6 – Lettere e risposte                (.htm)

 

 

 

Premessa

 

Nella prima parte di questo settore del sito pubblichiamo le riflessioni, i commenti e le domande che ci consentono di meglio definire il senso del nostro lavoro: chi siamo, per quali motivi abbiamo aperto questo sito, con quale metodo intendiamo andare avanti, a che punto siamo nella realizzazione dei nostri progetti. Il risultato di questo interscambio resterà pubblicato perché riteniamo possa essere interessante per tutti i visitatori.

Le lettere, invece, con le quali si chiedono chiarimenti sul piano concreto della dieta o sul piano teorico della filosofia che sta a monte della scelta macrobiotica, vengono pubblicate nella seconda parte di questo settore e resteranno qui esposte per qualche tempo, anche per consentire a tutti coloro che già si sentono partecipi della nostra comunità virtuale di poter collaborare con i loro consigli e la loro esperienza. Successivamente, quando si saranno esauriti gli interventi, queste lettere verranno eliminate, dopo averne utilizzato tutti gli elementi positivi che andranno contestualmente ad integrare, approfondire ed ampliare i testi già in precedenza pubblicati. In questo senso possiamo affermare che i testi del nostro sito sono espressione di una esperienza collettiva che viene offerta a tutti.

Di solito rispondiamo singolarmente alle lettere ricevute, a meno che non risultino interessanti per il nostro gruppo e per i possibili visitatori del sito: in questo caso viene pubblicato un estratto della e-mail ricevuta, in modo da evidenziare le cose interessanti su cui fermiamo la nostra attenzione e che vengono ad essere oggetto di una nostra specifica risposta.

A volte, quando riscontriamo anomalie nel software informatico che ci fanno temere che la risposta diretta al singolo interessato non sia andata a buon fine, pubblichiamo per intero, per alcuni giorni, la lettera ricevuta e la risposta.

Per rispettare il legittimo diritto alla riservatezza di coloro che ci scrivono, non pubblicheremo l’indirizzo di posta elettronica di coloro le cui lettere vengono pubblicate. Se qualcuno vuole mettersi in contatto direttamente con l’autore di una lettera pubblicata ce lo farà sapere e noi manderemo all’interessato la richiesta: questi deciderà se ritiene opportuno avviare privatamente uno scambio di corrispondenza.

 

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Prima parte

 

 

Indice delle lettere e degli argomenti trattati

 

Chi sono le persone che hanno aperto il sito e quali fini perseguono                       pag. 2

I problemi suggeriti da Fabio P.                                                                                      pag. 4

I problemi suggeriti da Alessandro P.                                                                            pag. 6

     Creare un gruppo di discussione sulla macrobiotica su Yahoo!groups.  ?                                  pag. 7

     L’utopia del nostro progetto                                                                                            pag. 8

    La macrobiotica e i possibili conflitti in famiglia                                                            pag. 9

    Corsi residenziali  ?                                                                                                           pag. 12

 

 

 

 

Seconda parte

 

Problemi di salute: la macrobiotica non è una bacchetta magica                              pag. 13

Riflessioni, rettifiche e suggerimenti sul trattamento dell’acqua                               pag. 15

I consigli di Fabio                                                                                                            pag. 17

 

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Chi sono le persone che hanno aperto il sito e quali fini perseguono

 

Il sito  www.macrobiotica-sintesi.it   è stato aperto con l’intento di costituire un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono capire i principi macrobiotici; il sito è curato da persone che si impegnano a praticare coerentemente nella loro vita la nuova consapevolezza raggiunta, mai cadendo nell’errore di utilizzare il denaro come forma di pagamento per le conoscenze che essi cercano di diffondere.

Il nostro intento è educativo e al di fuori di qualunque interesse commerciale.

Qualunque persona sufficientemente motivata può trovare nel sito  www.macrobiotica-sintesi.it  l’aiuto necessario per tentare autonomamente l’esperienza macrobiotica: comunque nel sito stesso saranno segnalati indirizzi di posta elettronica presso i quali si potranno avere, in caso di bisogno, spiegazioni e approfondimenti ulteriori.

Con il tempo vogliamo formare una vera e propria comunità virtuale che potrà contare su fornitori, agricoltori e artigiani presso i quali fare gli acquisti indispensabili. In tal modo si realizzerà il rapporto diretto tra produttori e consumatori eliminando le strozzature di una distribuzione che umilia colui che lavora per produrre e spreme il consumatore indifeso. L’intento è di fornire, in un apposito spazio sul sito, l’elenco dei produttori individuati nelle singole aree geografiche in modo che chi è interessato agli acquisti possa pianificare al meglio le sue spese. I controlli di qualità saranno effettuati dagli stessi consumatori che potranno segnalare eventuali osservazioni critiche che verranno registrate e pubblicate. Lo spazio del sito sarà così aperto contemporaneamente ai produttori e ai consumatori e svolgerà questa sua funzione in modo assolutamente gratuito.

Il sogno che, in un secondo tempo, tenderemo a realizzare è quello di formare comunità praticamente autosufficienti dal punto di vista alimentare e costituite da poche decine di persone: le comunità saranno collegate tra loro via internet e in qualunque momento saranno in grado di valutare la opportunità e le modalità di un possibile intervento di reciproco sostegno.

Queste comunità si potranno insediare negli spazi che l’economia contemporanea ha definito come marginali e che, come tali, sono già fin da ora emarginati dalle grandi aree urbane il cui ipertrofico sviluppo crea condizioni sempre meno controllabili.

Queste comunità non saranno in alcun modo paragonabili ai monasteri dei secoli precedenti se non per il fatto che volutamente rappresenteranno un consapevole rifiuto dei meccanismi di produzione e sfruttamento che caratterizzano l’economia mercantile. Le comunità che vogliamo realizzare saranno costituite da famiglie o gruppi di persone che potranno abitare in edifici comuni oppure in case singole che potranno essere magari sparse in un contesto abitativo più ampio, cioè tra persone che non fanno parte della comunità. Pensare di costruire un minuscolo villaggio in cui sentirsi separati da chi non vive secondo i principi della macrobiotica è per noi un segnale di insicurezza e di timore: la coerenza della nostra vita sostanzialmente ascetica, nel senso che cerchiamo di vivere privilegiando i valori fondamentali della vita, sempre all’interno di una visione filosofico-religiosa fondata sulla certezza che nel mondo si esprimono razionalità e giustizia assolute e, quindi, armonia, sarà il messaggio che ogni giorno testimonieremo a tutti coloro con cui potremo vivere nello stesso territorio.

I componenti della nostra comunità, anche quando risulteranno sparsi in un insediamento abitativo più ampio, costituiranno una struttura economica collettiva finalizzata fondamentalmente alla produzione di valori d’uso per i propri aderenti, ma non chiusa nei confronti dell’esterno.

Mentre oggi, nelle società industriali e soprattutto nelle grandi città che ne costituiscono i gangli vitali, nessuno produce nulla di ciò che gli serve per vivere e tutti dipendono da altri per tutto, nelle nostre comunità ognuno sa fare perfettamente le cose che gli consentono la sopravvivenza e ognuno mette a disposizione degli altri la propria competenza specifica e riceve in cambio le competenze specifiche altrui e verrà ripristinata in pieno la regola che teneva in piedi le società preindustriali: vi è la gioia di dare, unitamente alla disponibilità a ricevere con, infine, l’abitudine di restituire più di quanto si è ricevuto. In tal modo si ricreano e si mantengono sempre vitali i legami sociali che lo scambio mercantile distrugge.

 

Noi vogliamo spiegare al maggior numero possibile di persone i principi dialettici dello yin e dello yang su cui si regge il mondo e, in questa ottica, riconosciamo anche la possibilità, per chi lo desidera, di alimentarsi con prodotti di origine animale. Tuttavia sottolineiamo che la scelta di cibarsi di alimenti di origine animale ritarda gravemente l’evoluzione della persona umana e nelle comunità che andremo a formare non ci sarà spazio per coloro che ancora saranno incapaci di sciogliersi dalla dipendenza da questo genere di alimenti.

In questo senso guardiamo con occhio particolarmente favorevole ai vegetariani e ci sentiamo in profonda sintonia con i veganiani, fino ad identificarci con essi quando questi abbiano fatto propria la dimensione dialettico-complementare dello yin e dello yang, grazie alla quale la scelta del cibo diventa lo strumento fondamentale per essere sempre in perfetto equilibrio in qualunque stagione e a qualunque latitudine possiamo trovarci ad operare.

Siamo, in ultima analisi, dei veganiani macrobiotici. In altre parole, non ci riconosciamo semplicemente come veganiani perché la ignoranza della dialettica yin/yang può portare le persone a diventare tendenzialmente passive e, comunque, fragili nei confronti di patologie che possono instaurarsi in un contesto nel quale ci sia troppo spazio per lo yin della frutta che, se supera certe soglie, rischia di portare allo squilibrio energetico dell’organismo fisico e ad una progressiva modificazione sul piano del carattere.

E’ per noi importante sottolineare che, se nelle ricette  definite nel nostro sito come “sfiziose” si possono trovare latticini e pesci, queste sono viste come scelte possibili all’interno di una fase transitoria che dovrà prima o poi essere superata, sempre ricordando che la rigidità mentale, in questo caso il divieto di cibi e bevande particolari, non è mai una virtù.

L’essere umano è libero e, quando ha raggiunto l’equilibrio macrobiotico che gli permette di essere immune da qualunque malattia, sarà il suo stesso organismo fisico a segnalare e “fare pagare” il fatto di essersi concessi, per esempio, dei latticini e a quel punto non è più necessaria alcuna condanna, da parte di terze persone, per il fatto di avere sentito il bisogno di riassaporare piatti e condimenti che il veganiano evita: quando si è macrobiotici si guarda al fatto di avere ceduto alla voglia del piatto sfizioso non come ad un comportamento disdicevole, ma come ad una esperienza di cui si aveva ancora bisogno all’interno del nostro cammino evolutivo che ci porterà a scoprire nel nostro corpo non più la zavorra che ci affonda nella terra, ma un meraviglioso strumento grazie al quale i nostri corpi sottili si raffinano ulteriormente.

 

La nostra visione filosofico-religiosa non ci porta all’interno di alcuna chiesa od organizzazione storicamente realizzatasi: ognuno potrà conservare le proprie convinzioni, avendo raggiunto la certezza, che nella nostra cultura risale a Pitagora e a Platone, della assoluta razionalità del mondo, inteso come realizzazione di rapporti causa-effetto di cui la pratica macrobiotica, nella gestione consapevole del nostro benessere psicofisico, ci consente di diventare sempre più coscienti.

L’armonia che noi constatiamo nel mondo non si esprime come una pace più o meno imposta dal potere politico e/o economico, ma come risultato della dialettica yin/yang che è la vita dell’Essere, per cui ciascuno di noi vive sempre e solo nel mondo che ha saputo meritarsi. Per noi è fondamentale la vertiginosa intuizione leibniziana per cui in ogni istante andiamo a sperimentare, tra gli infiniti universi per noi possibili e in Dio tutti ugualmente veri, quello e solo quello che esprime l’effetto di cause che noi stessi abbiamo posto in essere.

 

Le comunità che stiamo sognando e che cercheremo di realizzare saranno, contemporaneamente, nel mondo e fuori di esso: all’interno di esse il denaro e il commercio come oggi vengono intesi non esisteranno più e verranno utilizzati solo per i rapporti con “il resto del mondo”, rapporti che verranno decisi e perseguiti con discussione e approvazione collettiva. Il denaro necessario per queste operazioni ci arriverà dall’esterno, nel momento in cui, per esempio, la comunità potrà aprirsi a chi, non appartenendo alla comunità, vorrà venire a sperimentare un tipo di vita completamente alternativo ai ritmi e alle scelte di una umanità che ha perso le proprie radici. I giovani nati e cresciuti nelle comunità al termine degli studi e della loro formazione potranno liberamente decidere se continuare questa esperienza o scegliere di uscirne.

