisto; quando si è terminata la frittura si raccoglie l’olio,
che deve sempre essere usato con parsimonia per giungere alla fine della
frittura in modo da averne quanto meno possibile sul fondo della pentola, e poi
si asciuga il fondo della padella con una carta straccio di buona qualità che
non vada in brandelli durante la pulizia.
L’olio
avanzato può essere riciclato, suddiviso in piccole dosi, per preparare la
zuppa o il pastone per gli animali; durante la stagione invernale può essere
usato, sempre unito ad un pugno di farina, per sfamare gli uccelli che svernano
nelle nostre zone.
Tutte
le padelle di ferro usate per le fritture quando, dopo un uso più o meno
prolungato, presentano incrostazioni sui bordi vanno ripulite con una paglietta
di acciaio inossidabile strofinata a secco, in modo da eliminare le
incrostazioni per semplice abrasione.
Per
quanto riguarda le pentole in terracotta occorre sottolineare che è
fondamentale che lo smalto non contenga piombo e, inoltre, che esse sono molto
fragili da maneggiare e lavare, per cui restano pentole da amatore o per
cucinare ricette particolari.
Chi
ha potuto provare le pentole di rame con l’interno di acciaio inossidabile sa
che forniscono risultati eccellenti, ma sono pesantissime e costano una
fortuna.
In
ultima analisi, il migliore compromesso in questi nostri tempi convulsi è
costituito dall’acciaio inossidabile, visto che non tutti possono permettersi
la lenta cottura in un tegame di terracotta posto in un angolo della piastra di
ghisa di una stufa a legna.
Un
acquisto molto utile può essere quello di un congelatore orizzontale, di buone
dimensioni, ma con una modifica fondamentale: al negoziante si chiede di
sostituire il termostato del congelatore, in modo da farlo diventare un
frigorifero: in questo ex-congelatore, diventato in tal modo un frigorifero, si
possono stivare il riso integrale, il grano, il granoturco, i legumi, ...
risparmiando tempo e denaro. Disponendo di un frigorifero di queste dimensioni,
infatti, si potranno acquistare i cereali direttamente dai produttori a prezzo
molto basso, naturalmente in quantità che possono addirittura essere
sufficienti per un anno, fino al raccolto successivo. In questo modo i cereali
si conservano perfettamente e le tarme non si sviluppano; con questo tipo di acquisti, inoltre, si
stabilisce un contatto diretto tra produttori e consumatori che restituisce
agli uni e agli altri una dimensione di fiducia reciproca e una condivisione di
intenti e di rispetto per la natura che il mercato condizionato dalle grosse
concentrazioni economiche ha finito per demolire.
E’
importante, ancora, osservare che la coibentazione di questo elettrodomestico
progettato come congelatore risulta, dal momento che viene usato come
frigorifero, molto buona per cui il suo consumo di energia è ridotto al minimo.
Per
quanto riguarda il mortaio può essere utile averne due: uno per fare i sughi
più morbidi, in legno, quello di ulivo è perfetto, e serve anche per fare il pesto o il gomasio; l’altro, di
pietra, per il sale e per altri prodotti più consistenti.
Uno
spazzolino da denti riciclato diventa un ottimo mezzo per ripulire sotto
l’acqua corrente le verdure del nostro orto che il macrobiotico tende ad
utilizzare per quanto possibile nelle loro condizioni naturali. Le carote, per
esempio, se sono acquistate e non si è sicuri della loro provenienza vanno
pelate mentre se sono di coltivazione biologica potranno essere semplicemente
ripulite dai residui di terra e di polvere con l’acqua e lo spazzolino.
Con le
attuali difficoltà a trovare il pane fatto come si deve è bene attrezzarsi per
potersi preparare questo alimento che, nella nostra cultura, è da molti secoli
fondamentale.
Cominciamo
dalla situazione di una persona che vive in un condominio cittadino.
In questa
condizione non si hanno nè lo spazio nè il contesto che permettono una
soluzione ottimale, ma qualcosa si può sempre fare per riappropriarsi di quel
minimo di autosufficienza che ci faccia sentire più padroni della nostra vita
e, perciò, tendenzialmente meno disponibili a subire passivamente le decisioni
del potere politico ed economico per i quali le esigenze e i diritti del
singolo vengono ignorati nella logica dei grandi numeri.
Oggi sono
disponibili sul mercato piccole macine elettriche che occupano uno spazio
paragonabile a quello di un grosso macinacaffè e che, con un po’ di pazienza
perchè la loro capacità di molitura è ridotta, risolvono il problema del poter
disporre di una farina integrale macinata sul momento e, quindi, sicuramente
senza conservanti e a un prezzo molto conveniente.
