3.9 – Macrobiotica e attività sportiva                         (.htm)

 

 

Va chiarito subito che per attività sportiva qui non si intende assolutamente l’attività agonistica.

Chi ha fatto suoi i principi ispiratori della scelta macrobiotica si ritrova in rotta di collisione con i comportamenti sociali e le complesse e articolate strutture economico-mediatiche che ruotano intorno a quella che comunemente viene intesa come attività sportiva.

La concezione macrobiotica sottolinea come assolutamente fondamentale il rapporto con il proprio corpo che si cerca di portare al più alto livello di efficienza in quanto, e solo in quanto, è il veicolo e lo strumento grazie al quale possiamo avere giorno per giorno la conferma della nostra sintonia con la legge che governa il mondo, sintonia che si traduce nella esperienza continua di serenità, di pace con se stessi, di gioia di vivere che ci portano a vedere il risveglio di ogni giorno come l’inizio di una avventura esaltante.

Il macrobiotico, che ha raggiunto e ha imparato a conservare il proprio stato di equilibrio psico-fisico, sente fluire in modo armonioso l’energia nel proprio corpo e qualunque movimento fisico stia compiendo gli fa percepire una perfetta rispondenza tra i propri intenti e il tono muscolare e la scioltezza delle articolazioni di un organismo che reagisce facendogli concretamente percepire lo stato di forma che per chi non segue i principi macrobiotici è raggiungibile solo, e sempre provvisoriamente, con un faticoso allenamento.

La dimensione agonistica, che ha come presupposto fondamentale la verifica di chi è il più bravo nel compiere una certa impresa, è agli antipodi della visione della vita di chi ha fatto suo il messaggio macrobiotico: per uno che vince tutti gli altri sono sconfitti e la stessa vittoria del primo in classifica ha alle proprie radici una aggressività che rende accettabile questo tipo di attività sportiva solo in quanto rappresenta una sublimazione di istinti di sopraffazione che rischierebbero di esplodere su piani pericolosi dal punto di vista sociale.

In questo senso l’attività sportiva, intesa in senso macrobioticamente corretto, dovrebbe diventare un momento fondamentale della formazione della persona in ogni ordine di scuola.

Nella famiglia si devono porre le premesse perchè il singolo impari a chiedere a se stesso lo sforzo per migliorarsi, abituandosi a vedere nella fatica che l’attività sportiva richiede l’occasione per misurarsi con la scelta di fare della propria vita un progetto quanto più nobile possibile. La scuola deve perfezionare questa capacità inserendola nelle prove sportive di squadra in cui il singolo  coscientemente fa proprio il progetto collettivo e impara ad inserirsi in una esperienza di gruppo che deve diventare uno dei momenti fondamentali della formazione educativa e che potrà dare insostituibili informazioni per la corretta valutazione delle possibilità e dei limiti propri di ogni individuo.

Siamo, quindi, molto lontani dalla situazione che comunemente si realizza, per cui la mancata funzione di una scuola pubblica, nella quale l’educazione fisica non rientra nelle discipline fondamentali per la valutazione della persona, viene sostituita da iniziative private che sottopongono i giovani fin dalla più tenera età ad un impegno molto duro che potrebbe anche avere un qualche valore educativo se il tutto non fosse inquinato all’origine da considerazioni di tipo egoistico ed economico esasperate, tipiche di una società malata che esprime una scienza asservita al potere economico, una religione che ha tradito le sue origini e una filosofia incapace di affrontare i problemi fondamentali.

L’attuale società è così accecata dall’egoismo da non riuscire a cogliere l’assurdità sul piano logico e la inaccettabilità sul piano morale di comportamenti che sono diventati modelli di riferimento nei paesi cosiddetti avanzati. Pensiamo alle ore di fatica, al sudore versato e ai denari spesi da parte di chi va in palestra per smaltire il peso eccedente accumulato e, contemporaneamente, alla assoluta non produttività di tutto questo sul piano sociale.