In quanto alla moderna tecnologia non verrà mai rifiutata pregiudizialmente e, ancora meno, verrà temuta: essa, scelta e utilizzata da chi sa vivere facendosi ogni giorno il pane azzimo con il condimento delle verdure cresciute insieme all’erba nel proprio orto, sarà la benvenuta.

 

Una ultima, fondamentale, precisazione: il nostro è un gruppo aperto e, come tutti possono liberamente utilizzare i materiali pubblicati sul sito, così chiunque potrà entrare a fare parte del gruppo, cominciando a collaborare arricchendo il sito stesso con il proprio contributo e la propria esperienza.

Sono utili allo stesso modo e allo stesso livello la relazione su come si è superata una malattia, la comunicazione dell’indirizzo di agricoltori o artigiani che per le loro scelte rispettose dell’ambiente faticano a stare sul mercato, la riesumazione di una ricetta trovata in un vecchio diario di casa, la riscoperta di come i nostri nonni eliminavano le incrostazioni sedimentatesi all’interno delle bottiglie, la riflessione filosofica che non abbiamo mai osato palesare nel timore di essere giudicati “fuori dal mondo”, … .

Quando il gruppo sarà sufficientemente ampio ci si suddividerà in ulteriori gruppi virtuali coordinati tra loro e, insieme, chi lo riterrà opportuno, discuterà e approfondirà il progetto delle successive comunità reali di veganiani macrobiotici che sapranno offrire una alternativa concreta ad un mondo oggi non più vivibile: un mondo in cui fare le prove di un pronto intervento di soccorso, nel caso di un attacco terroristico chimico in una linea del metrò, viene giudicata espressione di saggezza e di lungimiranza.

Noi preferiamo curare il malessere della società concentrando le nostre energie sulle cause senza lasciarci invischiare nella illusoria rincorsa di sintomi patologici che, proprio per l’aggressività di cui sono oggetto, riemergono sempre più virulenti.

Non abbiamo nessuna fretta poiché ciò che per l’essere umano è il fluire del tempo è invece, per noi, il nostro attuale modo di intuire l’eternità e l’infinitudine dell’Essere.

 

Questo è il nostro sogno esposto pubblicamente, ma non è irrigidito in una formulazione da prendere o lasciare: è stato pubblicato per essere discusso e sono da noi accolti come una benedizione gli interventi di approfondimento e di critica tendenti a sviluppare una forza-pensiero sempre più coerente che, nel suo progressivo definirsi e arricchirsi, potrà, nel rispetto degli intendimenti e delle scelte di fondo, strutturarsi come progetto costruito e condiviso tutti insieme.

 

Il gruppo è sorto in Italia nell’area tra Torino, Ivrea, Biella e Vercelli.

Il nostro primo intento era e resta quello di diventare, all’interno dell’area macrobiotica, un punto di riferimento alternativo a tutti coloro che si atteggiano a maestri macrobiotici e che, contemporaneamente, pensano soprattutto al guadagno o, comunque, al successo sul piano materiale.

Per questo motivo, pur considerando fondamentali le scelte sul piano dietetico, viene sottolineato l’aspetto filosofico-religioso, sempre puntando a far diventare quanto più possibile ogni persona capace di autogestirsi.

Esistono altri gruppi che hanno già ottenuto un buon successo, ma si tratta di organizzazioni non in sintonia con il nostro discorso e i nostri intenti: sono gruppi che coltivano il culto della personalità dei vari guru di turno nei confronti dei quali tendono a creare una vera e propria dipendenza e che nelle loro scelte concrete considerano l’utilizzo del denaro come fondamentale.

Riceviamo e-mail da ogni parte, anche dall’estero.

Per il momento organizziamo solo nella nostra zona corsi di studio utilizzando come traccia per gli incontri e per la discussione il materiale pubblicato sul sito. Ma la situazione può cambiare nel futuro: nel nostro progetto il gruppo, che per ora è virtuale, utilizza le straordinarie possibilità offerte da internet e dalla posta elettronica per lo scambio di esperienze, per ampliare e approfondire sempre più quanto è pubblicato sul sito.

In questo modo emergono progressivamente persone che per la loro competenza, serietà e coerenza di vita sono in grado di porsi come momenti propulsori di sviluppo e diffusione della filosofia macrobiotica. Siamo certi inoltre che, con il tempo, all’interno del gruppo virtuale si svilupperanno legami più concreti  tra persone operanti nella stessa area geografica.

La pubblicazione del sito internet www.macrobiotica-sintesi.it si affermerà così, sempre più, come il momento di sintesi di molteplici esperienze che potranno aiutare altri a tentare la strada della autorealizzazione.

Il nostro discorso filosofico non diventerà mai interessante a livello di massa, ma è un seme con enormi potenzialità ancora tutte da sviluppare. Dipende solo da ciascuno di noi.

Ringraziamo coloro che ci scrivono esprimendo giudizi positivi e siamo riconoscenti a chi ci esprime critiche costruttive. Pubblicheremo le loro lettere nell’apposito spazio del sito, con la speranza di poterli considerare uniti a noi, per condividere progetti ed esperienze di vita.

 

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I problemi suggeriti da Fabio P.

 

Salve.

Scrivo dopo un’attenta lettura delle pagine del vostro sito www.macrobiotica-sintesi.it.

Premetto che non sono uno scettico, ma al contrario sono molto soggetto al fascino della tesi macrobiotica (soprattutto i testi di Ohsawa, più di quelli di Kushi).

Conosco e ammiro la filosofia orientale, di cui la macrobiotica costituisce una ideale applicazione quotidiana.

Ho letto, oltre allo Zen Macrobiotique, La Medicina Macrobiotica e La dieta per la prevenzione del cancro di M. Kushi. Entrambi sono libri che propongono una visione molto chiara delle potenzialità della dieta macrobiotica, ed entrambi – il primo soprattutto – lasciano intendere che se ti alimenti macrobioticamente non ti ammali e, se ti ammali, guarisci.

Ho letto con attenzione anche tutte le pagine del vs. sito, del quale apprezzo la sobrietà e la serietà.

 

Mi chiedo e vi chiedo: come spiega la comunità macrobiotica il cancro mortale della figlia di Kushi, il cancro mortale (anni di lotta) della moglie Eveline, e il cancro al colon risolto per immediata rimozione chirurgica dello stesso Kushi?

Ho l’impressione che molti tendano a nascondere l’immondizia sotto il tappeto.

Mi appello alla vs. onestà intellettuale, che trasuda da ogni pagina del sito. Perché M. Kushi, che mangia e vive macrobiotico da una vita, ha sviluppato un cancro? E, in subordine: perché è ricorso immediatamente alla chirurgia?

Dov’è la “durevole immunità” che la macrobiotica dovrebbe regalare?

Rispetto al perché si sia ammalato, lui ritiene di non dover spiegare nulla a nessuno: “eravamo diventati troppo yang”, pare abbia commentato laconicamente. Aggiungendo che dopo la morte di Eveline e anche a causa dei frequenti viaggi in giro per il mondo non ha potuto alimentarsi proprio a dovere. Be’… basta così poco per farsi venire il cancro?

 

Vorrei conoscere il vostro punto di vista.

 

Fabio P.

P.S. E la morte relativamente precoce di Ohsawa?

1- Cercando di praticare la macrobiotica come filosofia di vita ciascuno di noi ha potuto prendere le misure di se stesso, nel senso che si è reso conto di quanto sia difficile viverla coerentemente. Infatti nel nostro gruppo tutti abbiamo iniziato la macrobiotica avendo chi più chi meno qualche problema ma, non appena le condizioni di salute sono diventate accettabili, abbiamo toccato con mano le difficoltà a tenere fuori dalla nostra dieta quotidiana cibi e bevande che non fossero cereali integrali e verdure.

E’ stato relativamente facile per tutti eliminare la carne ma i formaggi, le uova e il pesce da un lato e il vino, la birra e i dolci fatti in casa, dall’altro, sono stati fin troppo sovente presenti.

Questa esperienza, che nel nostro gruppo si è rivelata come la regola, ci ha portati a ritenere che il perfetto equilibrio yin/yang, dinamicamente gestito giorno per giorno all’interno di una scelta vegetariana, sia per noi, immersi qui in occidente nella nevrotizzante società che ci caratterizza, più una meta da conseguire che non una conquista consolidata.

2- Non abbiamo conosciuto né Ohsawa né Kushi, ma abbiamo visto qui in Italia diverse persone, tra cui alcuni che sono stati allievi di Kushi, che hanno fatto della macrobiotica la base di un potere economico e di una posizione di prestigio su cui hanno fondato gruppi “chiusi” nel senso che non sono disposti a confrontarsi alla pari con coloro che, come macrobiotici, non hanno accettato di entrare nel loro gruppo come allievi devoti, disposti a seguire ciecamente il guru di turno. Questi “guru” avranno forse in questo momento la salute fisica, ma sono certamente malati nell’anima.

3- Non abbiamo né la possibilità né, soprattutto, l’interesse ad appurare di che cosa siano morti Kushi e Ohsawa, nei confronti dei quali nutriamo grande riconoscenza per ciò che essi ci hanno permesso di scoprire.

4- Le nuove intuizioni che Ohsawa, Kushi, Muramoto e altri ci hanno suggerito sono diventate per ciascuno di noi una speranza e una sfida da verificare su noi stessi, partendo dal principio che la pratica senza la teoria è cieca e la teoria senza la pratica è sterile. Noi verifichiamo su noi stessi la teoria e la pratica macrobiotica ed è con le nostre condizioni di salute e di benessere psicofisico le quali, giorno per giorno ormai da molti anni, ci segnalano le nostre conquiste e i nostri passi falsi, che abbiamo raggiunto la certezza che la macrobiotica è una formidabile sintesi di filosofia, religione e scienza. E’ la saggezza accessibile all’essere umano, da intendersi non come una meta che una volta raggiunta determina la fine del viaggio, quanto piuttosto una direzione evolutiva, che ci permette di confermare e rafforzare le certezze della nostra anima nell’esercizio quotidiano di controllo e direzione dei miliardi di cellule del nostro corpo. Questo è un compito tutt’altro che facile e non per nulla la maggior parte degli esseri umani vive credendo di essere il proprio corpo, precludendosi così ogni possibilità di aprirsi alla certezza della reincarnazione.

5- La pratica quotidiana dell’equilibrio dinamico yin/yang ci allena a disidentificarci dal corpo fisico ed è una premessa fondamentale  per conquistare, nella successione evolutiva delle nostre esistenze, la certezza della nostra immortalità come scintilla del Logos che regge il mondo. Qui non siamo più, ovviamente, sul piano della verifica soggettiva che le reazioni del nostro corpo ci permettono di sperimentare: siamo sul piano filosofico-religioso ed è una speranza, una fede. Una speranza e una fede che non si fondano su persone e che quindi non corrono il rischio di cadere in seguito alla fine prematura di queste stesse persone: esse ci derivano dalla straordinarietà delle guarigioni che abbiamo sotto gli occhi e che costituiscono motivo di incredulità da parte della medicina ufficiale.

6- Nel nostro gruppo c’è una persona che ha inziato la pratica macrobiotica nel 1971.