Per quanto
riguarda la impastatrice ce ne sono ormai diverse sul mercato, offerte come
piccoli elettrodomestici, ma vivendo in un condominio è forse meglio non
spendere soldi per prodotti poco consistenti in quanto concepiti con l’ottica
del “robot tuttofare” che, proprio in quanto tale, dà risultati piuttosto
approssimativi.
Fino a che
si usa il fornetto di cui al prossimo capoverso, si può fare l’impasto a mano:
il tempo e la perizia acquisita, quando avremo deciso che non intendiamo più
rinunciare al pane fatto in casa, ci permetteranno di acquistare un attrezzo
studiato e costruito appositamente per fare il pane.
L’impasto
di un chilo o poco più di farina potrà poi essere cotto in un piccolo fornetto
di alluminio che si pone sul gas e che si può reperire in qualunque mercato
rionale o negozio di casalinghi e di ferramenta. Questo fornetto ha, alla sua
base, un buco al centro in modo da far penetrare all’interno del forno il
calore della fiamma e il coperchio è provvisto di fori che lasciano sfiatare
sia la fiamma che il vapore prodotto dalla cottura. Tra il fornetto e la fiamma
del gas si interpone una piccola piastra di ferro che è in dotazione al
fornetto: il tutto costa meno di 15 euro.
L’utilizzo
del fornetto di alluminio ora descritto rappresenta il modo meno costoso di
fare il pane anche perchè, poi, questo attrezzo può essere utilizzato per altre
svariate preparazioni.
Risultati
migliori si possono ottenere utilizzando il forno di cui fosse eventualmente
dotata la cucina che utilizziamo. In questo caso, però, dobbiamo mettere in
conto che in questo modo, se facciamo un chilo di pane, risulteranno molto alti
i costi del combustibile consumato sia che si tratti di gas che, in misura
ancora maggiore, di energia elettrica. Avrebbero tuttavia un senso nella prima
fase di scelta macrobiotica, quando si fanno le prime prove. Quando si sarà
superata la fase iniziale giungendo alla decisione di farsi il pane in casa, la
scelta migliore, quando si abita in un condominio cittadino, è quella di
scegliere uno dei prodotti specifici che, da alcuni anni, sono in commercio e
che hanno dato nel loro piccolo buoni risultati.
Si tratta
di piccoli elettrodomestici che si possono spostare facilmente e posizionare su
un ripiano o sul tavolo della cucina e che presentano il vano in cui, versando
la farina, l’acqua e il lievito, gli ingredienti vengono automaticamente
impastati e poi, senza alcun bisogno di interventi ulteriori, viene fatto
lievitare e poi cuocere l’impasto. Il risultato è una forma di pane di circa un
chilogrammo. I tempi di impasto, lievitazione e cottura possono essere scelti
utilizzando il “programma” di cui l’elettrodomestico è dotato e i risultati
complessivi sono apprezzabili.
Il costo
di queste apparecchiature va dai 300 ai 500 euro: chi lo desidera potrà
chiedere all’indirizzo e-mail riportato sulla home page del sito di
macrobiotica gli estremi delle ditte produttrici a cui rivolgersi per avere il
materiale illustrativo che consente una scelta ponderata.
Se,
invece, si vive in una casa di campagna allora vale la pena di spendere
decisamente di più, ottenendo risultati praticamente perfetti.
Intanto si
può acquistare una macina più potente (si parte da una potenza minima di circa
un Kw) che si verrà ad affiancare alla macina a mano, poi vale la pena pensare
ad una impastatrice semiprofessionale, con potenza a partire da ½ Kw e una
capacità della vasca di circa 10 litri, che si può acquistare con una spesa di
poco superiore a 500 euro.