A parte la considerazione che si potrebbe bruciare lo stesso numero di calorie in attività capaci di cambiare in meglio il mondo nel quale tutti insieme dobbiamo convivere, resta sempre, sullo sfondo, la considerazione della inaccettabilità dal punto di vista macrobiotico del trovarsi sovrappeso: questa è una condizione di palese violazione dell’ordine universale, in altre parole, della legge di Dio. In un mondo in cui la miseria e la povertà sono così diffusi la ricchezza o anche solo la disponibilità del superfluo rappresentano la palese manifestazione di un cortocircuito che prima o poi andrà pagato.

Può essere vista come una semplificazione provocatoria, ma noi riteniamo che questo succeda solo perchè non vogliamo rimettere in discussione i nostri comportamenti e i nostri criteri di valutazione: non riusciamo più a capire che se nel mondo ci sono tensione, rancore e violenza ciò è dovuto al fatto che persone, con diete ipercaloriche stupidamente smaltite in esercizi fisici con attrezzature ipertecnologiche e risultati concreti nulli sul piano sociale, incrociano con assoluta indifferenza per la strada altre persone che sognano inutilmente di poter disporre di ciò che i primi buttano nei cassonetti della spazzatura.

Per un macrobiotico trovarsi sovrappeso è, prima di tutto, la testimonianza di una violazione della legge di Dio; quando un macrobiotico compie qualche attività fisica per certi versi improduttiva come, per esempio, camminare molte ore per giungere in cima ad una montagna non è più per smaltire il troppo cibo, ma per riannodare i legami con le genuine forze della natura che le nostre città hanno finito per farci perdere. In queste occasioni ci si misura sempre e solo con se stessi e l’unico premio che ci deve attirare è la serenità interiore.

Ognuno di noi ha inclinazioni e personali predisposizioni per alcune discipline sportive piuttosto che per altre, ma non si avrà più alcun interesse per la dimensione agonistica. La rinuncia alla ricerca di risultati di eccellenza, come la realizzazione di primati, si trasforma, caso mai, nella dimostrazione che ci si ritrova ancora in ottima forma anche in età avanzata, quando chi a suo tempo riempiva le pagine dei giornali sportivi si ritrova magari a dover pagare duramente il passato utilizzo di stimolanti che hanno spremuto l’organismo logorandolo anzitempo.

La dimensione macrobiotica ammette il corso di apprendimento di una attività sportiva per cui si può fare il corso di nuoto, di sci, di roccia, ..., ma non hanno più alcun senso le ore passate in palestra per riacquistare il peso forma o per ridare tono a muscoli impigriti. Il peso forma è il risultato di una quotidiana applicazione dei principi di equilibrio tra le due forze antagoniste dello yin e dello yang e la scioltezza delle articolazioni e il tono muscolare possono essere conservati, nel caso in cui le naturali attività quotidiane non ci tengano sufficientemente in moto, con esercizi che possono essere svolti nella propria casa, utilizzando contemporaneamente i 30-40 minuti ad essi dedicati per migliorare la nostra cultura musicale e, alla fine, ritrovarsi più sciolti e ritemprati sul piano psicofisico.

Nella famiglia che segue i principi della macrobiotica si potranno trovare i bambini iscritti a qualche particolare società sportiva; questo, perchè possano imparare da persone esperte il modo migliore per praticare consapevolmente una determinata attività sportiva e perchè, nell’eventuale gioco di squadra, possano sviluppare la capacità di inserirsi in uno schema di azioni a sviluppo collettivo e quindi, in ultima analisi, perchè ne sia favorita la socializzazione.

Si sceglieranno, a ragion veduta, pratiche sportive ed istruttori che insegnino prima di tutto il rispetto per l’avversario come per se stessi, escludendo a priori di praticare l’attività sportiva sognando gli ingaggi miliardari che ti illudono di essere diventato importante quando invece sei solo diventato una rotella di un ingranaggio mortificante e alienante.

Il macrobiotico, d’altra parte, ha imparato a vivere in modo più consapevole scegliendo a ragion veduta comportamenti che non sempre vengono compresi da chi ci sta attorno. Così, si salgono a piedi le scale lasciando agli altri l’ascensore, si lavora l’orto utilizzando motozappe e motofalcianti solo quando l’estensione del terreno e la scarsità di tempo disponibile lo impongono; si va a sciare utilizzando solo eccezionalmente le funivie e le seggiovie, ma guadagnandosi piuttosto il piacere della discesa dopo avere risalito la montagna con gli sci ai piedi, ... .