Allora non poteva più andare in montagna perché le articolazioni delle ginocchia gli procuravano in discesa dolori atroci. Aveva problemi di cuore e il cardiologo gli aveva pronosticato la necessità di inserire il pacemekar. Era imbottito di cortisone per un’asma allergica. Aveva un neo prominente, verrucoso e pruriginoso e tutta una serie di altri problemi come la perdita dei capelli, sudorazione eccessiva, problemi ai denti, ipersensibilità della pelle alla esposizione dei raggi solari, fragilità nell’apparato respiratorio per cui era continaumente affetto da raffreddori e si prendeva regolarmente tutte le influenze invernali, …

Questa persona dopo due mesi ha ripreso ad andare in montagna e ci va tuttora, meglio di quando aveva 25 anni. Ora di anni ne ha 67 e due anni fa (nel 2007) ha iniziato un corso di judo. A 50 anni ha preso il brevetto di volo di parapendio e gli esami cardiologici ripetuti ad ogni rinnovo del brevetto sono risultati perfetti; l’asma è sparita dopo pochi mesi. Anche il neo è sparito e al suo posto, quando gli tocca mangiare al ristorante, compare, 24-48 ore dopo, una macchiolina più o meno scura sulla pelle e il grado di intesità del colore è sempre correlato al livello di maggiore o minore raccomandabilità della cucina del ristorante. Tutti gli altri problemi sono spariti e i denti sono quelli di 36 anni fa.

Ebbene, questa persona si è trovata nel 1999 a dover affrontare un intervento chirurgico per la frantumazione e asportazione di un calcolo di cm. 5x6 nella vescica e il chirurgo, che pure ha spiegato la genesi del calcolo, non ha potuto credere che un calcolo di quelle dimensioni non avesse mai dato problemi fino ad allora.

La spiegazione del chirurgo è stata questa: la prostata, geneticamente mal posizionata, aveva creato all’interno della vescica una sacca di ristagno, all’interno della quale si è lentamente sedimentato il calcolo, ma restava assolutamente inspiegabile il fatto che un calcolo simile non avesse mai dato fino ad allora problemi.

Spiegazione macrobiotica: quella persona ha sofferto di “cistite ricorrente” dalla pubertà fino ai 30 anni e, quando ha inziato la macrobiotica, la “cistite” è sparita; è vero che bastava mangiare un dolce prodotto in pasticceria per registrare di nuovo la “cistite”, ma poi tutto spariva il giorno successivo con la pratica della macrobiotica. Tutto questo finchè la sedimentazione del calcolo non ha raggiunto una dimensione intollerabile.

Ancora un particolare, di ordine diverso: le otturazioni dei denti, dopo alcuni anni dall’inizio della pratica macrobiotica, sono saltate tutte perché anche i denti, impercettibilmente, si sono yanghizzati (quella persona ha perso 25 chili di peso) ma, da allora, sono rimasti tali e quali e non si sono più registrati casi di carie.

7- Ciascuno di noi, nel suo piccolo, ha registrato eventi analoghi e, dopo la fase iniziale di assestamento che dura alcuni mesi, sperimenta ogni giorno le reazioni del proprio organismo in rapporto ai maggiori o minori squilibri alimentari.

Siamo convinti che nessuno abbia la verità in tasca ma siamo, al tempo stesso, convinti che tutti siamo espressione della Verità che è giustizia assoluta e che si manifesta come legge di causa-effetto. Con una precisazione assolutamente fondamentale: la spiegazione razionale di ciò che siamo e di ciò che ci succede non si esaurisce nell’ambito della nostra attuale esistenza perché c’è un karma pregresso che ciascuno di noi si porta dietro. Ancora una volta la macrobiotica non è soltanto verifica oggettiva legata alle nostre scelte attuali, ma anche filosofia e religione che radicano le loro “certezze” nella convinzione che nel mondo si esprime il Logos.

In definitiva: non sentiamo alcun bisogno di appurare come sono morti Ohsawa e Kushi né per essere rincuorati né scandalizzati, perché sperimentiamo l’efficacia della macrobiotica ogni giorno su noi stessi e, proprio per questo, sappiamo per esperienza quanto sia difficile vivere coerentemente, utilizzando come “veicolo” un organismo che la macrobiotica rende eccezionalmente reattivo.

La nuova consapevolezza che abbiamo iniziato a vivere, grazie agli insegnamenti di Ohsawa e dei suoi allievi, è, dal nostro punto di vista, l’inizio di una svolta che si apre a tutta l’umanità.

Abbiamo fondati motivi, tuttavia, per ritenere che ancora per molto tempo questo nuovo percorso evolutivo sarà scelto da una esigua minoranza e, di questa, non è neppure detto che i nostri figli necessariamente vogliano fare parte.

 

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Pubblichiamo un estratto di alcune lettere ricevute da Alessandro P. in cui vengono citati aspetti importanti del nostro progetto che sicuramente vanno approfonditi:

 

Oggi tutto e’ un business anche quello che, in teoria, sarebbe lontano anni luce dalla filosofia dell’economia che e’ quella fondata sull’accumulo, quindi profondamente in disaccordo con il principio che governa il mondo che e’quello dell’equilibrio.

Cio’ che servirebbe in economia sarebbe una moneta che rispettasse il principio fondamentale che governa il mondo e che avesse quindi un tasso di interesse negativo in modo da estinguersi nell’arco di 20 o 30 anni. Cio’ permetterebbe di creare nuova moneta da ridistribuire. Sarebbe una cosa molto semplice ed utile, ma impossibile da concepire in questa societa’… fondata proprio sull’accumulo.  Una cosa che provoca soltanto infelicita’ e inutili complicazioni.

A parte questa digressione, mi chiedevo come sfruttare meglio internet per dialogare.

Ad esempio, che ne pensi di creare un gruppo di discussione su yahoo!groups? Conosci lo strumento?

Io lo trovo molto utile per la mia attivita’ di volontariato che faccio presso una associazione di consumatori che si chiama Aduc.

Lo trovo un modo comodo per dialogare con tante persone contemporaneamente come in una grande agora’ telematica. Posso permettermi di chiederti consigli in futuro?

Da lunedi’ saro’ senza computer perche’ mi voglio prendere una settimana di digiuno e meditazione.

Quindi ad una tua eventuale risposta dopo domani rispondero’ la settimana successiva. 

Andro’ a Pomaia nell’istituto Lama Tzong Kapa dove, fra l’altro, voglio prendermi del tempo proprio per riflettere su alcune questioni filosofiche legate all’alimentazione.

Da un po’ tempo a questa parte mi mette un po’ a disagio l’idea di provare piacere nel cibarsi.

Mi sembra un sentimento un po’ animale. Ovviamente da tempo sono vegetariano e non mi cibo di nessun cadavere. Pero’ sono convinto che cibarsi per provare piacere sia un po’ paragonabile al cacciatore che uccide per sport. Per nutrirsi non e’ necessario che il cibo stimoli il gusto, fra l’altro questo rende piu’ difficile rendere equilibrata la nutrizione. 

Forse e’ un punto di vista troppo estremista, devo riflettere meglio su queste cose.

Un'altra cosa su cui sto riflettendo e’ quella di cibarsi una sola volta al giorno.

Moltissimi sconsigliano questa cosa perche’ dicono che farebbe male alla salute, io non ne sono affatto convinto. Tu cosa ne pensi? Conosci persone che hanno questa abitudine da molto tempo?

 

Il vostro progetto mi sembra INTERESSANTISSIMO. Purtroppo lo trovo un filino utopistico, ma mi piacerebbe molto potervi partecipare.

La difficolta’ principale che vede e’: la famiglia.

Se fossi solo, sarei felicissimo di gettarmi in questo progetto completamente.

L’idea di essere completamente libero e sfamarmi con una macina, un forno e dei cereali e passare il resto del tempo a sviluppare la mia spiritualita’ ed a cercare di dare il mio piccolo contributo a migliorare il mondo e’ una cosa che mi affascina. Ho pero’ una compagna, che a dicembre mi dara’ un figlio, e lei non e’ dello stesso avviso. Credo che abbia un’anima che ha ancora bisogno di maggiore materialismo.

E’ giusto che faccia le sue esperienze.

 

In lingua esperanto?!?!?! :-)

C’e’ qualcuno di tendenze radicali dalle vostre parti? :)

 

Il ritiro e’ andato MOLTO bene. Ho avuto anche dei chiari segni su alcune cose legate all’alimentazione che mi ero proposto di affrontare.

Fra l’altro un grandissimo lama tibetano (Choden Rimpoce) in modo MOLTO indiretto (come fanno sempre loro, affinche’ la tua mente non concettualizzi troppo e frapponga ostacoli) mi ha consigliato di non esagerare con i digiuni. Ho iniziato a realizzare in maniera piu’ profonda il fatto che il cibo provenga da Dio (inteso come Tao, “tutto infinito” o come lo vogliamo chiamare) e che e’ importante in primo luogo non sprecarlo (assumendone in eccesso o con altre forme), esserne grati, e assumerlo con la finalita’ di alimentarsi correttamente e progredire quindi spiritualmente, come si assume una medicina.

Ho iniziato a fare una breve preghiera di ringraziamento sia a Dio in senso generale che agli specifici essere che si sono sacrificati per alimentarmi prima di ogni pasto e a non alimentarmi fuori dai pasti (senza inutili rigidita’, ovviamente).

Da quanto tempo e’ partito il sito?

 

Data l’importanza e la quantità dei problemi proposti da Alessandro rispondiamo qui di seguito a puntate: per intanto il dibattito è aperto e tutti possono intervenire.

 

a)- Creare un gruppo di discussione sulla macrobiotica su Yahoo!groups.

 

Qualcuno di noi ha già fatto parte o fa ancora parte di gruppi di discussione su Yahoo!, ma non ci sembra di averne tratto un’esperienza molto positiva.

Potrebbe forse essere un’idea da prendere in considerazione se il nostro intento fosse prevalentemente quello di aumentare il numero delle persone che conoscono l’esistenza del nostro sito.

E’ vero, si realizza in tal modo una grande agorà telematica, ma un simile sviluppo in estensione va, a nostro parere, a scapito dell’approfondimento perchè il livello medio dei partecipanti di queste agorà ci dà la sensazione che si tratti di persone che non hanno molto più di un interesse superficiale, che si traduce in un “bla bla” privo di spessore.

Il nostro sito esiste dal 2001 e si va sviluppando grazie al contributo di persone che cercano ormai da molti anni di vivere coerentemente la scelta macrobiotica vegetariana: possiamo dire che nel sito sono condensate esperienze personali che hanno avuto inizio nel 1969. Con queste premesse non ci sembra serio fare una scelta che ci metterebbe volontariamente nella condizione di dover rispondere a chi interviene nella scelta macrobiotica basandosi superficialmente sul “sentito dire” o sulla lettura di qualche articolo buttato giù da giornalisti che nella macrobiotica non sanno vedere altro che un argomento folcloristico.

Siamo persone convinte di avere fatto una scelta assolutamente fondamentale e siamo disponibili a dialogare con chi, prima di tutto, dimostra rispetto per la serietà della nostra scelta di vita facendo lo sforzo di capire in che senso noi affermiamo che la macrobiotica è sintesi di filosofia, religione e scienza. Il nostro è un lavoro di decenni, la cui serietà ed efficacia sperimentiamo quotidianamente su noi stessi. Non abbiamo alcun interesse a poterci contare, ad ogni costo, come un gruppo numeroso.

Siamo fieri di ciò che stiamo facendo e determinati nel portare avanti i nostri progetti futuri: coloro che vorranno unirsi a noi saranno benvenuti, ma potranno esserlo soltanto nella misura in cui si sentono in sintonia con il discorso fatto nel “punto 0” del sito, la Premessa fondamentale: con questo tipo di persone siamo disposti a discutere tutto il materiale pubblicato sul sito avendo, tutti insieme, l’intento di approfondirlo e migliorarlo.