Per quanto
riguarda il forno si potrà andare su prodotti del valore di circa 1.500 euro
caratterizzati da una camera di cottura (di circa cm. 40X80 e con due piani di
cottura) che è completamente separata dal focolare e permette di cuocere in
modo ottimale dai 4 ai 10 kg. di pane per ogni infornata. Acquistando il forno
sarà bene integrarne le caratteristiche richiedendo, ove sia prevista come
possibile, una piastra di materiale refrattario aggiuntiva, in modo da aumentarne
la capacità di accumulo di calore; allo stesso tempo sarà bene, prima di
iniziarne l’utilizzo, controllare se la coibentazione isolante sia perfetta: a
volte basta aggiungere uno o due strati di lana di roccia sotto il tettuccio,
in modo da aumentare l’isolamento della parte superiore della camera di
cottura, per ottenere risultati migliori in funzione di un suo utilizzo
completo per cui, dopo avere terminato la cottura del pane, si potrà utilizzare
il calore già accumulato per cuocere i piatti del pasto serale e ancora, dopo,
fare seccare per tutta la notte la frutta. Questo tipo di forno viene offerto
con la possibilità di essere inserito all’interno della casa, in cucina,
collegandolo con una preesistente canna fumaria oppure nella versione per la
cottura all’aperto e, in questo caso, è facilmente spostabile, sempre che il
terreno non presenti difficoltà particolari, per poterlo tenere al riparo dalle
intemperie quando non lo si usa: in questo ultimo caso avrà lo scarico dei fumi
provvisto di una sua breve canna fumaria che è facilmente asportabile. Allora
sarà possibile lasciare spegnere il fuoco e terminare la cottura del pane
sfruttando il calore accumulato nelle piastre di materiale refrattario di cui
il forno è dotato: tolta la canna fumaria si potrà chiudere il condotto di
scarico dei fumi, che ha esaurito la sua funzione, con un tappo isolante che
permetterà la ottimale conservazione del calore accumulato e che verrebbe
invece disperso attraverso la canna fumaria. Il tappo isolante può essere
autocostruito utilizzando un tappo di lamiera di diametro adeguato, che viene
venduto nei negozi di ferramenta per chiudere, nei muri di casa, le aperture
delle canne fumarie non più utilizzate: con dell’alluminio sufficientemente
robusto –tipo quello delle vaschette per congelatori- si fa una sorta di
cappuccio al tappo di lamiera ponendo tra l’uno e l’altro uno strato di lana di
roccia di spessore adeguato.
Ulteriori
precisazioni vengono fornite nel capitolo 3.7 con le varie ricette per il pane
e, alla già citata e-mail della home page, potranno su richiesta essere forniti
nome e indirizzo di aziende i cui prodotti si sono dimostrati all’altezza delle
aspettative.
Per quanto
riguarda la produzione del calore necessario per cuocere i cibi è opportuno fare
un discorso chiarificatore, sempre ricordando che buttare via una attrezzatura
accettabile per avere una soluzione ideale non è sempre una scelta ragionevole.
Una ottima
fonte di calore per un macrobiotico è sempre il fuoco ottenuto con la
combustione della legna, mai però utilizzando la fiamma viva. Il calore
utilizzato deve sempre essere indiretto, per esempio attraverso la tradizionale
piastra di ghisa di una stufa o con un forno che nelle stufe più moderne viene
scaldato sfruttando anche lo scarico dei fumi. In questi casi la macchina che
produce calore serve contemporaneamente per scaldare l’ambiente e cuocere i
cibi.
La cottura
alla griglia, fatta a regola d’arte, non porta i cibi a contatto diretto con il
fuoco, ma tale rischio è sempre presente e, comunque, sottopone gli alimenti ad
un calore che è molto potente e, perciò, difficile da gestire con maestria: è
un modo di cottura che è adatto a chi fa una vita dura, quotidianamente a
confronto con le asprezze dirette del clima proprio del luogo in cui si vive.
Quando la
stagione non richiede di riscaldare la casa risulterebbe uno spreco l’utilizzo
della legna come combustibile ed allora è preferibile ricorrere ai moderni
fornelli a gas o, se pure poco diffusi perchè molto più impegnativi e costosi,
gli ancora migliori fornelli a gasolio: migliori perchè la fiamma ha
caratteristiche più “tranquille”, che si avvicinano a quelle del fuoco a legna.
Per questo stesso motivo i fornelli a gas sono a loro volta da preferire ai
forni e fornelli elettrici che però, in mancanza d’altro, sono ancora
accettabili, mentre sono da escludere i forni a microonde. Il forno elettrico
utilizza, infatti, i raggi infrarossi che sono per loro natura yang rispetto
alle microonde, molto più yin.
Apriamo
una breve parentesi sulla distinzione tra calore yang e calore yin che a
qualcuno potrà risultare disorientante, dal momento che il caldo è stato
classificato yang, proprio in opposizione al freddo, che è stato classificato
yin.
Se
consideriamo che la calma e la progressività sono caratteristiche yang opposte
alla fretta e agli sbalzi violenti che sono, invece, dimensioni proprie dello
yin, potremo capire che il fuoco di un pezzo di legno che brucia è più yang,
cioè più tranquillo, di un fuoco ottenuto con il gas o con la benzina, che sono
di tipo esplosivo. E’ pur vero che la fiamma che si ottiene bruciando la legna
è, a sua volta, alimentata dai gas che essa è costretta a sviluppare dal calore
della combustione stessa, ma questi gas si sviluppano più lentamente tanto che
il meccanismo della sua produzione è perfettamente controllabile semplicemente
manovrando il tiraggio dell’aria della stufa, mentre la regolazione della
fiamma ottenuta con la combustione della benzina o del gas contenuto in una
bombola richiede meccanismi più precisi e complessi.