In questa ottica l’attività sportiva diventa quindi un momento nel quale ci si immerge nel magico silenzio della natura che non viene più violentata con l’impudente utilizzo di mezzi a motore, ma ci si scioglie in essa sentendo fluire nelle nostre membra quella stessa energia che si è materializzata nella magia del paesaggio con cui stiamo interagendo.

 

 

Proposta di ginnastica e di automassaggio

 

Gli esercizi che ora descriviamo devono essere visti come un suggerimento che ognuno può variare a suo piacere sia come tipo e numero di posizioni che come intensità e regolarità di esecuzione. In alcuni periodi potremo farli ogni giorno mentre in altri, per i motivi più vari, potremo praticarli saltuariamente per mantenere l’organismo ad un livello base di efficienza che ci permetterà, all’occorrenza, di recuperare in poco tempo, con una più costante e regolare esecuzione, la capacità di affrontare senza alcun problema una giornata sportiva di impegno come una gita in montagna o una giornata di sci.

Quando si sarà raggiunto un buon equilibrio nella alimentazione e un soddisfacente controllo dei nostri pensieri, ci renderemo conto che la quotidiana parentesi dedicata alla ginnastica, che nel frattempo sarà diventata anche una vera e propria forma di meditazione, ci sarà diventata praticamente indispensabile.

L’insieme degli esercizi suggeriti vuole essere un buon compromesso tra il minimo di attrezzatura e il massimo della diversificazione dei muscoli e delle articolazioni che vengono tonificati.

Gli esercizi suggeriti possono essere realizzati a qualunque età, ovviamente iniziando con gradualità e senza la pretesa di riuscire a fare tutto perfettamente in poco tempo; anzi, per alcuni la completezza dell’esercizio descritto e il numero dei movimenti indicati potranno restare sempre una meta irraggiungibile, ma questo non è un problema: corretto atteggiamento macrobiotico significa innanzitutto flessibilità mentale e capacità di lavorare nel tempo e con il tempo; al limite, si pongono le premesse perchè nella successiva incarnazione si abbia un organismo fisico meglio disposto per consentire quelle prestazioni che ora potrebbero restare una direzione a cui tendere, più che un traguardo raggiunto.

La cosa più importante è fare diventare la “seduta di ginnastica” una occasione per rilassare la nostra mente, una parentesi di raccoglimento e di meditazione: bisogna fare diventare la ginnastica non un tempo che viene rubato ad altri impegni e lavori ma un regalo che facciamo a noi stessi, riuscendo a lasciare fuori dalla porta della nostra coscienza gli impegni della dimensione quotidiana.

Nella tranquillità della nostra camera i 30-40 minuti impegnati potranno essere accompagnati dall’ascolto di musica classica che meglio ci può portare a recuperare ritmi di respirazione e di pensiero più tranquilli.

L’unico attrezzo veramente indispensabile è costituito da una stuoia o un tappeto di misura adeguata. Vanno bene, per esempio, i tappetini che si utilizzano nei trekking sotto il sacco a pelo e che vengono venduti nei negozi di articoli per il campeggio.

Questi esercizi vogliono essere una sintesi tra il concetto di ginnastica così come viene intesa in occidente e gli esercizi yoga, che hanno invece alla loro radice una filosofia diversa.

Sono presenti quindi esercizi che vogliono tonificare e mantenere in esercizio muscoli fondamentali ed altri che vogliono ristabilire e mantenere una corretta scioltezza delle articolazioni.