Pensiamo di poter lavorare in questa direzione utilizzando il settore n. 6 “Lettere e risposte” del sito stesso.

Si veda, di questo settore, la “Premessa”, in cui vengono chiarite le modalità di intervento disponibili per tutti coloro che vorranno contattarci con la posta elettronica.

 

 

b) - L’utopia del nostro progetto

 

Alessandro, sei stato molto garbato definendo “un filino utopistico” il nostro progetto di una comunità che non utilizzi più il denaro: è decisamente utopistico, visto il contesto attuale dell’economia globale. Ne siamo perfettamente coscienti.

E’ quindi necessario chiarire meglio il tutto partendo tuttavia dalla considerazione, per noi fondamentale, che un progetto utopistico, riconosciuto come tale da chi afferma di perseguirlo, ha valore come punto di riferimento, come direzione verso cui tendere senza avere la pretesa di vederlo realizzato neppure in tempi lunghi. Ma, come punto di riferimento sempre tenuto presente e utilizzato come fondamento teorico del progetto, permette di esercitare con forza maggiore la critica verso la situazione esistente e di utilizzarne le positive capacità di orientare forme di rinnovamento sociale.

Vediamo, allora, di sintetizzare una possibile evoluzione della attuale situazione del nostro gruppo. Sottolineiamo “evoluzione possibile”, sempre avendo di mira la meta finale, per ora utopistica, del progetto globale.

Ora il nostro gruppo è puramente virtuale ed è costituito di poche persone, ma queste hanno una grande coesione che si è concretizzata in un documento articolato che si va progressivamente approfondendo, pubblicato su internet sotto il nome di:   www.macrobiotica-sintesi.it

Il materiale così pubblicato esprime la nostra visione del mondo e delinea la condotta di vita che cerchiamo di realizzare con la maggiore coerenza possibile: è nella adesione a questa filosofia di vita che si stabilisce la possibilità di fare parte del gruppo. Adesione che non è certificata da iscrizioni di alcun genere.

Leggendo ciò che è pubblicato sul sito si può avere un’idea precisa sul chi siamo, come viviamo e che cosa vogliamo realizzare. Chi si riconosce in questo progetto è dei nostri e non ha alcun bisogno di farcelo sapere in forma ufficiale. Prima o poi lo conosceremo semplicemente perchè, identificandosi nel progetto complessivo, sentirà il bisogno di diventare uno di coloro che provano a creare, nella zona in cui si vive, dei gruppi di studio e di discussione sulla macrobiotica e la sua filosofia e allora si dichiarerà disponibile a pubblicare sul sito la propria e-mail che servirà come punto di riferimento per tutti coloro che, vivendo nella stessa zona, potranno utilizzare la possibilità che si offrirà loro di scambiare le proprie esperienze.

Questo impegno concreto porterà sicuramente, tra i vari risultati, a proposte di ampliamento e approfondimento dei testi pubblicati su internet e in quel momento questa persona, che discuterà con noi le possibili modifiche dei testi, non farà più soltanto parte del gruppo virtuale ma sarà a tutti gli effetti uno dei “custodi del sito”.

Tu Alessandro, ad esempio, potresti proporti per coordinare gruppi di studio nelle zone per te accessibili dell’Italia centrale e in quel momento diventeresti uno di coloro che suggeriscono che cosa, e in che termini, pubblicare sul sito. Ecco ciò che ti proponiamo in alternativa ai gruppi di discussione su Yahoo!. E la proposta che facciamo a te vale per chiunque altro abbia la forza di farsi carico di questo impegno. Non è necessario praticare da decenni la scelta macrobiotica per sentirsi in grado di avviare questa iniziativa: il coordinatore del gruppo di studio ha nel materiale pubblicato sul sito il “libro di testo” che potrà essere oggetto di riflessioni e critiche da parte sua e di coloro che parteciperanno al suo gruppo, avendo la certezza di poter tutti insieme contare, se necessario, sull’assistenza di chi, nel gruppo virtuale, avrà più esperienza.

Noi siamo certi che presto o tardi troveremo persone che avranno l’entusiasmo e la forza di provarci e questa non è utopia, ma una possibilità che concretamente stiamo preparando.

Con il tempo, e non abbiamo qui alcun interesse a quantificarlo come tabella di marcia, nel gruppo virtuale che si sarà così progressivamente ampliato e che avrà la possibilità, con internet e la posta elettronica, di essere sempre unito e coerentemente impegnato nella pratica macrobiotica e nella sua diffusione, emergeranno in zone diverse gruppi di studio e di discussione grazie ai quali potranno coagularsi insiemi di persone che non si limitano più soltanto a partecipare a lezioni e dibattiti sulla macrobiotica, ma di praticanti che concretamente si conoscono, si ritrovano, si scambiano gli indirizzi di fornitori locali presso cui fare i propri acquisti; gruppi di persone che, pure abitando a chilometri di distanza tra loro sanno di poter contare in caso di bisogno sulla concreta presenza di amici che credono negli stessi ideali e vivono con lo stesso impegno la pratica macrobiotica. Amicizia che sarà nata proprio dagli incontri avviati con i gruppi di studio e che si trasformerà necessariamente in fratellanza, radicata in un comune sentire.

In questi gruppi si userà ancora il denaro non solo, ovviamente, per tutti i rapporti economici con il “mondo esterno”, ma anche tra gli stessi appartenenti al gruppo come quando, per esempio, uno di essi acquisterà il grano o il riso integrale, anche per conto di altri, da un produttore locale che dovrà essere pagato. Ma, quando tra i membri dello stesso gruppo ci si scambieranno prodotti, servizi, prestazioni che non “costano denaro” al produttore, questi verranno donati così come, da sempre, tra amici e parenti si sente il dovere di aiutare l’altro a risolvere un problema senza quantificare in moneta sonante la prestazione. In altre parole, nel gruppo si sperimenterà la possibilità di allargare il giro di persone nei confronti delle quali ci si potrà comportare in modo tale da godere unicamente del piacere di essersi sentiti utili.

Ti assicuro, Alessandro, che in un simile contesto si sperimenterà un modo di vivere entusiasmante perchè ognuno si sentirà padrone del proprio benessere psicofisico, con la possibilità di sapere di poter concretamente contare sulla presenza di persone che hanno fatto la nostra stessa scelta. In questo contesto il problema della moneta sarà relativo perchè ognuno vivrà, non solo sotto questo punto di vista, una dimensione di “sana schizofrenia”: ci si comporterà in modo diverso in rapporto alle persone con cui si starà trattando, se partecipi o no ai nostri stessi ideali e scelte di vita. Dovremo e potremo essere, in tale contesto, una minoranza stimata e ammirata dai poveri, dai semplici, da chi conserva la speranza che non si vive una sola volta; ignorata e magari anche temuta ed osteggiata da chi continuerà a vedere nel potere e nel denaro la propria ragione di vita.

Quanto durerà questa fase? Potrebbero essere decenni, generazioni, secoli: non lo sappiamo e, tutto sommato, non ci interessa saperlo.

Quel che sappiamo è che all’interno di questi gruppi reali che localmente potranno sicuramente sorgere si creeranno le condizioni per il formarsi di nuclei di persone che decideranno di vivere insieme in una forma moderna di comunità, le quali sorgeranno senza una regola generale imposta dall’alto, comunità nelle quali il problema del singolo diventa il problema del gruppo che collettivamente si farà carico della sua soluzione. Ma, anche qui, il problema del denaro si porrà nei termini già visti in precedenza: strumento necessario per i rapporti con il mondo dei “dormienti” e assolutamente inesistente per coloro che vivono ogni giorno la consapevolezza che “tutto è Uno”.

La abolizione totale del denaro o la sua sostituzione con forme di certificazione di “transazioni avvenute” con strumenti meno rozzi e pericolosi si porrà solo nel futuro, per ora utopistico, di comunità praticamente autosufficienti e ampie quanto basta per giustificare la necessità di dover registrare il trasferimento di “crediti” da un membro ad un altro della comunità.

Possiamo pensare, ad esempio, alle comunità a cui accennava Platone nelle prime pagine della sua opera “La Repubblica” (vedi, nel sito, il capitolo 1.4). In una ipotesi di questo genere potrebbe essere utilizzato come unità di misura monetaria il chilogrammo di cereali che la comunità collettivamente produce e distribuisce concretamente come cibo e come “credito” che si può trasferire ad altri in cambio di servizi: in questo caso il cereale annualmente prodotto dalla comunità viene in parte consumato, e come tale non esiste più e non può essere ulteriormente utilizzato o accumulato, e in parte può anche essere messo da parte, ma non oltre un certo numero di anni, proprio perchè si tratta di un bene reale che, pur potendo essere conservato per anni con le moderne tecnologie, è pur sempre soggetto all’universale divenire.

Oppure, invece del cereale, bene reale che assicura la sopravvivenza, potrà essere utilizzato il “tempo”, come già oggi avviene con ottimi risultati con le “banche del tempo”: nel momento in cui la comunità mi affida il compito di svolgere un servizio ottengo un credito, che verrà registrato da una banca della collettività, credito che verrà quantificato, sulla base del servizio che sono in grado di fornire, in unità di tempo che potrà a sua volta trasformarsi in qualsiasi altro prodotto o servizio che possa essere valutato nella stessa durata di tempo. Anche in questo caso il credito acquisito non potrà essere reinvestito dando origine al profitto e all’accumulo ma potrà soltanto essere risparmiato o donato e verrà azzerato nel momento in cui sarà, da chiunque, concretamente utilizzato.

Si può ancora pensare ad altre possibili soluzioni, ma in questo momento rischiano di essere oziose esercitazioni intellettuali in quanto proiettate nell’utopia.

Piuttosto, proviamo ad affrontare un problema reale che tu Alessandro metti in evidenza: il problema dei rapporti con i membri della nostra famiglia che, quando noi facciamo la scelta macrobiotica e ci riconosciamo nella sua filosofia, non riescono più a seguirci in quella che per noi è diventata una scelta cosciente di vita come passo in avanti della nostra evoluzione personale.

 

 

c) - La macrobiotica e i possibili conflitti in famiglia

 

La scelta di vivere secondo i principi della macrobiotica nella sua versione vegetariana è impegnativa: rappresenta una svolta sostanziale nella vita ed è normale che possa non essere condivisa dagli altri membri della famiglia. In questi casi si crea una condizione di reciproco disagio, per cui da un lato ci sono i famigliari che vedono la scelta come una provocazione insensata nel suo rifiuto del modello di vita che nei paesi industrializzati è diventata irrinunciabile e, dall’altro, la persona che ha preso la decisione di rimettere tutto in discussione si trova sola e costretta a fare, almeno dal punto di vista alimentare, una vita separata.

Quando si ha una famiglia è, quindi, la donna a dover affrontare la situazione più impegnativa perchè si trova costretta a preparare il cibo in modo completamente diverso per sè e per gli altri componenti del gruppo familiare; se poi non è una casalinga e deve anche fare fronte ad un lavoro che la tiene impegnata fuori casa durante il giorno, la situazione può risultare insostenibile.

In un simile contesto non è però quasi mai una soluzione la rottura del nucleo familiare. Essa rappresenterebbe, infatti, una vera e propria fuga da responsabilità che sono state a suo tempo volontariamente assunte con un impegno che ha coinvolto altre persone, la cui sofferenza costituirebbe un karma negativo di cui ci si dovrebbe necessariamente fare carico.