Nel
momento in cui noi utilizziamo, per esempio, una moderna pentola d’acciaio
inossidabile con un buon fondo che favorisce una ottimale distribuzione del
calore, noi riusciamo con la tecnologia da un lato a portare i cibi a cuocere
con il calore indiretto e, grazie sempre alla tecnologia utilizzata, a ridurre
la differenza tra il fuoco di una stufa a legna e quello di un fornello a gas.
Nonostante ciò, tuttavia, i risultati di questi due metodi di cottura restano
diversi.
Gli
esperti di cucina e coloro che hanno già alle spalle un po’ di anni sanno che
il minestrone cotto sulla piastra di ghisa della stufa a legna ha un sapore
diverso rispetto a quello ottenuto con il fornello a gas anche perchè la
pentola può essere, sulla piastra di ghisa, progressivamente spostata nella
zona meno calda permettendo così alla minestra di portare a termine la cottura
con un lento sobbollire, che non è sempre facile realizzare con i fornelli a
gas. Il minestrone dei nostri vecchi era più yang anche perchè ottenuto con una
fonte di calore caratterizzata da una fiamma che si sviluppava in modo più
lento e tranquillo.
Sulla base
di queste considerazioni è opportuno sottolineare che, disponendo di fornelli a
gas, è importante registrare la valvola di erogazione in modo che la fiamma al
minimo risulti quanto più possibile bassa, in modo da ridurre i consumi
ottenendo insieme la migliore condizione di fuoco per continuare la cottura
quando si è raggiunta la temperatura corretta: in questo caso, con la pentola
ben chiusa con il suo coperchio, non c’è più bisogno di rimescolare troppo
spesso per evitare che sul fondo della pentola il cibo si carbonizzi e la
cottura delle nostre verdure stufate è perfetta, con il minimo dispendio di
energia. Se, invece, avremo un minestrone di verdure o la pasta, avremo il
lento sobbollire che evita il travaso che si determina quando, avendo il
coperchio correttamente chiuso, il calore della fiamma troppo intensa risulta
eccessivo.
Per lo
stesso motivo è importante imparare a programmare i tempi e le modalità di
cottura tenendo conto del fatto che, spento il fuoco, la cottura continua
ancora a lungo in modo direttamente proporzionale alla massa totale (recipiente
e cibo) scaldata e in modo uniformemente rallentato rispetto al tempo.
Quando si
è capita la differenza tra calore yang e calore yin diventa intuitivamente
possibile reinventare metodi di cottura che da decenni i macrobiotici indicano
con l’espressione “cottura alla coperta”. Si tratta, in altre parole, di
portare il cibo alla temperatura di ebollizione e di cottura rapida magari
utilizzando il gas o anche l’energia elettrica per poi, dopo pochi minuti,
riporre la pentola in una coperta con la quale viene avvolta. In questo modo la
cottura prosegue a lungo e lentamente, diventa cioè più yang ottenendo diversi
effetti positivi: da un lato il cibo cotto in questo modo ci fornirà un’energia
diversa, d’altro canto è possibile programmare la cottura in modo che ci si può
anche allontanare da casa e, ritornando dopo ore, trovare la cena pronta alla
temperatura ideale per essere mangiata e, infine, non si spreca energia
preziosa come il gas o costosa in termini di impatto ambientale come quella
elettrica.
E’, in
fondo, il medesimo procedimento con il quale si può, una volta fatto il pane nei
moderni forni a fuoco indiretto cui accennavamo sopra, utilizzare il calore
residuo per fare cuocere i piatti che, due o tre ore dopo, costituiranno la
cena ritrovandosi ancora con un calore accumulato nelle piastre di materiale
refrattario del basamento della camera di cottura, sufficiente a farci
ritrovare, il giorno successivo, le mele tagliate in quattro parti seccate al
punto da poter essere conservate per mesi.
Nei forni
tradizionali, nei quali tutta la camera di cottura era costituita di mattoni refrattari,
una volta fatto il pane si utilizzava il calore residuo per fare cuocere le
pignatte di fagioli che sarebbero stati pronti il giorno dopo, con un sapore
ineguagliabile di cose antiche, di cibi preparati e cotti con la calma e la
disponibilità di tempo che oggi ci sembrano non più recuperabili.