Per ciascun esercizio si propone un numero di ripetizioni che deve essere visto con elasticità: chi comincia per la prima volta già con una certa età troverà impossibile realizzare certi piegamenti, torsioni o fare un certo numero di flessioni: in questo caso sarà fondamentale non forzare in alcun modo un organismo che deve lentamente recuperare una elasticità che è stata perduta magari da decenni; alcuni esercizi non si potranno neppure tentare e solo più avanti, con il tempo e con la progressiva eliminazione del sovrappeso, si potrà provare con molta cautela a tentare certe posizioni, magari facendosi aiutare da un’altra persona. Occorre, cioè, assumere un atteggiamento di flessibilità mentale, non spingere i propri tentativi oltre uno sforzo più che ragionevole, ricordando sempre che il tempo è la forma di energia più potente, per chi lo sa usare in modo adeguato: la costanza nel tempo e una alimentazione macrobioticamente equilibrata scioglieranno le giunture irrigidite e ci si scoprirà progressivamente più forti e sereni perchè il “ki”, l’energia vitale come viene chiamata in oriente, può scorrere liberamente e mantenere in salute il nostro corpo. Un buon esempio di questo concetto può essere quello di un ruscello che conserva l’acqua limpida finchè essa scorre liberamente e diventa invece putrida e maleodorante nel momento in cui diventa acqua stagnante: un corpo umano con articolazioni irrigidite non può essere sano; dita doloranti e intorpidite, gengive deboli e facilmente sanguinanti sono anch’esse segnali che indicano nel nostro corpo un ki stagnante che darà origine a disfunzioni sempre più gravi. Rimettere in circolazione il ki significa dare al nostro corpo la possibilità di ripulirsi da tutte le scorie accumulate nelle nostre cellule e avviare un processo di guarigione che può risolvere, con il tempo e la costanza, qualunque malattia.

Flessibilità deve essere usata anche nel “contare” gli esercizi: c’è chi preferisce tenere mentalmente il conto dele flessioni che si vanno facendo mentre altri preferiscono regolarsi sul tempo trascorso, tenendo d’occhio ogni tanto l’orologio. Quando la seduta di ginnastica e di automassaggio sarà diventata una consuetudine si scoprirà che il “conteggio mentale” degli esercizi avverrà in modo automatico mentre i nostri pensieri potranno muoversi su piani diversi, il tutto con lo sfondo discreto di una musica piacevole che ci aiuta a realizzare un positivo distacco dalle defatiganti incombenze quotidiane.

Gli esercizi vengono proposti suddivisi in tre fasi, nelle quali si alternano esercizi di ginnastica vera e propria e l’automassaggio lungo i meridiani dell’agopuntura.

Gli indumenti dovranno consentire la massima libertà di movimento e braccia, gambe e piedi dovrebbero essere scoperti per consentire un automassaggio più soddisfacente.

Di importanza fondamentale, durante questi esercizi, è la respirazione. Qui, per ragioni di brevità, non vengono date indicazioni precise, ma, con il tempo, si troveranno intuitivamente i momenti nei quali si dovrà cercare di realizzare la respirazione profonda, con lo svuotamento totale dei polmoni, e l’inspirazione che arrivi ad interessare anche la zona del diaframma.

 

 

Prima fase

 

Si inizia la seduta di ginnastica, automassaggio e meditazione con movimenti lenti che andranno progressivamente portati a un livello di energia più intenso sia dal punto di vista dell’arco delle rotazioni che della velocità dell’esecuzione. Questi movimenti: rotazioni del busto, delle braccia, delle mani, dei piedi e delle gambe, della testa, ... potrebbero essere definiti come esercizi a corpo libero ma potranno essere i più vari, magari ispirandosi ai movimenti tipici di attività lavorative o sportive che ci sono note e hanno lo scopo di cominciare a rivitalizzare lo scorrere dell’energia nel nostro corpo che, in condizioni normali, può risultare intorpidito.

A questo punto, con il corpo che si è così sciolto e scaldato, cominciamo gli esercizi veri e propri.

 

-           Fare un po’ di saltelli sulla punta dei piedi e, contemporaneamente, allargare con forza e piegare le braccia chiudendo e aprendo le dita delle mani.

-           Fare un centinaio di piegamenti sulle gambe, cominciando progressivamente a sintonizzare la respirazione con le esigenze di ossigenazione che lo sviluppo dell’esercizio impone.

(Quando la seduta di ginnastica sarà pratica consolidata questi piegamenti sulle gambe potranno essere aumentati anche di molto, diventando una sorta di allenamento fondamentale per molte pratiche sportive.