In questo caso la filosofia macrobiotica suggerisce una scelta di tipo yin: quella morbida, diluita nel tempo, che viene pagata da chi ha raggiunto un diverso livello di consapevolezza e non viene scaricata sui familiari che non sono nelle condizioni di capire le motivazioni filosofico-religiose del loro congiunto. In questo modo si inserisce senza soluzione di continuità la scelta di vivere in modo diverso nel precedente tessuto esistenziale, ci si mette alla prova in una situazione che, non creando fratture con il passato, permetterà di verificare fino a che punto la decisione di cambiare vita è seria, dal momento che non ci si sono tagliate le possibilità di un ritorno indolore alle condizioni di partenza e, insieme, ci si troverà nella condizione di poter influire positivamente giorno dopo giorno, con la coerenza e la costanza della nuova scelta di vita e con i risultati progressivamente raggiunti sui nostri familiari, che potrebbero così giungere a guardare con occhi diversi la scelta del loro congiunto.

Si può inserire qui una riflessione fondamentale sul piacere del cibarsi, che può apparire riprovevole soltanto in un contesto di rigidità mentale, che va assolutamente modificata. Non sta scritto da nessuna parte che si debba rifuggire dal piacere in quanto tale. Dobbiamo diventare padroni del piacere e della sofferenza, avendo capito che sono le due facce della stessa realtà: quanto più intenso è il piacere che si è voluto provare altrettanta sarà la sofferenza con cui si dovrà pagare la scelta che è stata fatta. Nel momento in cui si assapora con gioia il pane azzimo con lo stufato di verdura cresciuta nell’orto di casa, si sta godendo di sensazioni gratificanti legittimate sia dalla privazione di sapori più potenti a cui si è saputo rinunciare che dall’avere saputo evitare di mangiare fuori pasto tanto da realizzare concretamente l’antica massima per cui la fame è, in assoluto, il miglior condimento che esista.

Non dimentichiamo, ancora, che uccidendo con la macinazione e la cottura i chicchi di grano non si è aumentata la sofferenza nel mondo perchè quelle forme viventi in stato di ibernazione sono vittime sacrificali perfette che la natura ha donato; nel momento in cui, d’altra parte, ripulendo e tagliando le cipolle che costituiranno il companatico, si vive consapevolmente questa “uccisione” al punto da offrire al proprio angelo custode l’anima di questi esseri che vengono sacrificati affinchè il loro corpo sia per noi sorgente di vita, si compie un autentico rito di magia bianca per cui il cibo che tra poco si andrà a gustare non rappresenterà in alcun modo una fonte di debito karmico che ci potrà essere imputato.

Sulla valenza della preparazione del cibo come rito di magia bianca avremo occasione di tornare quando verrà pubblicato il capitolo 5.2 (Suggerimenti efficaci). Qui ci basta osservare che quando il pasto viene preparato consapevolmente si ottiene un cibo puro che fa crescere noi le entità di livello sovraumano che si prendono cura di noi. E anche il piacere che si prova nel mangiare può diventare una energia positiva che contribuisce alla crescita della complessa realtà che in noi si manifesta sul piano materiale.

Essere capaci di vivere serenamente le gradevoli sensazioni procurate da un cibo ben preparato potrà essere uno strumento in più per far sì che i nostri familiari, che sarebbero portati a guardare con distacco e indifferenza alla nostra scelta, si rendano conto che la nostra non è stata una scelta di privazioni, ma una scelta di tipo epicureo, nel senso di avere saputo rinunciare a sensazioni magari piacevoli ma rozze e squilibranti in favore di scelte più sottili e raffinate che ci rendono padroni non solo della nostra salute ma anche della nostra serenità.

Proviamo ora a prendere in considerazione, a titolo di esempio, alcune situazioni particolari di possibili conflitti in famiglia.

Il marito, che lavora fuori casa e rientra in famiglia la sera, che ha deciso di vivere la scelta macrobiotica vegetariana non condivisa nè capita dalla famiglia.

Non dovrà mai pretendere di trovare pronti i piatti che gli servono e dimostrerà tutta la sua gratitudine quando ciò dovesse succedere, ma farà comunque sempre in modo di pesare il meno possibile sul carico di impegni degli altri familiari. Dopo cena si preparerà i cereali integrali che potranno essere utilizzati per il giorno successivo, anche per il pasto sul lavoro, se le sue condizioni di salute richiedono questo rigore. Come verdure potrà utilizzare quelle già preparate in famiglia, quando questa accetti le relative prescrizioni macrobiotiche (verdure di stagione cotte e condite con olio di oliva, ...) inoltre eliminando o riducendo opportunamente la frutta e le verdure che porterebbero ad un eccesso di yin.

Il riso sbramato cotto nella pentola a pressione con un po’ di sale integrale si conserva nel frigorifero per diversi giorni e, rappresentando il nucleo fondamentale della alimentazione, riduce notevolmente l’impegno di tempo necessario per realizzare l’autonomia alimentare della persona interessata. Richiederà maggiore impegno, naturalmente, il voler preparare il pane azzimo o il pane a lievitazione naturale, che potrebbero sempre essere utilizzati anche nell’ambiente di lavoro.

Se non ci sono problemi particolari di salute, nel pasto durante il lavoro ci si potrà limitare al primo piatto scegliendo tra le varie e ottime ricette della cucina mediterranea vegetariana senza irrigidirsi troppo sul fatto che non è normalmente previsto l’utilizzo dei cereali nella loro forma integrale.

Se invece è la donna ad avere deciso per la macrobiotica dovrà quasi sempre affrontare una esperienza quasi schizofrenica di sdoppiamento, per cui preparerà il proprio cibo e quello, con caratteristiche diverse, dei suoi familiari. Per questi non dovranno mai essere fatte forzature: se ci si è abituati a mangiare tutti i giorni la bistecca con le patate fritte non è utile nè saggio modificare brutalmente la abitudini alimentari consolidate. Si potrà, piuttosto, aumentare progressivamente i piatti di verdure più adatte nelle singole stagioni per poi, con il tempo, ridurre la quantità di prodotti di origine animale costituenti la dieta operando, anche qui, scelte mirate a ridurre il grande squilibrio yang che questi determinano.

Ci vuole un grande spirito di sacrificio e una grande determinazione, ma le possibilità di modificare la situazione all’interno della famiglia da parte di una donna sono incredibili, anche nelle situazioni apparentemente più consolidate. Anche nel caso di un soggetto che sembra irrecuperabile, come quando si ha a che fare con un familiare molto anziano che da sempre è convinto che si vive una volta sola e che ha nel piacere che gli procura il cibo, a cui si è abituato e affezionato da decenni, una fonte di sensazioni gradevoli che non si può pensare di sostituire su piani diversi, le parole e le considerazioni che gli possono essere dette, unitamente alla coerente messa in pratica di chi le propone costituiranno certamente un elemento fondamentale che entrerà in gioco quando questa anima “giovane” si troverà ad iniziare una nuova esperienza sulla scena del mondo terreno; chi ha fatto la scelta macrobiotica si troverà così a poter pagare nel modo migliore il debito karmico contratto con il familiare che a suo tempo è stato sostegno e punto di riferimento insostituibile per tutti i componenti della casa.

Il discorso sul debito karmico ci porta qui a fare qualche considerazione sugli adolescenti che, scoprendo la macrobiotica, possono vedere in essa una ulteriore motivazione per mettere in discussione quel mondo di adulti che per altri versi sono già portati a contestare.

Anche qui vale la regola d’oro dell’equilibrio e della gradualità di cui però, purtroppo, spesso l’adolescente è poco dotato. L’adolescente ha il diritto di costruirsi una visione del mondo divergente da quella dei suoi genitori e del suo ambiente familiare, ma questo diritto ha dei limiti precisi troppo spesso taciuti.

Si cresce nella misura in cui si diventa capaci di assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte. Creare nella famiglia tensioni e problemi non è più un diritto. In questo caso la scoperta della filosofia macrobiotica deve concretizzarsi in una consapevolezza che sa attendere, magari anche degli anni, il momento in cui l’interessato è economicamente indipendente e in grado quindi di scegliere il comportamento preferito che non verrà più a pesare in alcun modo su familiari che, mentre provvedono al sostentamento del giovane minorenne, non ancora autosufficiente sul piano economico, hanno il diritto di aspettarsi la sua massima collaborazione.

Anche in questo caso il periodo di attesa della possibilità di scegliersi la propria vita potrà essere decisivo perchè l’adolescente dimostri la serietà delle sue scelte divenute così solide da conservarsi e maturare anche nel periodo in cui non possono ancora diventare operative sul piano concreto e, contemporaneamente, egli potrà con flessibilità ma costanza e coerenza proporre all’interno della famiglia scelte alimentari alternative.

Creare sofferenze uscendo dalla famiglia in cui, è bene sottolinearlo, abbiamo voluto nascere o, nel caso di un adulto, che abbiamo deciso di costruire, è rifiutare il karma pregresso ed è un pessimo inizio di una nuova fase della nostra esistenza.

Diamo un contributo molto più serio per costruire un modo migliore imparando a gestire con flessibilità, dolcezza e coerenza la situazione in cui siamo karmicamente inseriti che non confluendo in una comunità precostituita e di fronte alla quale finiremmo per accettare supinamente regole e comportamenti già codificati.

Torna qui la nostra proposta per cambiare il mondo: rivolgiamo il nostro impegno a modificare il nostro comportamento non pretendendo di cambiare quello degli altri; in qualunque situazione ci si possa trovare ci sarà sempre uno spazio nel quale potremo fare scelte alimentari alternative che con il tempo si tradurranno nel controllo del nostro benessere psicofisico. Nel periodo in cui vivremo con intelligenza e flessibilità le nostre nuove certezze in una situazione familiare nella quale bruceremo il karma pregresso, nulla potrà impedirci di approfondire lo studio della filosofia macrobiotica che si tradurrà nella capacità di cogliere in ogni situazione concreta il suo collegamento con la razionalità del mondo che in essa si esprime. Quando ci sentiremo sufficientemente preparati potremo utilizzare una parte del nostro tempo libero per organizzare noi stessi o collaborando con altri alla creazione di gruppi di studio sulla scelta di vita che per noi sarà diventata fondamentale. Così facendo ci troveremo automaticamente inseriti in un movimento già esistente, ma la cui realtà virtuale ci permetterà di scoprirci a livello paritetico cooperatori al sorgere di un modo migliore: nel momento in cui daremo vita ad un gruppo di studio sulla macrobiotica, la dimensione virtuale del progetto di rinnovamento assumerà connotati concreti e diventeremo parte attiva di questo progetto, perchè proprio di lì potrà nascere in seguito una comunità concreta che avremo contribuito a creare con le nostre mani e non sarà più quindi una realtà che si farà pagare con la nostra accettazione passiva il suo essere per noi, fuggitivi da un contesto nel quale eravamo dei vinti, rifugio rassicurante.

In questo nostro progetto anche la scelta di uscire in internet in lingua esperanto ha una sua logica.

La vita macrobiotica si pone come alternativa a tutto ciò che oggi si esprime in una società costituita di persone che non hanno mai avuto tante possibilità dal punto di vista materiale e non sono mai state così povere spiritualmente. In quanto richiede la capacità di non identificarsi nel corpo fisico e nelle sensazioni ad esso legate, la scelta macrobiotica è necessariamente difficile, riservata ad una minoranza che ha il compito di impegnarsi come “sale della terra”.