Se, per esempio, abbiamo la prospettiva di una impegnativa camminata in montagna o una intensa giornata di sci si potrà, avendo portato i piegamenti sulle gambe anche a 300 fino ai due o tre giorni antecedenti, ridurli a 50 alla vigilia, in modo da avere i muscoli nelle migliori condizioni.

Quando, poi, si avrà un’età più avanzata si scoprirà che questo lavoro quotidiano sulla muscolatura e le articolazioni delle gambe e delle caviglie si rivelerà un ottimo investimento che ci permetterà di evitare traumi e fratture nel caso di eventi di banalità quotidiana ma non per questo meno pericolosi come quando per strada, con la mente in vario modo concentrata su altre cose, non ci avvediamo di essere sul bordo del marciapiede per cui, improvvisamente, ci manca la terra sotto i piedi).

-           Seduti sulla stuoia, afferrare dall’esterno i piedi e, piegando opportunamente le gambe e divaricando le ginocchia, toccare i calcagni o la stuoia con la fronte.

-           Seduti, gambe distese, afferrare i piedi oppure le caviglie dall’esterno e, senza piegare le gambe, toccare le ginocchia con la fronte.

-           In piedi, senza piegare le gambe, afferrare le caviglie e toccare le ginocchia con la fronte.

-           In piedi, senza piegare la gambe, chinarsi in avanti fino a toccare la stuoia con il palmo delle mani.

-           In piedi, su una gamba sola, portare le braccia e l’altra gamba in avanti, poi nei due sensi lateralmente e poi indietro in modo da imparare a mantenere l’equilibrio in queste posizioni nelle quali la gamba sollevata e le braccia si trovano tutte dalla stessa parte (per facilitare l’esercizio si possono fare continue piccole flessioni sulla gamba che da sola sostiene il corpo): ripetere tre volte.

-           Ripetere l’esercizio precedente con l’altro piede a terra.

-           In piedi, su una gamba sola, portare la pianta del piede sollevato ad appoggiarsi sulla parte interna della coscia della gamba su cui ci si sostiene, in modo da avere il tallone del piede nella zona dell’inguine: in questa posizione sollevare le braccia con le mani giunte sopra la testa inspirando profondamente e poi, lentamente, espirando, portare le braccia distese ai fianchi.

-           Ripetere l’esercizio precedente con l’altro piede a terra.

-           Distesi a terra supini, tenendo le braccia distese lungo i fianchi con le palme a terra, sollevare le due gambe distese ed unite e muoverle in modo che la punta dei piedi descriva nello spazio un semicerchio da destra a sinistra e viceversa: ripetere venti volte per rinforzare i muscoli addominali. (con il tempo sarà bene aumentare fino a 30-40 il numero di questi movimenti per rendere forti quanto più possibile i muscoli addominali: assieme alla dieta macrobiotica correttamente seguita, con questo esercizio si eliminano completamente stomaco dilatato e ventre rigonfio che sono i segnali evidenti e sempre più diffusi della incapacità di autogestirsi sul piano alimentare).

-           In piedi, con una gamba sollevata in avanti e tenendo le braccia distese in avanti, flettere la gamba su cui ci si sostiene fino a trovarsi seduti sul tallone e, da questa posizione, risollevarsi, sempre tenendo l’altra gamba e le braccia distese in avanti. (Chi non riesce può fare l’esercizio tenendo vicino a sè due sedie per potersi appoggiare con le mani sia per mantenere l’equilibrio che per potersi rialzare).

 

Automassaggio

Seduti sulla stuoia iniziare la prima fase dell’automassaggio.

Questo si esegue esercitando una pressione ragionevolmente intensa con il pollice o con le altre dita cercando di individuare i punti eventualmente doloranti: su di essi il massaggio deve soffermarsi con un movimento circolare visualizzando nella nostra mente un ristagno di energia che deve essere sciolto e spinto a riprendere a scorrere lungo il meridiano. I punti sui quali la pressione deve essere particolarmente intensa sono quelli alla radice delle unghie delle mani e dei piedi perchè in questa area si ha la trasformazione da un meridiano a quello successivo.

Il massaggio va eseguito alternativamente prima su un braccio e poi sull’altro e, allo stesso modo, sulle gambe.