L’esperanto, relativamente semplice come lingua, ma di una rigore e di una coerenza eccezionali, non è di nessuno e non assicura, oggi, denaro e privilegi: è la scelta consapevole di una minoranza di idealisti che rifiutano la omologazione e la colonizzazione culturale operata dalla lingua inglese, che si sta attuando nel mondo grazie al potere dell’economia globale. Gli esperantisti sono oggi una minoranza ma, guarda caso, sono in costante e significativo aumento proprio nelle aree geografiche, come l’Asia, l’Africa e l’America meridionale, che meglio di noi riescono a cogliere la pericolosità della pressione operata da una lingua nazionale sopra tutte le altre.

Il 16 giugno 2008 la enciclopedia in rete “Wikipedia”, nella sezione in lingua esperanto (la esperanta Wikipedio), ha superato i 100.000 articoli, per cui possiamo dire che, su internet, l’esperanto è la ventesima lingua come diffusione. Nello stesso anno registriamo la presenza di dieci cattedre di lingua esperanto nelle università cinesi: non dimentichiamo che la Cina, sempre su internet, utilizza nove lingue per parlare di sé al mondo, e una di queste nove lingue è l’Esperanto; qui, in occidente, nessun giornale riporta queste notizie.

La traduzione in esperanto del sito italiano verrà realizzata in tempi lunghi e i testi verranno necessariamente semplificati, ma la sostanza del discorso conserverà la sua carica rivoluzionaria e sarà, anche questo, un nostro piccolo contributo per il sorgere di un mondo diverso.

 

 

 

Corsi residenziali

 

Non teniamo corsi residenziali, almeno per ora.

Sappiamo di strutture e organizzazioni che li tengono, ma non ci sentiamo di consigliarli perché sono tendenzialmente finalizzati a rendere i partecipanti sempre più dipendenti da chi li organizza con lo scopo, neppure tanto mimetizzato, di accrescere dal punto di vista economico il gruppo di potere che si è in tal modo coagulato.

Noi proponiamo su internet un discorso teorico-pratico che riteniamo più che sufficiente, a chi è veramente motivato, a rendere le persone perfettamente autonome e sciolte da legami che con il tempo potrebbero rivelarsi vere e proprie trappole. Abbiamo deciso di tentare una strada diversa poichè abbiamo constatato che, ovunque comincia a circolare il denaro, il piano dei valori spirituali viene progressivamente snaturato.

Non sappiamo se riusciremo a realizzare il nostro sogno di comunità alternativa, ma sicuramente sappiamo che quando la nostra comunità da virtuale si concretizzerà in qualche cosa di tangibile dovremo avere le idee chiare sull’uso del denaro. Nella nostra attuale fase di crescita stiamo discutendo di questo problema e, per ora, abbiamo escluso tutte le iniziative che necessariamente presuppongono la richiesta di denaro a coloro che utilizzano i nostri possibili servizi. In altre parole, fino ad oggi tutti noi lavoriamo per la diffusione della filosofia macrobiotica come volontari e, anche per questo, ci siamo finora limitati a organizzare nella nostra zona gruppi di studio e di discussione.

Chi partecipa a questi corsi può sentirsi chiedere di pagare le spese della stampa del materiale, pubblicato sul sito, che noi utilizziamo come “libro di testo” per lo studio o le spese per il riscaldamento  e la pulizia dei locali utilizzati per gli incontri, ma noi non ci occupiamo di questi specifici problemi che restano a carico di chi (amministrazione comunale, università popolare o della terza età, ente morale, ...) ha organizzato il corso e offre la disponibilità dei locali.

Non è escluso che in futuro si riesca ad organizzare qualche cosa per venire incontro alle richieste come la tua, che già altri ci hanno fatto ma, sicuramente, si tratterà di qualcosa di diverso dalle cose che sono state fatte fino ad ora; magari offrendo la possibilità di vivere per un certo periodo come ospiti nella casa di uno di noi, dando in cambio la propria collaborazione per mandare avanti i lavori che la casa e la ospitalità offerte comportano.

Noi, comunque, proprio perchè siamo partiti con la precisa intenzione di costituire un gruppo per ora virtuale, ci siamo fatti carico dell’impegno di fornire tramite internet una guida sufficiente a consentire a tutti coloro che sono determinati di poter imparare, come autodidatti, a gestirsi in modo macrobioticamente corretto. Se necessario, siamo pronti a suggerire in modo più preciso nei casi individuali scelte particolari per risolvere situazioni concrete che ci permetteranno, tra l’altro, di meglio calibrare il discorso che viene pubblicato sul sito.

Una cosa, però, è importante sottolineare: ciò che è pubblicato sul sito nella parte terza (dal 3.1 al 3.10) va letto, riletto e poi studiato a fondo e se sorgono problemi di interpretazione si manda una richiesta di aiuto agli indirizzi e-mail segnalati nella “Home Page”. I libri suggeriti nella seconda parte non è necessario acquistarli, pur essendo la loro lettura utile quando già li si possiede. In futuro vedremo di pubblicare un commento su ciascuno di questi libri. Il discorso della prima parte (dal 1.1 al 1.14) è assolutamente fondamentale ma può diventare il momento conclusivo di assimilazione definitiva sul piano teorico di ciò che nella concreta pratica dietetica abbiamo già fin dall’inizio praticato.

In altre parole, il sito è stato aperto con il preciso scopo di creare una comunità virtuale di persone che autonomamente provano a vivere secondo i principi macrobiotici e si impegnano a darsi reciprocamente tutti i consigli e gli aiuti possibili per sostenersi in questa esperienza così impegnativa.

Nella Home Page del sito: www.macrobiotica-sintesi.it (Istruzioni per l’uso) invitiamo i visitatori interessati alla macrobiotica a scaricarsi poco per volta sul proprio computer il materiale pubblicato per poi stamparlo e studiarlo (nella nostra ottica “studiarlo” significa leggerlo più volte con una matita in mano, cercando di capire come utilizzare quanto viene detto per cambiare la propria vita).  Se questa nostra richiesta sembra troppo impegnativa si ha già la prova concreta che si è diventati troppo yin, troppo passivi, tendenzialmente portati a cercare qualcuno che ci dica che cosa dobbiamo fare: questa è una condizione che, potenzialmente, ci espone a molti pericoli.

Quando con la pratica dietetica avremo realizzato i primi concreti risultati saremo noi stessi a sentirci spinti ad affrontare la parte filosofica dal punto 0.1 al punto 1.14, che ci permetterà di acquisire con il tempo la conoscenza che ci renderà non solo padroni del nostro benessere psicofisico ma capaci di dare anche una mano a chi vuole tentare di controllare il proprio destino: in quel momento si farà già parte della nostra comunità virtuale e, disponendosi per fare sorgere nella propria zona dei gruppi di studio, si diventerà concretamente uno di coloro che lavorano perché il sito di macrobiotica diventi uno strumento di aiuto e di liberazione per chi vuole cambiare la propria vita.

 

 

 

 

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Seconda parte

 

 

Problemi di salute: la macrobiotica non è una bacchetta magica                             

 

N.B. ha scritto due lettere:

Ho visto che quando si parla di macrobiotica come aiuto nella malattia si ripete di "bere poco" o meglio lontano dai pasti e lasciandoci guidare dal richiamo della sete. Ho subito due angioplastiche alle arterie renali nel 2001 ora sto meglio e dopo tanti anni ritorno alla macrobiotica con maggior consapevolezza. Vorrei un suo parere su come bere anche per chi ha avuto problemi di questo tipo (ora la mia creatina ha raggiunto valori normali).
Mi può consigliare un tè o bevanda che sia di aiuto ai reni.

Grazie per l'attenzione. Andrò a rileggere l'articolo, che ho trovato molto interessante, il quale ripete quanto detto dai libri di Michio Kushi bere poco durante i pasti e bere quando si ha sete lontano dai pasti (naturalmente in estate con un clima yang si potrà bere di più). Dopo l'intervento alle arterie renali (inizio 2001) anche su indicazione del medico arrivavo a bere circa 3 litri di acqua al giorno) adesso mi attengo di più a quanto dice la macrobiotica la carne è quasi esclusa (una volta alla settimana mangio alici al forno). Vorrei porre più attenzione ai reni, nel libro di Muramoto
vengono suggeriti gli azuki e te goreisan ma non so dove trovarli (abito in periferia di Milano). Non so se le servono altre informazioni, grazie
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La nostra risposta:

La dieta macrobiotica correttamente interpretata e sostenuta da una filosofia e da una visione del mondo coerentemente vissute portano l’organismo ad un equilibrio per cui tutte le funzioni di base si regolarizzano e, contemporaneamente, si sperimenta una dimensione di serenità e di pace interiore che permettono di vedere le vicende della vita “sub specie aeternitatis”, per dirla con la famosa espressione del mistico e filosofo Spinoza: in altre parole, si giunge a guardare con occhi diversi alla realtà e alle vicende esistenziali come momento dell’Essere, cioè come espressione di una razionalità assoluta che nell’infinitudine divina esprime insieme armonia e necessità.

E’ importante intuire il senso di questa affermazione perché si può così cogliere meglio le conseguenze della affermazione che la macrobiotica non è una bacchetta magica; affermazione provocatoria, proprio perché è una nota ricorrente nei nostri discorsi di macrobiotici convinti e praticanti.

Veniamo al problema specifico posto dalle lettere su citate.

Ciascuno di noi nasce non emergendo dal nulla con un corredo di tendenze, potenzialità e doti che casualmente ci si ritrova: la nostra attuale esistenza è la continuazione di un percorso intrapreso da milioni di anni, un percorso che in ogni istante della nostra vita si apre su infinite possibili varianti che nell’Essere sono tutte ugualmente reali, mentre per noi si sciolgono dinamicamente in una evoluzione continua che si aggiorna attimo per attimo, sulla base delle scelte e delle non scelte che caratterizzano le giornate della nostra esistenza. Questo spiega il nostro corredo genetico che ci distingue come individui: sono i talenti della parabola evangelica, talenti che non vengono dati a caso, ma assegnati sulla base della legge di causa-effetto, la legge di razionalità assoluta che governa il mondo. Ecco perché anche dopo anni di corretta pratica macrobiotica ci si può ancora ritrovare con una congenita fragilità, per esempio, delle funzioni legate al sistema uro-genitale.

Se la scoperta della filosofia macrobiotica e la sua corretta applicazione sul piano dietetico avvengono in età non più giovane ci si può di conseguenza ritrovare con problemi anche irreversibili.

Per esempio, se negli anni precedenti la pratica macrobiotica si sono avuti problemi ai denti tanto da essere stati costretti a devitalizzarli per fermare la carie e fare le otturazioni per recuperare nel modo migliore la loro residua funzionalità sul piano della masticazione, non ha alcun senso sperare che la pratica macrobiotica permetta la “rinascita” della loro funzione vitale: rimarranno per il resto della nostra esistenza come monconi devitalizzati che, sicuramente, consentiranno di ottenere risultati migliori in quanto si ritroveranno inseriti nel contesto di base più favorevole dell’intero organismo, raggiunto con la pratica macrobiotica, ma nulla di più.

Come altro esempio di irreversibilità meno evidente, ma non più di tanto modificabile, possiamo pensare a chi, ultracinquantenne, inizia a praticare la macrobiotica pretendendo di vedere sparire in pochi anni un indurimento delle pareti arteriose instauratosi nei decenni precedenti: questo è praticamente impossibile perché a quella età ci si ritrova con gli organi interni con un volume sedimentato di tossine da smaltire piuttosto consistente e le capacità di rinnovamento cellulare dell’organismo, che con la macrobiotica si instaura, comincia proprio dagli organi interni fondamentali tenendo anche conto del fatto che, anno dopo anno, questa capacità di rinnovamento progressivamente si riduce per un normale processo fisiologico di invecchiamento dell’organismo.