 

-           (Polmoni): Partendo dalla parte interna superiore delle braccia premere con il pollice lungo una linea che giunga dalla spalla al dito pollice.

-           (Intestino crasso): Dal pollice si passa al dito indice e, questa volta dalla parte esterna superiore del braccio, risalire fino alla spalla. Il massaggio di questo meridiano termina sulla parte superiore delle labbra, sotto il naso e lungo tutto l’arco della mascella alla radice dei denti: gengive doloranti o facilmente sanguinanti sono un segnale di un intestino in cattive condizioni. (Massaggiare bene i polsi. Nel massaggio dei meridiani che scorrono sulle braccia, in questa prima fase quello dei polmoni e dell’intestino crasso, massaggiare sempre bene e a fondo i polsi: i polsi, come le caviglie, sono il crocevia di tutti i meridiani).

-           (Stomaco): Partendo dalla parte esterna superiore della coscia scendere lungo la gamba con la pressione delle dita fino alla punta del secondo dito del piede.

-           (Milza/Pancreas): Dalla parte esterna dell’unghia del primo dito del piede (il ditone) risalire fino all’inguine lungo una linea sulla parte interna superiore della gamba

 

Seconda fase

 

-           Stesi a terra, proni, tenendo le mani a palmo in giù all’altezza delle spalle, distendere le braccia sollevando tutto il corpo che, senza piegarsi, dovrà appoggiare a terra solo con la punta dei piedi: ripetere dieci volte.

-           Nella posizione precedente, distendere le braccia in modo da sollevare la parte superiore del tronco, tenendo aderenti a terra gambe e bacino.

-           Stesi a terra, proni, tenendo le braccia distese lungo i fianchi con il palmo rivolto in su, alzare alternativamente prima una gamba e poi l’altra, badando a non piegare le ginocchia. Nella stessa posizione sollevare allo stesso modo entrambe le gambe contemporaneamente.

-           Stesi a terra, proni, afferrare i piedi con le mani e poi esercitare una trazione in modo che risultino sollevate contemporaneamente da terra le gambe e le spalle, come un arco sotto tensione.

-           In ginocchio, seduti sui talloni, piegarsi all’indietro fino a toccare la stuoia con la nuca. Si può facilitare l’esercizio tenendo la punta dei piedi unite ma allargando i talloni.

-           Seduti, tenere la gamba destra semidistesa e piegare la sinistra fino ad avere il piede che fuoriesca sotto la coscia destra; afferrare con la mano sinistra il piede destro e spostarlo sulla sinistra del ginocchio della gamba sinistra precedentemente piegata e, sempre tenendo la mano sinistra sul piede destro, spostare il braccio destro dietro la schiena: in questa posizione ruotare il busto e la testa quanto più possibile a destra facendo leva sulla mano sinistra, cercando di guardare dietro la schiena.

-           Ripetere l’esercizio invertendo le gambe, le braccia e il senso di rotazione.

 

Automassaggio

-           (Cuore): Partendo dalla parte interna inferiore del braccio, sotto l’ascella, giungere fino al dito mignolo.

-           (Intestino tenue): Dal dito mignolo si risale, questa volta tenendosi sulla parte esterna inferiore del braccio, fino alla spalla. Il massaggio di questo meridiano termina sulle guance vicino alle orecchie, passando dalla parte posteriore del collo.

-           (Vescica): Si parte dalla parte esterna inferiore delle gambe e si termina sul quinto dito, il più piccolo.

-           (Reni): Si parte dall’incavo della parte centrale della pianta del piede (meglio, da alcuni centimetri più in alto) e, lungo la parte interna inferiore della gamba, si risale fino all’inguine.

 

 

Terza fase

 

-           Stesi a terra supini, braccia distese lungo i fianchi e palmo delle mani a terra, sollevare le gambe e, senza piegarle, andare a toccare con la punta dei piedi il pavimento dietro la testa.

-           Stesi a terra supini, gomiti a terra a mani appoggiate ai fianchi, sollevare le gambe, il bacino e il tronco fino a trovarsi in posizione verticale appoggiando a terra con i gomiti e le spalle.