Ancora un possibile esempio per intuire i diversi livelli di “irreversibilità”: una persona che si ritrova con un metabolismo di base per cui, pur vivendo come tante altre persone, manifesta una tendenza alla calcolosi renale che nelle altre persone, con la stessa dieta, non si evidenzia. In questi casi la medicina ufficiale consiglia di bere molta acqua in modo da diluire i sali concentrati nell’urina e, per le minzioni più frequenti ed abbondanti, avere maggiori probabilità di espellere i calcoli. Noi abbiamo constatato che un simile consiglio può essere utile, ma solo fino ad un certo punto.

Intanto, bisogna considerare quale tipo di dieta il soggetto interessato stia seguendo: chi mangia prodotti di origine animale ha necessariamente nell’urina e nel sudore una concentrazione di tossine più alta, per cui può essere necessaria una maggiore quantità di acqua per alleggerire questa situazione; ed è per questo che lo stesso organismo farà percepire il bisogno di bere in misura significativamente più alta rispetto ad un vegetariano. Bere di più, quindi, ma non più di tanto perché tutto va considerato all’interno di una visione olistica, nella quale l’elemento fondamentale da perseguire non è il singolo effetto che momentaneamente sembra essere prioritario, quanto piuttosto il benessere globale dell’organo e della funzione organica in cui il problema si manifesta.

Ecco una verifica precisa che uno di noi ha fatto su se stesso: una persona adulta con una dieta vegetariana da lunga data, in un momento stagionale (estate) in cui l’alimentazione era già orientata a dare un notevole spazio allo yin, in conseguenza del clima caldo.

Nella seconda metà del mese di giugno questa persona si è trovata a dover mangiare al ristorante, in occasione di un evento che lo ha portato a non irrigidirsi nella sua scelta vegetariana: nel pranzo il risotto condito con dell’ottimo formaggio grana e il successivo fritto di pesce hanno finito per bilanciare in modo soddisfacente i condimenti eccessivi, il dolce e lo spumante di fine pasto. Il giorno successivo, salvo qualche immancabile scarica locale (pruriti e pustole), l’organismo non ha lanciato ulteriori segnali di allarme. Dieci giorni dopo viene deciso, dopo una cena strettamente vegetariana, di andare a “festeggiare” in una cremeria dove viene preso un gelato e poi, a casa, viene ancora bevuta una birra da cl. 66. Il giorno successivo si è manifestata una crisi con sangue nelle urine e stimoli incontenibili alla minzione accompagnati da bruciore insopportabile: evidente risultato di una sinergia negativa tra i componenti non certo raccomandabili di cui era composto il gelato e l’acido carbonico e l’alcol della birra.

Per fare fronte a questa situazione si è anche provato ad aumentare la quantità di acqua bevuta, ma come risultato si è avuto un aumento della sudorazione e scariche dalle vie respiratorie, per cui il soggetto sembrava in preda ad un potente raffreddore, mentre non si è per nulla modificata la quantità di urina espulsa, urina che continuava con le sue evidenti tracce di sangue a testimoniare lo stato di patologica dilatazione dei capillari dei reni che, perciò, non riuscivano a filtrare una quantità di liquidi maggiore. Si è tentato quindi, con un rimedio omeopatico, di ridurre lo stato di infiammazione della funzione dei  reni e della vescica: il giorno successivo è sparito il sangue dall’urina, cessata la sudorazione anomala, diminuite considerevolmente le scariche liquide dalle vie respiratorie ed è più che raddoppiata la quantità di urina espulsa: in altre parole, se è vero che è bene cercare di fare uscire i calcoli, ciò va perseguito senza perdere di vista la funzionalità globale dell’organo e della funzione interessati.

La stessa medicina ufficiale riconosce che in condizioni normali la produzione di ½ litro di urina al giorno è più che sufficiente per la depurazione dell’organismo e, il resto, è semplicemente la espulsione di un eccesso di liquidi presente nel corpo. In questo senso la migliore soluzione per eliminare un problema di calcolosi non sta tanto nell’aumentare il volume complessivo di acqua pretendendo contemporaneamente di non modificare le proprie abitudini dietetiche quanto piuttosto nel cercare di individuare quali sono le possibili cause, all’interno di un metabolismo individuale congenito, che danno origine alla calcolosi. In questo senso possono essere utili indagini nefrologiche ma, a parere nostro, è indispensabile farsi seguire da un medico omeopata che, oltre alla competenza medica, ha anche la formazione mentale che lo porta a non vedere come prevalente la sintomatologia patologica in quanto non perde mai di vista la dimensione olistica della persona, la cui armonizzazione riveste per lui sempre importanza fondamentale.

Abbiamo già in precedenza, nel capitolo 3.5 (Scelta macrobiotica in caso di malattia), affermato che quando si decide di iniziare concretamente la scelta macrobiotica, in presenza di una ormai consolidata abitudine all’uso di medicine, è opportuno essere seguiti da un bravo omeopata che potrà valutare con competenza la scelta dei rimedi da utilizzare e dei farmaci da abolire o progressivamente ridurre. Il macrobiotico deve essere il medico di se stesso ma, essendo cosciente che non esistono bacchette magiche, dovrà riconoscere la necessità di farsi seguire da un medico omeopata e/o agopuntore che, riconoscendo la validità dei principi teorici su cui si fonda la filosofia macrobiotica, integri con la sua competenza specialistica il fondamentale intervento della svolta di vita macrobiotica nel contesto della precedente condizione patologica in cui il soggetto è caduto.

L’entusiasmo e la fiducia nelle potenzialità di guarigione offerte dalla macrobiotica possono valere individualmente per se stessi, quando ci si è convinti della bontà della decisione intrapresa e si è studiato e capito il meccanismo della dialettica yin/yang che regge il mondo; ma quando si pretende di suggerire ad altri il cambiamento del proprio modo di vivere garantendo guarigioni miracolose si diventa dei fanatici irresponsabili.

Ancora qualche precisazione sull’utilizzo della farmacopea erboristico-naturale tramandata nei secoli: a nostro parere questa può essere un buon supporto che potrà avere una positiva funzione collaterale (vedi, nel caso specifico di chi ha spedito le lettere su riportate, gli azouki e il tè goreisan consigliati da Muramoto per i problemi renali), mai dimenticando che il rischio di trovare degli incompetenti o degli imbroglioni è sempre piuttosto alto, visto che molti hanno scelto questo settore di lavoro per le prospettive economiche più che per motivazioni ideali. I rimedi naturali vanno calibrati caso per caso e nella consapevolezza che le malattie affondano le loro radici in squilibri e disarmonie che possono avere la durata addirittura di decenni: è per questo che ribadiamo, ancora una volta, che non esistono rimedi che possano funzionare come una bacchetta magica esonerandoci dalla necessità di affrontare seriamente una revisione della nostra filosofia di vita e del nostro comportamento sul piano pratico.

E’ assolutamente vero che ciascuno di noi è una scintilla di luce e di potenza divina, ma quando pretendiamo di stabilire che cosa è giusto e sbagliato alla luce della nostra egoistica aspettativa che le vicende del mondo si sviluppino secondo i nostri parametri di valutazione, incarniamo il momento di caduta in cui, da angeli portatori di luce, ci trasformiamo in diavoli, che operano una spaccatura nell’armonia e nella unità dell’essere. Nasce allora la sofferenza che, per il rapporto causa-effetto, è anch’essa momento di razionalità: “sub specie aeternitatis” si diventa capaci di cogliere questa sofferenza come l’energia che ci costringe a vedere le cose da un superiore punto di vista dal quale è possibile vivere come espressione di giustizia e armonia ciò che prima era motivo di fastidio e di ribellione.

Per chi non ce la fa, si rinvia tutto alla successiva incarnazione: ecco la componente fideistico-religiosa che va a coronare la certezza filosofica che il mondo realizza razionalità assoluta.

 

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Riflessioni, rettifiche e suggerimenti sul trattamento dell’acqua                               

 

  Dario Pedicini ci ha scritto:

 

Ciao. Anzitutto complimenti per il sito, uno dei pochissimi che ho trovato in italiano -se non l'unico- dove il discorso macrobiotico al quale mi sto avvicinando viene trattato in maniera seria, ampia ed approfondita.
Oggi stesso faccio un salto in libreria a prendere il libro di Ohsawa, sperando che non sia difficile da trovare.
Comunque, vi scrivo per segnalarvi qualche errore che -ovviamente- sfugge ai meno esperti ma non a chi, come me, in questo campo ci lavora: mi riferisco agli addolcitori.
Nel vostro sito ci sono diverse confusioni in merito, affrontiamole una per volta.

Anzitutto, gli addolcitori migliorano marginalmente la qualità dell'acqua per l'uso potabile, questo perché il residuo fisso (ovvero la quantità di sali disciolti in acqua) _non cambia_ in caso di utilizzo di addolcitori! L'addolcitore non fa altro che sostituire i sali di calcio disciolti con equivalenti quantità di sali di sodio, in maniera da prevenire la formazione di calcare (calcio+magnesio). Questo processo riduce la possibilità della formazione di calcoli renali e alla cistifellea, niente di più. Lo scopo dell'addolcitore infatti non è questo, ma piuttosto quello di aiutare una famiglia a
ridurre spese e consumi, altro che inquinante!, adesso vediamo come:

1) riduzione drastica dell'inquinamento domestico dovuto a eccessivi consumi di detergenti di qualsiasi tipo: si passa a farsi la doccia con _una_ bottiglia di shampoo senza additivi o emollienti e una semplice saponetta invece che con bagnoschiuma, docciaschiuma, balsamo eccetera; si eliminano saponi liquidi, creme dopobarba, creme idratanti e per il corpo, non più necessarie per la piacevole "gentilezza" dell'acqua senza calcio, che ricorda l'acqua di alta montagna al contatto col corpo; non si usano più terribili e costosi prodotti anticalcare (lavastoviglie lavatrice pavimenti rubinetterie), che sono anche pericolosi acidi e pertanto sono corrosivi; non si usano più ammorbidente né sali per la lavastoviglie, e i detersivi "base", che si trovano nei discount a prezzi molto bassi, vengono impiegati in quantità molto minori rispetto a prima (il loro consumo diviene al massimo 1/4 di quello originale), nonostante questa riduzione di detergenti gli abiti saranno molto più morbidi, non daranno pruriti o allergie e saranno molto più longevi, e le stoviglie risulteranno perfettamente pulite.
2) manutenzione ridotta per gli elettrodomestici legati all'acqua (scaldabagno caldaia lavatrice e lavastoviglie): mai piu' sostituire una resistenza incrostata di calcare o la serpentina della caldaia

3) maggiore efficienza dei suddetti elettrodomestici, che si traduce in un risparmio dimostrabile di energia elettrica di almeno il 15% su base mensile e almeno del 15% per il consumo di gas (in caso si utilizzi una caldaia a gas)
4) la comodità: niente più disincrostare i rubinetti (per chi lo fa) o dare la cera al pavimento, farsi una doccia diventa corroborante, i piatti ritrovano il loro sapore e perdono quello del calcare contenuto nell'acqua in cui si è cucinato
5) mai più scoppi di tubi ostruiti da sabbia e calcare, mai più rubinetterie ostruite e getti d'acqua affiochiti
6) il risparmio economico, che in una famiglia media di 3 persone (base ISTAT) si attesta sui 1100 euro l'anno, per una molto parsimoniosa sui 2-300 secondo la nostra esperienza

Si dice che l'addolcitore "inquina" perché ogni 4-5 giorni ha bisogno di lavarsi e per far questo utilizza 150 litri d'acqua circa e due o tre chili di sale grosso. Quello che però non viene detto è che il processo di addolcimento in sé è perfettamente naturale e non inquinante, e che lo scarto va nelle acque bianche perché è semplicemente costituito di acqua, sale e calcio e, quindi, per niente inquinante considerando che sale e calcio sono prodotti naturali. Inoltre ciecamente non si considera che, per non consumare i famosi 150 litri d'acqua, che sono molto pochi in relazione al consumo umano settimanale (circa 1m cubo a testa), si inquinano molto di più con acidi e saponi chimici tutte le
acque reflue di casa!