-           Inginocchiati, inchinarsi in avanti in modo da avere i gomiti appoggiati a terra tenendo le dita delle mani intrecciate; appoggiare la fronte tra la terra e le palme delle mani e, facendo leva sui gomiti, con un colpo di reni sollevare le gambe e il tronco in modo da trovarsi in posizione verticale con l’appoggio a terra dei gomiti e della testa; in questa posizione divaricare quanto più possibile le gambe e poi tornare in posizione verticale; riportare i piedi a terra cercando di farli scendere lentamente, imparando a bilanciare il corpo durante questo movimento di discesa spostando dalla parte opposta la parte superiore del tronco. (Ci si può, all’inizio, tenere vicino ad un muro, su cui ci si appoggerà fino a che non si impara a controllare l’equilibrio. Si dà, inoltre, per scontato che chi ha un principio di artrosi cervicale sappia capire quando avrà recuperato la scioltezza necessaria per tentare queste posizioni.).

-           Inginocchiati, piegare dietro la schiena il braccio destro in modo da spingere la mano quanto più possibile all’altezza delle spalle; con la mano sinistra afferrare le dita della mano destra e tirarla quanto più possibile in su, tendendo a diventare capaci, in prospettiva, di afferrare il polso della mano destra; in questa posizione chinarsi in avanti fino a toccare la stuoia con la testa e la spalla destra.

-           Ripetere l’esercizio precedente piegando dietro la schiena il braccio sinistro e afferrando con la mano destra le dita della mano sinistra.

-           Seduti, con le gambe distese in avanti, piegare le gambe divaricando le ginocchia, in modo da poter infilare prima un braccio e poi l’altro nell’incavo delle ginocchia spingendo le mani, con le palme rivolte verso l’alto, quanto più possibile dietro la schiena, appoggiate a terra dalla parte del dorso. In questa posizione, facendo forza sulle mani e sui piedi, piegare il busto in avanti fino a toccare la stuoia con la fronte. Attenzione a non forzare in alcun modo questo esercizio perchè si mettono in azione muscoli potenti del dorso che potrebbero, facendoci sopravalutare la flessibilità della colonna vertebrale, crearci dolorosi stiramenti nella zona dorsale.

 

Automassaggio

-           (Circolazione del sangue): Si parte dall’interno delle braccia, nella zona centrale sotto le ascelle e, sempre lungo una linea mediana, si giunge al dito medio.

-           (Triplice focolare): Si parte dal dito anulare e, tenendosi sulla parte esterna del braccio, si risale lungo la linea mediana fino alle spalle. Il meridiano termina sulle sopracciglia girando attorno all’orecchio. E’ bene soffermarsi un momento nel massaggiare non solo la base ma tutto il padiglione dell’orecchio, che è un’area sulla quale si trovano dei punti energetici di importanza fondamentale.

-           (Vescica biliare): Si parte dalla parte esterna della coscia e, lungo la linea mediana, si scende fino al quarto dito del piede.

-           (Fegato): Si parte dal primo dito del piede, tenendosi alla radice dell’unghia dalla parte del secondo dito, e si risale prima sulla parte anteriore del piede e poi lungo la gamba tenendosi nella parte centrale interna, fino all’inguine.

 

Al termine è bene fare un massaggio approfondito ai polsi e alle caviglie che presentano punti nodali particolarmente importanti nei quali, essendo lo spazio ridotto, i meridiani risultano ravvicinati: ruotare polsi e caviglie e sciogliere queste articolazioni significa tonificare tutta la circolazione dell’energia vitale.

Altra area a cui riservare una attenzione particolare è la pianta del piede che va massaggiata con cura perchè tutti gli organi fondamentali del corpo hanno, sulla pianta dei piedi, un’area di stimolazione specifica: la soluzione migliore sarebbe di imparare a camminare a piedi nudi durante l’estate e, d’inverno, studiare il modo di stimolarli adeguatamente, per esempio, sistemando sul piatto della doccia, su una stuoia di plastica, dei ciottoli di fiume o di spiaggia che, con la loro forma levigata, non danneggiano l’epidermide.