Ecco quindi che, riassumendo:
1) L'acqua addolcita migliora molto la qualità della vita, ma non necessariamente la salute tranne in casi particolari (allergie, calcolosi, pressione alta)
2) gli addolcitori non soltanto non inquinano ma apportano un risparmio dimostrabile e rappresentano una scelta ecologica

Per quanto riguarda il migliorare l'acqua per il consumo umano va fatta qualche precisazione:
1) il valore che per primo indica la qualità dell'acqua è il residuo fisso. Al di sotto di 500 un'acqua può dirsi oligominerale, ma un residuo di 500 è da considerarsi alto, un'acqua veramente di buona qualità oscilla tra i 50 e i 200-250
2) l'acqua del rubinetto è da preferirsi per il consumo umano, solo occasionalmente si suggerisce di utilizzare acque in bottiglia e solo scegliendole molto "leggere" (levissima, s.anna di vinadio, s.croce, panna) e preferibilmente in bottiglia di vetro
3) bere acqua in bottiglia pensando che sia migliore è inutile se non si usa quella stessa acqua anche per cucinare. Gli effetti dannosi di un'acqua con caratteristiche pesanti o ricca di un particolare elemento inquinante (nitrati, nitriti, fosfati, arsenico) sia pure nei limiti di legge sono molto maggiori nella parte di acqua che si ingerisce insieme ai cibi cotti.
4) l'acqua che sul vostro sito definite "distillata", in realtà non lo è. L'acqua distillata risulta dalla sola condensazione dei vapori dell'acqua bollita e non dall'acqua residua rimasta nella pentola. Leggendo il vostro sito si potrebbe credere che il processo da voi indicato migliori la qualità dell'acqua: in realtà bollire l'acqua ne fa aumentare la concentrazione di sali disciolti, perché mentre la vera e propria H2O evapora i sali disciolti rimangono tutti nella pentola con una quantità di acqua sempre minore! Per accorgervene basterà assaggiarla... Il calcare che trovate solidificato nella
pentola è in realtà quello rilasciato dall'acqua persa nell'evaporazione, quindi il procedimento è inutile :-)

Esistono sistemi per produrre in maniera più economica, naturale ed ecologica acqua perfetta sia per il consumo umano e animale, sia per cucinare, sia per essere utilizzata in elettrodomestici quali ferro da stiro e simili: il procedimento che produce quest'acqua è detto "osmosi inversa". L'osmosi è un processo naturale assimilabile al meccanismo dei vasi comunicanti in cui in un "vaso" poniamo acqua ricca, nell'altro acqua povera di minerali e otterremo che l'acqua leggera cercherà di passare nell'altro vaso per riequilibrare lo scompenso di sali. Invertendo e regolando questo processo si ottiene un'acqua sempre più pura, che in più può essere accuratamente bilanciata per il consumo umano, animale e per tutti gli usi di cucina.

Per quanto riguarda soluzioni professionali per il trattamento di acqua consigliamo di rivolgersi esclusivamente a "Culligan" ed "Eco-Water System". Tra i piccoli produttori che propongono gli "stessi" apparecchi a prezzi anche 5 volte inferiori si annidano raggiri e affari a perdere: uomo avvisato...

Un'ultima precisazione: le apparecchiature realmente utili di trattamento dell'acqua agiscono sul calcio oppure sulla riduzione del residuo fisso: i filtri a carbone attivo presenti in tanti apparecchi commerciali (spesso anche costosi) anche di grandi marche _non migliorano la qualità dell'acqua_ ma agiscono solo e soltanto sul suo odore e sapore. Un esempio sono le "fontanelle dell'acqua buona": per avere acqua veramente buona verificate se ne viene ridotto il residuo fisso, oltre che eliminato il cloro.

Per concludere il discorso addolcitori-filtri a osmosi: i filtri a osmosi inversa (professionali) costano da 1700 euro a 2000 (se costano meno c'è qualche magagna sotto, attenti!), vanno tutti sotto il lavello di cucina e producono solo acqua per consumo umano da un piccolo rubinetto a parte, vale a dire che non tolgono il calcare dalla rete idrica domestica, ma solo dall'acqua destinata al consumo alimentare. L'addolcitore invece va dimensionato in base all'utenza e ce ne sono sia di piccoli (sottolavello, monofamiliari) che di grandi (alti 120cm larghi 80), ma vanno installati sempre all'ingresso dell'acqua in casa e generano un risparmio reale e un grande vantaggio ecologico (in più mi racconterete com'è una doccia sotto acqua addolcita!). Posso indicare negozi specializzati se serve.

 

La manutenzione degli addolcitori è solo l'aggiunta di un tot di sale grosso. La manutenzione dell'osmosi inversa è legata al tipo di filtri che contiene, al numero di utenti e alla durezza dell'acqua (che se alta abbrevia la vita della membrana). La formula piu' comune (3 pers. 25 F°) è la seguente:

1)       filtro 80 micron e carbone attivo ogni sei mesi (circa 40 euro in totale --> 80 euro/anno)
2) membrana osmotica ogni anno e mezzo (costo membrana circa 100 euro --> 75 euro/anno)
per una spesa media di 150 euro/anno prendendo ad esempio gli apparecchi Culligan.
Entrambe le macchine esclusa la manutenzione hanno una vita minima (non media) di 20 anni.
Il costo reale dei ricambi sulle tasche dell'utente è zero se si considera il risparmio derivante dall'acqua in bottiglia non comprata (per l'osmosi, dove però non stiamo contando l'acqua che bisognerebbe acquistare per cucinare) e, come abbiamo già detto, addirittura "meno di zero" per l'addolcitore (per il risparmio dovuto alla enorme riduzione
delle spese di detersivi, saponi, manutenzione).

Per quanto riguarda il segnalare negozi consiglio di rivolgersi direttamente agli agenti Culligan sul vostro territorio perché, non essendoci ricarichi aggiunti da ulteriori anelli della catena di vendita, gli apparecchi costano qualche centinaio di euro in meno. Per le principali città c'è una sede culligan di riferimento cui chiedere l'invio di un agente. Per quanto riguarda tutto il Lazio potete chiedere direttamente a me (via email o al cellulare, al 329-54 44 467):
sarò lieto di praticare anche uno sconto sui prezzi di listino.

2)       Per concludere il discorso addolcitori-filtri a osmosi:
i filtri a osmosi inversa (professionali) costano da 1700 euro a 2000 (se costano meno c'è qualche magagna sotto, attenti!), vanno tutti sotto il lavello di cucina e producono solo acqua per consumo umano da un
piccolo rubinetto a parte, vale a dire che non tolgono il calcare dalla rete idrica domestica, ma solo dall'acqua destinata al consumo alimentare. L'addolcitore invece va dimensionato in base all'utenza e ce ne sono sia di piccoli (sottolavello, monofamiliari) che di grandi (alti 120cm larghi 80), ma vanno installati sempre ll'ingresso dell'acqua in casa e generano un risparmio reale e un grande vantaggio ecologico (in piu' mi racconterete com'è una doccia sotto acqua addolcita!). Posso indicare negozi specializzati se serve.

 

Spero di essere stato utile almeno quanto il vostro sito lo è per me.
Grazie, saluti
Dario Pedicini

 

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La nostra risposta

 

Grazie Dario per il tuo prezioso contributo: ci hai scritto diverse lettere rispondendo progressivamente ai nostri quesiti, lettere che abbiamo assemblato in un testo unico per condensare il tutto.

Lasceremo pubblicata la tua lettera, nel caso qualche altra persona volesse intervenire sul problema.

Da parte nostra provvederemo, quando avremo tutti gli elementi ben definiti, a modificare quanto in precedenza scritto nel settore 5.1 (Suggerimenti concreti) in merito al problema dell’acqua.

 

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Salve, da Fabio

         mi ha fatto molto piacere trovare su internet il vostro sito macrobiotico, abito a Civitanova Marche, ho iniziato a praticare la macrobiotica a 20 anni ora ne ho 43, per circa 1 anno ho lavorato all interno di una organizazione macrobiotica della zona come cuoco in un ristorante dopo di che ne sono uscito senza averci più nessun rapporto, però ho continuato a praticare la macrobiotica per conto mio e a fare un po’ di esperienza con questo modo di mangiare e di vivere, sono stato a diversi corsi con Michio Kushi sempre comunque qui in Italia, l’ultimo dei quali circa16-17 anni fa ad Assisi , da 15 anni mi sono messo a fare il contadino.

        Mi sentirei di fare alcune considerazioni sulla macrobiotica:

 1) La macrobiotica è una cosa molto bella.

 2) Non è per niente facile anzi è molto ma molto difficile capire cosa è approriato mangiare o non mangiare.

 3) Credo che sia una cosa in fase iniziale e che ci sia ancora molto da fare e da sviluppare.

 

   Di solito a una dieta troppo stretta segue un successivo "sbracamento" con assalto al fruttivendolo o alla pasticceria dietro l’angolo con conseguenti effetti  deleteri sulla salute, insomma proprio quello che la macrobiotica dovrebbe evitare, mi viene in mente un mio amico che tutti i pomeriggi diceva : "questa sera salto la cena "  ed in effetti la cena la saltava era dopo, verso le 10, che iniziava l’abbuffata , meglio allora cercare di impostare una dieta senza forzature o restrizioni eccessive che però permetta senza sforzo ma naturalmente di avere un certo equilibrio senza dover ricorere a cibi più estremi, che ne pensate?    

 Vorrei anche dare un consiglio a chi inizia , se mi si permettete, è sicuramente : calma, calma, calma. Non c è bisogno da subito iniziare una dieta stretta, andare piano: il tempo, che è Yang, vi darà ragione.

à E l'unico commento che possiamo fare è: PAROLE SANTE !

 

Sì, semplice vero? Già, ma quanti errori prima di arivarci, per arrivare a capire che è meglio stare calmi col sale, che la dieta n 7 è meglio scordarsela,

à Sulla dieta n. 7, rimandiamo al capitolo 3.5 (Ancora sulla dieta n. 7).

 

che Ohsawa era un giapponese vissuto oramai diversi decenni fa e che quindi aveva una costituzione diversa dalla nostra, né migliore né peggiore semplicemente diversa, e che quindi ciò che andava bene per lui non necessariamente va bene anche per noi, anche semplicemente capire che basta fare colazione regolarmente senza saltarla per fare anche una cena regolare senza abbuffarsi, comunque forse è giusto anche così .

 

        Una cosa vorrei chiedervi: c’è qualcuno che ha dei filmati o delle registrazioni dei corsi con Michio ?

à No, noi non abbiamo nulla, ma forse potresti trovare qualche cosa presso centri di vendita e di importazione di prodotti macrobiotici.

 

        Vi  lascio anche il mio indirizzo mail per eventuali contatti : fabiosan63@yahoo.it , se volete lo potete anche mettere sul vostro sito insieme alla lettera, mi farà sicuramente piacere scambiare delle opinioni sulla macrobiotica che è un po’ la mia passione.

Grazie a tutti voi che leggerete queste righe.

Saluti da Fabio