Quando si ha la possibilità e il tempo, il massaggio dei meridiani può essere fatto reciprocamente tra due persone, meglio maschio e femmina, realizzando così anche uno scambio energetico che facilita la conversione dell’energia negativa (stress, ansia, stanchezza,...) perchè si realizza uno scambio osmotico che si traduce, comunque, in una circolazione più fluida dell’energia vitale all’interno della coppia.

L’estate è anche l’occasione favorevole per cominciare a fare la doccia fredda, che risulta molto più stimolante, per poi cercare di conservare questa abitudine anche nei mesi successivi. Chi non se la sente può nella stagione fredda imparare ad alternare l’acqua calda con quella fredda e, a poco a poco, rendere più forte l’organismo.

Un ottimo massaggio su tutta la schiena può essere fatto quando si è in coppia ed entrambi di peso ragionevole: uno dei due si stende prono sulla stuoia con la testa girata di fianco sistemando, se si tratta di una donna, nella zona opportuna un cuscino per proteggere il seno e l’altro le cammina lentamente a piedi nudi sulla schiena e sul bacino, eventualmente appoggiando le mani (per esempio con due bastoncini che poggiano a terra) in modo da non avere problemi di perdita dell’equilibrio.

Già è stato detto che polsi e caviglie sono aree che vanno massaggiate e fatte ruotare a fondo per sciogliere quanto meglio possibile queste articolazioni dove passano tutti i meridiani. Polsi e caviglie gonfi, doloranti e irrigiditi sono il segnale di squilibri sedimentati da lunga data e possono essere utilizzati per seguire il progressivo miglioramento dello stato di salute del corpo, ma tenendo presente che ci vorrà anche molto tempo dal momento che quando il problema interessa tutta l’articolazione si tratta, sempre, di uno squilibrio che interessa contemporaneamente molti meridiani.

Quando, invece, il dolore si percepisce lungo il percorso di uno specifico meridiano si potrà seguire il progressivo miglioramento seguendo lo spostarsi della zona dolorante: quanto più la zona sensibile si sposta verso  le estremità delle dita dei piedi e delle mani tanto più è vicino il ristabilimento dell’equilibrio.

 

Volendo, se si è abbastanza giovani e ci si sente sufficientemente in forze, si può ancora aggiungere un esercizio.

Occorre una sbarra o un bastone robusto fissato ad una altezza, sopra la testa, tale da poter essere afferrato stando in piedi: si esercita una trazione sulle braccia in modo da sollevare il corpo intero fino a portare il mento all’altezza della sbarra e, contemporaneamente, si sollevano prima le ginocchia e poi il resto delle gambe in modo da disporsi a squadra poi si ritorna in posizione verticale distendendo le braccia fino a tornare a terra.

Questo esercizio, piuttosto faticoso, può essere ripetuto a piacere; quando si riesce a farlo una decina di volte di seguito è perchè si è in condizioni fisiche buone e non si hanno problemi di sovrappeso.

L’attrezzo per fare questo esercizio e che si trova nei negozi specializzati, è costituito da un tubo metallico lungo circa 80 cm. Che ha alle due estremità delle protezioni in plastica sufficientemente morbide per essere inserito nella parte superiore del vano di una porta: una delle sue estremità può essere allungata o accorciata con un meccanismo a vite per cui si posiziona nella parte superiore degli stipiti (o spallette) della porta e poi si regola fino a farlo aderire perfettamente al muro e potrà così sopportare senza problemi il peso di una persona.

 

In realtà, se non abbiamo la fortuna di svolgere durante la nostra giornata attività di un certo impegno dal punto di vista fisico, con un po’ di fantasia qualunque oggetto può diventare un attrezzo da ginnastica.

Se, per esempio, prevediamo che nel prossimo mese andremo ad aiutare un parente o un amico a tagliare della legna o a rimettere in ordine un giardino da troppo tempo lasciato a se stesso, potremo ogni giorno provare a sollevare una sedia di dimensioni adeguate afferrandola con una mano, sempre tenendo il dorso della mano verso l’alto e il braccio ben disteso in modo che, necessariamente, lavorino soprattutto i muscoli delle spalle. Così daremo un minimo di allenamento a muscoli normalmente da noi poco utilizzati ma che sicuramente, in quella particolare esperienza, dovranno entrare decisamente in azione.